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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38771/2022 del 13/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per partecipazione ad associazione per delinquere (capo provvisorio "22"); censura della utilizzabilità di intercettazioni autorizzate per un diverso reato (associazione di stampo mafioso) e contestuale doglianza sulla mancanza di connessione ex art. 12 c.p.p., vizi di motivazione dei decreti di autorizzazione (RIT 746/17 e RIT 1273/17), carenze della motivazione per relationem, richiesta di applicazione dei principi espressi dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 51/2019 ("Cavallo") e contestazione dei requisiti di ammissibilità delle intercettazioni ai sensi dell'art. 266 c.p.p.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondate tutte le censure: il giudice del rinvio si è uniformato ai principi vincolanti indicati nella sentenza di annullamento del 17/06/2021 e non ha esteso l'efficacia autorizzativa delle intercettazioni al reato "22" ma ha valutato la conformità dei decreti, congiuntamente ha accertato la sussistenza di una connessione teleologica ex art. 12, lett. c) c.p.p. tra l'associazione per delinquere semplice (capo "22") e l'associazione di stampo mafioso (capo "1") — ritenendo l'associazione "22" strumentale al programma criminoso mafioso —; ha altresì ritenuto che per il reato contestato sussistessero i requisiti di ammissibilità delle intercettazioni ai sensi dell'art. 266 c.p.p., tenuto conto dell'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p., che porta il massimo edittale oltre la soglia di cinque anni richiesta dalla normativa e dalla giurisprudenza.

Norme richiamate

  • art. 270 cod. proc. pen.

    disciplina il divieto di utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi salvo esigenze specifiche; richiamata dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite ("Cavallo")

    Il divieto non opera con riferimento ai reati connessi ex art. 12 c.p.p., purché rispettati i limiti di ammissibilità dell'art. 266 c.p.p.; dunque le intercettazioni autorizzate per il reato mafioso possono essere utilizzate per reati connessi se sussiste connessione e requisiti di ammissibilità

  • art. 12 cod. proc. pen.

    definisce le ipotesi di connessione fra procedimenti (lett. c) connessione teleologica)

    La connessione teleologica (art.12 lett. c) può ritenersi sussistente quando un reato è commesso "per" eseguirne un altro; non è necessario che gli autori coincidano e la natura permanente del reato associativo consente che reati successivi siano strumentali a reati associativi anteriori

  • art. 266 cod. proc. pen.

    stabilisce i requisiti di ammissibilità delle intercettazioni

    Per usare intercettazioni in procedimenti diversi è necessario che il reato sul quale si intende utilizzarle rientri nelle ipotesi previste dall'art.266 (es. soglia edittale) o in altra fattispecie ammessa; nel caso concreto il requisito è soddisfatto tramite il conteggio dell'aggravante di cui all'art.416-bis.1 c.p.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    circostanza aggravante ad effetto speciale menzionata nel provvedimento

    L'aggravante aumenta il massimale edittale del reato associativo tale da superare la soglia di cinque anni richiesta per l'ammissione delle intercettazioni ai sensi dell'art.266 c.p.p.; ciò consente l'utilizzabilità delle captazioni anche per il reato contestato al ricorrente

  • Sezioni Unite, sentenza n. 51 del 28/11/2019 ("Cavallo")

    Sez. U, n. 51 del 28/11/2019, Rv. 277395-01

    Principio vincolante: le intercettazioni autorizzate per un reato possono essere utilizzate per reati connessi ex art.12 c.p.p., nei limiti dell'art.266 c.p.p.; principio richiamato e applicato dalla Corte nel caso concreto

  • Sentenza della Quinta Sezione penale della Corte di cassazione del 17/06/2021

    decisione di annullamento parziale richiamata nel rinvio

    Ha ordinato di verificare la sussistenza della connessione ex art.12 c.p.p.; il giudice del rinvio ha rispettato tale principio effettuando l'analisi richiesta

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate per un reato possono essere utilizzate in procedimenti diversi solo se sussiste connessione ex art.12 c.p.p. e se ricorrono i requisiti di ammissibilità dell'art.266 c.p.p.; l'orientamento delle Sezioni Unite ("Cavallo") è vincolante in tal senso
  • La connessione teleologica (art.12 lett. c) può sussistere anche se i periodi di consumazione differiscono e anche se gli autori non coincidono, purché sia dimostrabile la strumentalità del reato-mezzo rispetto al programma criminoso del reato-fine
  • Per valutare la legittimità delle autorizzazioni all'intercettazione è essenziale una motivazione che richiami e renda comprensibili le annotazioni di polizia giudiziaria (motivazione per relationem) e l'indicazione, diretta o per relationem, della base indiziaria; carenze motivazionali possono essere censurate ma vanno valutate nel contesto dell'atto complessivo
  • L'aggravante di cui all'art.416-bis.1 c.p. può essere determinante per il superamento della soglia di pena richiesta dall'art.266 c.p.p.; in presenza di aggravanti che elevano il massimo edittale è possibile ritenere ammissibili intercettazioni anche per reati che, in astratto, avrebbero soglia edittale inferiore a cinque anni
  • In casi simili è utile: (a) dimostrare la relazione di strumentalità tra i reati per fondare la connessione teleologica; (b) verificare la correttezza formale e motivazionale dei decreti di autorizzazione (inclusi RIT e richiamo alle annotazioni di polizia giudiziaria); (c) valutare se le aggravanti consentono il superamento dei requisiti di ammissibilità delle intercettazioni

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