Cassazione Penale, Sentenza n. 28808/2023 del 05/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Franzese ha chiesto la riparazione per la custodia cautelare subita in un procedimento per reati in materia di stupefacenti: per alcuni capi (B e D) è stato assolto ai sensi dell'art. 530, comma 2, cod. proc. pen., per altri capi (P, R e S, art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) il procedimento è stato estinto per prescrizione. Con il ricorso denunciava violazione di legge (in particolare richiamando l'art. 314 cod. proc. pen.) per mancato approfondimento fattuale sui reati prescritti e per l'irrilevanza di tali reati ai fini dell'applicazione della misura custodiale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, secondo la giurisprudenza consolidata, l'estinzione del reato per prescrizione non dà diritto di per sé alla riparazione per ingiusta detenzione, salvo condizioni particolari (durata della custodia superiore alla pena massima edittale o alla pena concretamente inflitta, o accertata in astratto la sussistenza dei presupposti per l'ingiustizia formale). Nel caso di specie nessuna di tali condizioni era verificata: la custodia (6 mesi e 5 giorni totali) era inferiore alla pena massima edittale prevista per una delle fattispecie e le fattispecie erano multiple; inoltre la Corte ha ritenuto rilevante la condotta ostativa dolosa emersa da intercettazioni (contatti finalizzati alla vendita di cocaina) non confutata nel ricorso. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Articolo richiamato dal ricorrente come presunta violazione per mancato approfondimento fattuale; la Corte ha ritenuto la censura priva di pregio e il ricorso inammissibile.
art. 530, comma 2, cod. proc. pen.
Norma sulla pronuncia di assoluzione; nella sentenza è citata per indicare che il ricorrente era stato assolto per alcuni capi ai sensi di tale articolo.
art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990
Norma del testo unico sugli stupefacenti relativa alla fattispecie contestata; alcuni capi relativi a questa norma sono risultati estinti per prescrizione e ciò è centrale nella valutazione della domanda di riparazione.
art. 129 cod. proc. pen.
Richiamato dalla Corte con riferimento al fatto che il giudice della cognizione, applicando la causa estintiva, ha implicitamente verificato l'insussistenza di cause di proscioglimento o di non punibilità ex art. 129.
Massime di principio
- L'estinzione del reato per prescrizione non dà automaticamente diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: il ricorso risulta ammissibile solo se la durata della custodia supera la pena massima edittale o quella concretamente inflitta, oppure se è accertata in astratto l'ingiustizia formale della privazione della libertà.
- Se il provvedimento cautelare si fonda su più contestazioni, la sussistenza anche di una sola contestazione idonea autonomamente a giustificare la misura impedisce la riparazione, anche se le altre imputazioni sono prosciolte o estinte.
- Il giudice della riparazione non può sostituirsi al giudice della cognizione nel valutare la responsabilità penale: non è suo compito riesaminare i fatti per dimostrare responsabilità laddove il reato è estinto per prescrizione.
- Condotte ostative emerse negli atti (es. intercettazioni che dimostrano contatti per la commissione del reato) possono essere valutate dal giudice della riparazione come elemento che giustifica il mantenimento della misura e l'esclusione del diritto alla riparazione, salvo che tali elementi siano confutati dall'appellante.
- Un ricorso manifestamente inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria a carico del ricorrente; valutare la fondatezza preliminare prima di proporre ricorso.
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