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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23877/2024 del 14/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva rigettato la sua domanda di riabilitazione in relazione a precedenti condanne per furto aggravato (sentenza del 15/4/2002, irrevocabile 24/5/2002) e per omicidio colposo (provvedimento del 4/12/2002, irrevocabile 24/2/2009). Il Tribunale aveva motivato il rigetto richiamando la pendenza di un nuovo procedimento per omicidio colposo commesso il 16/3/2022, ritenendo che la condotta contestata nel procedimento pendente fosse analoga a quella per cui era stato già condannato e quindi sintomatica della mancanza del requisito della regolare condotta. Il ricorrente, tramite difensore, ha contestato che la mera pendenza del procedimento non potesse da sola giustificare il rigetto, chiedendo una valutazione concreta della gravità del fatto e sostenendo l'inafflittività dell'evento sul suo complessivo comportamento.

La decisione

Il giudice ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse adeguatamente motivato il rigetto, avendo valutato concretamente la pendenza del procedimento pendente e la sua rilevanza alla luce della analogia con il reato per cui il ricorrente era già stato condannato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 667 cod. proc. pen. comma 4

    Norma procedurale richiamata come oggetto dell'opposizione del ricorrente; utilizzata a indicare il rimedio esperito contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Richiamata unitamente all'art. 667 come norma procedurale pertinente all'opposizione avverso l'ordinanza sulla riabilitazione.

  • art. 179 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente quale parametro giuridico relativo alla valutazione della condotta e degli effetti delle circostanze sopravvenute sulla riabilitazione; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente applicato i principi in materia di valutazione della buona condotta.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna al versamento di una somma a favore della cassa delle ammende in caso di inammissibilità dovuta a profili di colpa del ricorrente nella determinazione della causa dell'inammissibilità.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 13753/21/01/2020 Dondi; Sez. 1, n. 11821/10/02/2009 Bertò; Sez. 7, n. 41454/14/09/2023 Scoppetta)

    La Corte ha richiamato i principi consolidati secondo cui, ai fini della riabilitazione, il giudice può tener conto anche della mera pendenza di procedimenti successivi qualora ne dia una valutazione concreta e ritenga che essi siano indicativi di condotte devianti o del mancato recupero del condannato.

Massime di principio

  • La semplice pendenza di un procedimento penale successivo può essere valutata dal giudice come elemento ostativo alla riabilitazione, purché sia apprezzata nel suo significato concreto e non in termini puramente astratti.
  • Se il fatto successivo è sostanzialmente analogo alla condotta per cui il soggetto è già stato condannato, il suo peso ai fini della valutazione della regolarità di condotta è molto maggiore.
  • Il richiedente la riabilitazione deve dimostrare in modo concreto che i fatti sopravvenuti non incidono sulla sua effettiva correzione; una valutazione meramente formale o astratta del Tribunale è sindacabile solo se carente di motivazione concreta.
  • La giurisprudenza consolidata ammette la considerazione di denunce o procedimenti pendenti, ma impone al giudice di spiegare il nesso fra tali fatti e il mancato recupero del condannato.
  • In caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile possono essere applicate sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente, nonché la condanna alle spese processuali.

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