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Sentenza

Sentenza del 24/04/2018 n. 10040 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della CTR Piemonte che aveva annullato gli avvisi di accertamento relativi a IVA, IRAP, IRES e addizionali per il 2005. Contestava, da un lato, la mancata riconduzione ad Altea della partecipazione consapevole a una frode carosello nel commercio di telefoni cellulari e, dall'altro, l'errata valutazione della deducibilità e inerenza dei costi di trasferta del personale. Secondo l'Ufficio, una pluralità di indizi — tra cui la coincidenza di date e quantità nelle fatture, i pagamenti concatenati, i telefax rinvenuti presso le società coinvolte e l'assenza di strutture operative in capo ai fornitori cartiere — dimostrava l'interposizione soggettiva e la consapevolezza della contribuente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i primi tre motivi e il quarto motivo in parte, ritenendo insufficiente e non conforme ai principi di legge la valutazione della CTR sugli indizi della frode carosello e sulla consapevolezza di Altea. Ha inoltre ritenuto viziata la motivazione relativa ai costi di trasferta, poiché la CTR non aveva esaminato analiticamente la documentazione e gli elementi indicati dall'Ufficio per dimostrarne la non inerenza. È stata invece respinta la censura di nullità per mancanza assoluta di motivazione, poiché una motivazione, seppur insufficiente, risultava esistente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla CTR Piemonte, in diversa composizione, per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19 e 21

    La detrazione IVA relativa a operazioni soggettivamente inesistenti può essere negata quando l'Amministrazione dimostri, anche mediante presunzioni, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza, di partecipare a una frode.

  • Art. 2697 c.c.

    In materia di frodi carosello, l'Amministrazione deve provare gli elementi costitutivi della frode e la consapevolezza, o conoscibilità, della partecipazione del contribuente; una volta raggiunta tale prova, spetta al contribuente fornire la prova contraria della propria buona fede.

  • Art. 2727 c.c.

    Le presunzioni possono fondarsi su elementi indiziari plurimi, purché valutati nel loro complesso e secondo un ragionamento logico e coerente, non isolatamente.

  • Artt. 115 e 116 c.p.c.

    Il giudice deve valutare le prove ritualmente acquisite secondo il proprio prudente apprezzamento e confrontarsi con gli elementi decisivi dedotti dalle parti; una valutazione meramente parziale o non coerente può integrare violazione delle regole processuali o vizio motivazionale.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 4

    La sentenza tributaria deve contenere una motivazione effettiva e comprensibile. La motivazione insufficiente non equivale automaticamente a motivazione apparente o mancante.

  • Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5

    La Corte ha esaminato censure per violazione o falsa applicazione di legge, nullità della sentenza e vizio motivazionale, distinguendo tra motivazione inesistente o apparente e motivazione esistente ma insufficiente o illogica.

  • Principio di inerenza e deducibilità dei costi

    In tema di imposte sui redditi, il contribuente deve provare l'esistenza, l'inerenza e, se contestata, la coerenza economica dei costi. La contabilizzazione non è sufficiente: occorre documentazione idonea a dimostrarne importo, ragione e collegamento con l'attività d'impresa.

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia UE sulle frodi carosello, cause C-285/11 e C-277/14

    Il diritto alla detrazione IVA può essere negato quando, sulla base di elementi oggettivi, risulti che il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che l'operazione si inseriva in una frode fiscale.

Massime di principio

  • Nelle frodi carosello l'Amministrazione non deve necessariamente provare la partecipazione diretta del contribuente: è sufficiente dimostrare, anche tramite presunzioni gravi e concordanti, che egli sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode.
  • Gli indizi devono essere valutati globalmente. Coincidenze tra fatture, pagamenti e quantità, catene commerciali anomale, fornitori privi di strutture operative e documentazione proveniente da società coinvolte possono, nel loro insieme, dimostrare l'inesistenza soggettiva delle operazioni e la consapevolezza del contribuente.
  • Il contribuente che intende conservare il diritto alla detrazione deve dimostrare di avere operato con ordinaria diligenza commerciale, verificando l'affidabilità e la reale operatività dei propri interlocutori.
  • Un giudicato relativo a un diverso periodo d'imposta non si estende automaticamente ad altre annualità, poiché le circostanze fattuali e gli elementi probatori possono variare da periodo a periodo.
  • Per dedurre costi aziendali, soprattutto spese di trasferta, non basta la registrazione contabile: occorre documentazione dettagliata e idonea a dimostrare la riferibilità all'attività d'impresa, la sostenibilità economica e l'assenza di finalità personali.
  • Il giudice tributario deve esaminare analiticamente gli elementi decisivi offerti dalle parti. Una motivazione che si limiti ad affermare genericamente l'assenza di prova, senza confrontarsi con la documentazione e gli indizi rilevanti, può essere cassata per vizio motivazionale.
  • La cassazione con rinvio non determina necessariamente la definitiva soccombenza del contribuente: impone un nuovo esame da parte del giudice di merito, che dovrà rivalutare prove, indizi e costi secondo i principi indicati dalla Corte.

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