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Sentenza

Sentenza n. 782/2026 - Bologna, Sezione 1

Giustizia amministrativa202400843

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: atti comunali che avevano determinato la chiusura di una sala giochi e impedito la delocalizzazione dell’attività, la cui illegittimità era stata accertata con precedente sentenza passata in giudicato

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha chiesto il risarcimento dei danni patrimoniali asseritamente derivanti dall’attività amministrativa illegittima accertata dalla sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 749/2023, che aveva annullato gli atti comunali relativi alla chiusura della sala giochi gestita dalla società controllata Cash Gaming e al diniego della proroga per la delocalizzazione. La domanda comprendeva, da un lato, circa 55.000 euro per la perdita dei compensi quale fornitrice degli apparecchi da gioco, conseguente alla risoluzione dei contratti di fornitura, e, dall’altro, circa 328.500 euro per la perdita di valore della partecipazione nella società controllata. La ricorrente ha dedotto l’illiceità della condotta comunale, l’elemento soggettivo dell’amministrazione, ritenuto sussistente in re ipsa o comunque non scusabile, e il nesso causale diretto tra gli atti illegittimi, la chiusura dell’attività e i danni lamentati. Il Comune ha eccepito il difetto di legittimazione attiva, la tardività del ricorso e l’infondatezza della domanda, sostenendo inoltre che la società avrebbe potuto evitare il danno mediante la delocalizzazione già progettata. Ha contestato che la precedente sentenza avesse riconosciuto il diritto a proseguire l’attività nella sede originaria e ha rilevato che i danni dedotti sarebbero derivati dalla scelta della ricorrente di liquidare la partecipata.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione attiva. Gli atti amministrativi avevano inciso direttamente sulla società Cash Gaming, titolare dell’autorizzazione e gestrice della sala giochi, non sul patrimonio della sua socia unica. Pertanto, il diritto al risarcimento spettava alla società direttamente lesa, che aveva infatti proposto un autonomo ricorso risarcitorio, e non anche al socio per il pregiudizio riflesso consistente nella perdita di valore della partecipazione. Il riconoscimento della legittimazione del socio avrebbe esposto al rischio di duplicazione del risarcimento del medesimo danno, a favore sia della società direttamente danneggiata sia del socio. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui, nelle società di capitali, la partecipazione sociale è giuridicamente autonoma rispetto al patrimonio sociale e il danno arrecato al patrimonio della società si riflette solo indirettamente sul socio. Quanto al danno derivante dalla risoluzione dei contratti di fornitura, il TAR ha altresì manifestato dubbi sulla giurisdizione amministrativa, rilevando che tale pregiudizio appariva riconducibile a vicende contrattuali e civilistiche, con possibile giurisdizione del giudice ordinario. Tale rilievo non ha tuttavia costituito la ragione decisoria principale, essendo il ricorso definito in rito per difetto di legittimazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 2.000 euro oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 88 TULPS

    La società direttamente colpita dagli atti comunali era titolare dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività di sala giochi rilasciata ai sensi di tale disposizione.

  • art. 30 c.p.a.

    La controversia è stata proposta come domanda risarcitoria per danni derivanti dall’esercizio illegittimo dell’attività amministrativa; il testo non espone una specifica interpretazione della disposizione.

Massime di principio

  • Quando un illecito amministrativo incide direttamente sul patrimonio e sull’attività di una società di capitali, la legittimazione a chiedere il risarcimento spetta alla società direttamente lesa e non al socio, anche unico, che lamenti la perdita di valore della partecipazione.
  • Il danno subito dal socio per la diminuzione del valore della partecipazione sociale costituisce, di regola, un pregiudizio indiretto e riflesso rispetto al danno arrecato al patrimonio della società; il suo riconoscimento autonomo può determinare una duplicazione risarcitoria se la società direttamente danneggiata agisce per il medesimo pregiudizio.
  • La partecipazione sociale è un bene giuridicamente distinto dal patrimonio della società: le vicende pregiudizievoli riguardanti il patrimonio sociale possono incidere sul suo valore, ma non comportano normalmente una lesione immediata e diretta del patrimonio del socio.
  • Il socio non può imputare all’amministrazione un danno patrimoniale direttamente collegato alla propria scelta di liquidare la società partecipata, quando tale danno non costituisca conseguenza immediata dell’atto amministrativo illegittimo.
  • Il danno derivante dalla risoluzione di contratti di fornitura per la cessazione della società cliente può appartenere alla sfera delle vicende contrattuali civilistiche e, in relazione alla concreta configurazione della pretesa, ricadere nella giurisdizione del giudice ordinario.

Come è indicizzato

MaterieDanno da provvedimento illegittimoGiurisdizione e ripartoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiResponsabilità della pubblica amministrazioneProcesso amministrativo
IstitutiRisarcimento del danno da attività amministrativaLegittimazione e interesse a ricorrereRiparto di giurisdizione

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