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Sentenza

Sentenza n. 1745/2026 - Palermo, Sezione 5

Giustizia amministrativa202401602

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. VSentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: Occupazione e trasformazione di terreni privati per la realizzazione di una strada comunale, senza emanazione del decreto di esproprio

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno dedotto di essere proprietari di terreni occupati dal Comune sin dal 1983, in forza di un'ordinanza sindacale, del piano particellare e dei verbali di immissione in possesso, per la realizzazione di una strada comunale. Hanno sostenuto che, pur essendo stata inizialmente legittima, l'occupazione sia divenuta sine titulo per la mancata conclusione della procedura ablativa e per la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità. Hanno quindi chiesto la restituzione dei terreni e il ripristino dello stato dei luoghi, oltre al risarcimento del danno da mancato godimento dei beni; in via subordinata, hanno domandato il risarcimento per equivalente ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001. È stata inoltre richiesta la liquidazione di un danno non patrimoniale parametrato forfettariamente al valore venale dei fondi. Il Comune non si è costituito e non ha prodotto documentazione attestante l'adozione di un decreto di esproprio o di un provvedimento di acquisizione sanante.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso nei limiti indicati in motivazione. Ha accertato che l'occupazione, originariamente legittima, si è trasformata in occupazione sine titulo per la mancata adozione del decreto di esproprio e per la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità. Richiamando il principio affermato dall'Adunanza plenaria n. 2/2020, ha escluso che la realizzazione dell'opera pubblica o l'irreversibile trasformazione dei terreni abbiano prodotto l'acquisto della proprietà da parte del Comune, nonché che possa configurarsi una rinuncia abdicativa implicita. In assenza di un espresso provvedimento acquisitivo ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, il Comune è stato condannato a restituire le aree, libere da persone e cose, previa riduzione in pristino e rimozione delle opere incompatibili con il ripristino della piena disponibilità dei fondi. Il Comune è stato inoltre condannato al risarcimento del danno da mancato godimento per il periodo di occupazione sine titulo, da quantificarsi applicando il 5% annuo del valore venale dei terreni, determinato in relazione alla destinazione urbanistica e alla vocazione economica dell'area, senza considerare i vincoli preordinati all'esproprio né gli effetti dell'opera pubblica. Ai sensi dell'art. 34, comma 4, c.p.a., il Comune dovrà proporre ai ricorrenti, entro 120 giorni, una somma determinata secondo tali criteri. È stata mantenuta ferma la facoltà dell'amministrazione di adottare, eventualmente, un provvedimento di acquisizione ai sensi dell'art. 42-bis, con corresponsione del relativo indennizzo. È stata invece respinta la domanda di danno non patrimoniale quantificata forfettariamente nel 10% del valore venale, perché non erano stati allegati o provati specifici pregiudizi ulteriori rispetto alla perdita del godimento e perché il criterio dell'art. 42-bis, comma 1, opera per l'acquisizione sanante e non automaticamente per il periodo di occupazione illegittima. Il Comune è stato condannato alle spese di lite, liquidate in 2.500 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    L'acquisizione della proprietà pubblica di un bene occupato sine titulo richiede un espresso provvedimento acquisitivo; la disposizione consente all'amministrazione di regolarizzare la situazione mediante acquisizione, con corresponsione del relativo indennizzo, ma non determina automaticamente l'acquisto del bene per effetto della sua trasformazione.

  • art. 30, comma 3, c.p.a.

    Il lungo intervallo temporale tra l'occupazione e l'iniziativa giudiziaria è stato considerato nella determinazione equitativa del risarcimento.

  • art. 32 d.P.R. n. 327/2001

    Il valore venale del terreno deve essere determinato considerando la destinazione urbanistica e la vocazione economica dell'area, senza tenere conto dei vincoli preordinati all'esproprio né degli effetti dell'opera pubblica.

  • art. 37 d.P.R. n. 327/2001

    I criteri di determinazione del valore venale richiamati per la quantificazione del danno sono applicabili in combinato disposto con l'art. 42-bis, comma 3, d.P.R. n. 327/2001.

  • art. 34, comma 4, c.p.a.

    Quando la quantificazione esatta del risarcimento non è effettuata direttamente in sentenza, il giudice può stabilire i criteri e assegnare all'amministrazione un termine per formulare al danneggiato una proposta di pagamento.

Massime di principio

  • L'occupazione di un bene privato da parte della pubblica amministrazione, divenuta sine titulo per la mancata conclusione della procedura espropriativa, non trasferisce la proprietà alla mano pubblica, anche quando il bene sia stato irreversibilmente trasformato mediante la realizzazione di un'opera pubblica.
  • La realizzazione dell'opera pubblica e l'irreversibile trasformazione del fondo non costituiscono titolo di acquisto della proprietà e non fanno venir meno l'obbligo dell'amministrazione di restituire il bene, previa riduzione in pristino, salvo l'adozione di un espresso provvedimento acquisitivo ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001.
  • In assenza di prova specifica del danno da mancato godimento derivante dall'occupazione sine titulo, il risarcimento può essere liquidato equitativamente applicando, per ciascun anno di occupazione, il 5% del valore venale del terreno, determinato in base alla destinazione urbanistica e alla vocazione economica dell'area, senza considerare i vincoli preordinati all'esproprio o gli effetti dell'opera pubblica.
  • Il criterio forfettario del 10% previsto dall'art. 42-bis, comma 1, d.P.R. n. 327/2001 per il pregiudizio non patrimoniale connesso all'acquisizione sanante non si applica automaticamente al mero periodo di occupazione illegittima; un danno non patrimoniale ulteriore deve essere specificamente allegato e provato.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteDanno da provvedimento illegittimoReintegrazione in forma specifica
RamiEspropriazione per pubblica utilitàResponsabilità della pubblica amministrazione
SottomaterieDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiPrincipio di legalità e tipicitàRisarcimento del danno da attività amministrativaOnere della prova e principio dispositivoPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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