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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4243/2022 del 07/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la conferma della condanna per bancarotta documentale (sottrazione delle scritture contabili) nei suoi confronti, nella qualità di amministratore unico e poi liquidatore di Diamond s.r.l. Denunciava il difetto di motivazione della sentenza d'appello: secondo la difesa la Corte territoriale avrebbe ritenuto inverosimile il furto dell'auto su cui sarebbero state le scritture e falsa la denuncia, senza fornire adeguate spiegazioni; inoltre rilevava che l'amministratore di fatto (De Siena) non era stato indagato per lo stesso reato, sicché, essendo dubbia l'attribuzione della responsabilità tra i due, andava applicato il principio "in dubio pro reo" e, almeno, pronunciata una formula dubitativa di assoluzione. In Cassazione la ricorrente riproponeva in sostanza le censure già mosse in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi riproducevano pedissequamente le censure già proposte in appello senza fornire una critica puntuale alle argomentazioni della Corte territoriale; dunque è stata confermata in via definitiva l'accertata responsabilità e la quantificazione delle pene principali. Tuttavia la Corte ha rilevato d'ufficio l'illegalità della determinazione delle pene accessorie fallimentari (fissate in primo grado nella misura fissa di dieci anni e confermate in appello) alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 222/2018 che ha riformulato il testo dell'art. 216 legge fall. e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della durata delle pene accessorie, rinviando la questione ad altra sezione della Corte d'Appello di Lecce per nuovo esame e per la concreta determinazione delle pene accessorie secondo i criteri dell'art. 133 c.p. Il resto del ricorso è dichiarato inammissibile e acquista efficacia di cosa giudicata.

Norme richiamate

  • art. 216, ultima disposizione, legge fallimentare

    la condanna per uno dei fatti previsti dal presente articolo importa per la durata di dieci anni l'inabilitazione all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa

    La Corte costituzionale (sent. 222/2018) ha dichiarato incostituzionale la formulazione che imponeva la durata fissa di dieci anni; la Suprema Corte ha ritenuto che le pene accessorie determinate sulla base della formulazione dichiarata illegittima siano illegali e vadano riconsiderate concretamente dal giudice di merito secondo i nuovi parametri

  • sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018

    riformulazione della disciplina delle pene accessorie dell'art. 216 legge fall.

    Ha eliminato la durata fissa e imposto che le pene accessorie siano determinate fino a dieci anni, consentendo al giudice la determinazione in concreto; ciò ha reso illegittima la commisurazione precedente basata sulla durata fissa

  • art. 133 cod. pen.

    Indica i criteri che il giudice deve usare per la determinazione delle pene (anche accessorie) nella fase di ricalcolo concretamente richiesta dopo la riformulazione costituzionale

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Stabilisce che l'annullamento limitato entro certi punti produce autorità di cosa giudicata sulle parti non connesse; qui la sentenza annullata solo sulla determinazione delle pene accessorie lascia definitivamente accertata la responsabilità e le pene principali

  • art. 83, comma 12-ter, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27)

    Norma processuale citata per la requisitoria scritta del Pubblico Ministero presso la Corte di Cassazione in periodo emergenziale; richiamata nella fase di conclusioni del PG

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 6, sent. n. 23014/2021; SS.UU. 28/02/2019, Rg. 7846/18, Suraci)

    Riferimenti giurisprudenziali usati per affermare i principi di ammissibilità del ricorso per cassazione (specificità dei motivi) e per indicare il criterio di determinazione delle pene accessorie dopo la pronuncia costituzionale

Massime di principio

  • In Cassazione i motivi devono essere specifici e non ripetere pedissequamente le censure svolte in appello: l'assenza di confronto puntuale con le argomentazioni della Corte territoriale rende il ricorso inammissibile
  • Il principio "in dubio pro reo" può condurre all'assoluzione solo se sussiste un concreto e motivato dubbio sull'attribuzione della responsabilità; se il giudice di merito fornisce una spiegazione plausibile che ricostruisce condotte dolose dell'imputato, la mera astratta possibilità alternativa non è sufficiente a ribaltare la decisione
  • Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 222/2018 le pene accessorie previste dall'art. 216 legge fall. non possono più essere applicate in misura fissa: se tale criterio è stato utilizzato, la determinazione è illegittima e va annullata e rinviata al giudice di merito per una nuova quantificazione secondo i criteri dell'art. 133 c.p.
  • L'annullamento della Cassazione limitato ad un punto (es. determinazione delle pene accessorie) non intacca gli altri profili della sentenza non connessi, i quali acquistano efficacia di cosa giudicata
  • In casi analoghi il difensore deve nella doglianza di Cassazione indicare con precisione le ragioni per cui la motivazione della Corte d'appello sarebbe carente o viziata, confrontando espressamente le argomentazioni che hanno portato al rigetto in grado di appello

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