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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19984/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione la sentenza che lo ha riconosciuto colpevole dei reati indicati nei capi A (artt. 110, 337 c.p.), B (artt. 110, 582, 61 n.10 c.p.) e C (art. 4 L. n.110/75). Con il primo motivo deduce la errata applicazione dell'art. 337 c.p. e vizio motivazionale, sostenendo che la sua reazione sia stata provocata da rabbia dovuta a offese e minacce percepite dagli agenti durante una perquisizione illegittima. Con il secondo motivo censura la determinazione della pena e il riconoscimento della recidiva: lamenta carenza della motivazione nella quantificazione della pena, un aumento per la continuazione maggiore rispetto alla pena autonoma applicabile e l'assenza di adeguata motivazione a fondamento della recidiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quanto al primo motivo, lo ha ritenuto generico e privo di rilievo perché la Corte territoriale aveva dettagliatamente accertato la legittimità dei controlli e la condotta oppositiva dell'imputato. Sul secondo motivo ha ritenuto la censura sulla recidiva generica e non specificamente dedotta in appello; la doglianza sulla quantificazione della pena è stata giudicata manifestamente infondata rispetto al sindacato di congruità limitato a censure generiche rivolte all'omesso riconoscimento delle attenuanti generiche. Conseguentemente il provvedimento impugnato resta confermato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma di concorso di persone nel reato; la Corte non ha contestato l'applicazione del concorso formale tra più norme in relazione ai capi di imputazione

  • art. 337 cod. pen.

    Contestato dal ricorrente per vizi di applicazione e motivazione; la Corte ha ritenuto che gli elementi costitutivi del reato fossero stati adeguatamente accertati e motivati dal giudice di merito

  • art. 582 cod. pen.

    Riferito nel capo B relativo a lesioni personali; applicazione confermata insieme alle circostanze indicate

  • art. 61 n.10 cod. pen.

    Richiamato come circostanza aggravante o condizione ai fini del calcolo della pena nei capi di imputazione indicati

  • art. 4 L. n.110/75

    Norma relativa alla detenzione/porto di armi (presumibilmente oggetto del capo C); la sua applicazione è stata ritenuta corretta dal giudice di merito

  • art. 23, commi 8 e 9, d.l. 28 ottobre 2020, n.137 conv. in legge 18 dicembre 2020, n.176

    Richiamata quale disciplina procedurale applicata al procedimento; presente indicazione che il procedimento si è svolto secondo tali disposizioni

Massime di principio

  • La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso quando i motivi sono proposti in termini generici e si limitano a rimostranze di fatto già valutate dal giudice di merito
  • Le censure sulla legittimità degli accertamenti di polizia e sulla reazione dell'imputato devono essere specificamente dedotte e sostenute con motivazioni concrete per superare il vaglio di ammissibilità in cassazione
  • Le questioni relative alla recidiva e alla determinazione della pena richiedono deduzioni precise in sede di gravame; se non specificamente sollevate in appello la Corte superiore può ritenere la censura generica e non sindacabile in cassazione
  • La cassazione non riesamina liberamente la valutazione di merito sulla congruità della pena quando l'impugnazione si limita a censure generiche e non prova l'irragionevolezza del giudizio motivazionale
  • In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e ad una somma a favore della cassa delle ammende

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