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Cassazione Civile, Ordinanza n. 01722/2024 del 16/01/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasceva dal mancato riconoscimento, nei due gradi di merito, di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti per il periodo dall'1 gennaio 2018 al 16 novembre 2018, con conseguente rigetto delle domande di pagamento delle differenze retributive. La Corte d'appello aveva ritenuto, sulla base dell'interrogatorio libero del lavoratore, di una scrittura privata sottoscritta l'1 gennaio 2018 e di documentazione medica relativa alla limitata capacità del resistente di attendere ai propri interessi, che non fosse provata la subordinazione, ma piuttosto una natura societaria del rapporto, evidenziando anche l'assenza di prerogative datoriali in capo al resistente. Nel ricorso per cassazione il ricorrente denunciava violazione e falsa applicazione degli artt. 115, 116, 117, 229, 420 c.p.c. e 2734 c.c., sostenendo che la Corte territoriale avesse erroneamente valorizzato le dichiarazioni rese in interrogatorio libero, nonostante la mancanza di elementi sussidiari a conforto e la presenza di prove di segno opposto, in particolare la scrittura privata e il certificato medico, che sarebbero stati letti in modo erroneo o comunque non attendibile.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il motivo in parte inammissibile e per la restante parte infondato. Ha rilevato che gran parte delle doglianze tendevano in realtà a ottenere una nuova valutazione del materiale istruttorio e dei fatti di causa, operazione preclusa al giudice di legittimità, specie in presenza di doppia conforme. Ha inoltre affermato che le dichiarazioni rese in interrogatorio libero non hanno valore confessorio, ma possono essere utilizzate dal giudice di merito come elemento del proprio convincimento, se apprezzate insieme alle altre prove e con motivazione congrua e ragionevole. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato alle spese e sono stati richiamati i presupposti per l'ulteriore contributo unificato. Nel dispositivo la Corte ha formalmente dichiarato il ricorso inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Il vizio di violazione di legge non può essere trasformato in una richiesta di rivalutazione del merito o del materiale probatorio.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione dell'art. 115 è configurabile solo se il giudice pone a base della decisione prove non dedotte dalle parti o acquisite fuori dai limiti legali, non quando si contesti la valutazione delle prove raccolte.

  • art. 116 c.p.c.

    La violazione dell'art. 116 ricorre solo se il giudice disattende prove legali o attribuisce efficacia di piena prova a elementi che invece sono liberamente valutabili, non per il solo cattivo apprezzamento delle prove non legali.

  • art. 117 c.p.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente tra le norme asseritamente violate, senza specifica autonoma elaborazione decisoria nella motivazione.

  • art. 229 c.p.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente tra le norme asseritamente violate, senza specifica autonoma elaborazione decisoria nella motivazione.

  • art. 420 c.p.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente tra le norme asseritamente violate, senza specifica autonoma elaborazione decisoria nella motivazione.

  • art. 2734 c.c.

    Richiamato dalla parte ricorrente tra le norme asseritamente violate; la Corte ha però ribadito che le dichiarazioni rese in interrogatorio libero non hanno valore confessorio.

  • art. 132 c.p.c.

    Il vizio motivazionale rilevante in cassazione è soltanto l'anomalia motivazionale che si traduca in violazione di legge costituzionalmente rilevante.

  • art. 360 c.p.c.

    Il sindacato di legittimità sulla motivazione è ridotto al minimo costituzionale.

  • art. 360 c.p.c.

    In presenza di doppia conforme, il controllo sulla motivazione è ulteriormente limitato.

  • art. 91 c.p.c.

    Le spese seguono la soccombenza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    In caso di rigetto/inammissibilità del ricorso sussistono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • La denuncia di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non consente di rimettere in discussione l'apprezzamento delle prove compiuto dal giudice di merito: è configurabile solo se la decisione sia fondata su prove inesistenti, acquisite fuori dai limiti di legge, o se siano state trattate come prove legali fonti che non lo sono.
  • Le censure che, sotto la veste della violazione di legge o del vizio motivazionale, mirano a ottenere una nuova ricostruzione dei fatti e una diversa lettura del materiale istruttorio sono inammissibili in cassazione, specie in presenza di doppia conforme.
  • Le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio libero non hanno valore confessorio, ma possono legittimamente concorrere, insieme agli altri elementi di causa, a formare il convincimento del giudice di merito, purché la valutazione sia congrua e ragionevole.
  • La qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato o meno costituisce un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, censurabile in cassazione solo nei limiti del vizio di legittimità e non mediante una diversa lettura delle risultanze probatorie.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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