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Sentenza

Sentenza n. 1324/2026 - Catanzaro, Sezione 1

per la condanna al risarcimento dei danni derivati dal provvedimento di imposizione di vincolo archeologico diretto sull’intero terreno come individuato catastalmente.

Giustizia amministrativa202500879

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. ISentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: condotta amministrativa consistente nell'apposizione di un vincolo archeologico diretto sull'intera particella e nel diniego del nulla osta alla costruzione, dai quali la ricorrente ha dedotto danni patrimoniali

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietaria e promotrice)

Prevale il privato

La controversia

La società ha chiesto il risarcimento dei danni derivanti dall'illegittima apposizione del vincolo archeologico diretto sull'intera particella catastale e dal conseguente diniego del nulla osta alla realizzazione di un'attività ricettiva alberghiera. I provvedimenti erano già stati annullati con sentenze passate in giudicato: il diniego del nulla osta per effetto della caducazione del vincolo presupposto e il successivo decreto di apposizione del vincolo perché sproporzionato nella sua estensione, riguardando l'intera particella anziché la sola area interessata dai ritrovamenti. La ricorrente ha dedotto la sussistenza dell'illegittimità, della colpa grave dell'amministrazione, del nesso causale e del danno patrimoniale, individuato nella perdita di un contributo regionale a fondo perduto di euro 1.370.000,00 e nella mancata attuazione di un accordo di filiera relativo al progetto alberghiero. L'amministrazione ha contestato la configurabilità della responsabilità risarcitoria.

La decisione

Il TAR ha accolto parzialmente la domanda. Ha ritenuto accertata l'illegittimità dei provvedimenti sulla base dei precedenti giudicati e ha riconosciuto la spettanza di un bene della vita, rilevando che il vincolo diretto sull'intera particella era sproporzionato rispetto all'area dei ritrovamenti e che l'amministrazione avrebbe potuto valutare, ricorrendone i presupposti, un vincolo indiretto sulle zone circostanti. Ha ravvisato la colpa grave dell'amministrazione perché, dopo l'annullamento del precedente vincolo, il contraddittorio procedimentale e le indagini sull'intera particella, la Soprintendenza ha reiterato il vincolo diretto sull'intera area nonostante la distinzione tra vincolo diretto e indiretto e l'assenza di ulteriori elementi archeologici. Ha riconosciuto il nesso causale tra il vincolo, il diniego del nulla osta, la decadenza dal finanziamento e la mancata realizzazione del progetto; la rinuncia alla tutela cautelare non è stata ritenuta fattore interruttivo del nesso causale. Il danno relativo al contributo è stato riconosciuto, ma quantificato equitativamente nel 10% di euro 1.370.000,00, pari a euro 137.000,00, considerato il vincolo di destinazione del finanziamento a un'opera comunque non realizzata. È stata respinta la domanda relativa all'accordo di filiera perché genericamente dedotta e priva di attualità, senza necessità di CTU. Sulla somma riconosciuta spettano rivalutazione monetaria dal 17 febbraio 2015 e interessi legali sulla somma annualmente rivalutata fino all'effettivo pagamento. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese di lite, liquidate in euro 2.000,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    “a) l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento amministrativo che ha cagionato la lesione dell'interesse legittimo ...; b) il danno ... prodotto nella sfera giuridica del privato ...; c) il nesso causale ... e d) la colpa dell'amministrazione”

    La responsabilità della pubblica amministrazione per provvedimento illegittimo richiede cumulativamente illegittimità, danno-conseguenza, nesso causale e colpa; l'annullamento dell'atto non determina automaticamente il risarcimento.

  • art. 2-bis l. 241/1990

    La tutela risarcitoria presuppone la lesione di un bene della vita e non è riconoscibile per il solo ritardo o per la sola illegittimità dell'azione amministrativa.

  • art. 30, comma 2, c.p.a.

    “condanna al risarcimento del danno ingiusto derivante dall’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa o dal ‘mancato esercizio di quella obbligatoria’”

    Il risarcimento richiede un danno ingiusto derivante dall'illegittimo esercizio del potere o dal mancato esercizio di attività obbligatoria, con lesione di un bene della vita.

  • art. 30, comma 3, c.p.a.

    “la condotta attiva del privato può ... assumere rilievo come fattore di mitigazione o anche di esclusione del risarcimento”

    La mancata attivazione di rimedi procedimentali o processuali non esclude automaticamente il risarcimento, ma può incidere sulla responsabilità o sulla quantificazione se le condotte omesse avrebbero limitato il danno.

  • art. 10, comma 3, d.lgs. 42/2004

    Disciplina il vincolo archeologico diretto; secondo il giudice, esso deve riguardare lo spazio dei ritrovamenti o quello in cui sia certa l'esistenza dei beni archeologici.

  • art. 45 d.lgs. 42/2004

    Disciplina il vincolo archeologico indiretto, applicabile alle aree circostanti quando necessario per assicurare la visibilità, la fruizione, le condizioni ambientali o il decoro dei beni tutelati.

  • art. 1226 c.c.

    Consente la liquidazione equitativa del danno quando il suo preciso ammontare non sia provabile; è stato applicato per quantificare il danno da perdita del contributo nella misura del 10% dell'importo finanziato.

  • art. 2727 c.c.

    L'illegittimità dell'atto può costituire indice presuntivo semplice della colpa amministrativa, restando a carico dell'amministrazione la prova dell'errore scusabile.

Massime di principio

  • L'annullamento giurisdizionale di un provvedimento amministrativo non comporta automaticamente il risarcimento del danno: il ricorrente deve provare la lesione di un bene della vita, il danno-conseguenza, il nesso causale e la colpa dell'amministrazione.
  • La responsabilità della pubblica amministrazione per l'esercizio illegittimo del potere richiede, oltre all'illegittimità dell'atto, un quid pluris costituito dalla rimproverabilità soggettiva dell'amministrazione; l'illegittimità può costituire un indice presuntivo semplice della colpa, salvo prova dell'errore scusabile.
  • Il vincolo archeologico diretto deve essere circoscritto all'area dei ritrovamenti o a quella in cui sia certa l'esistenza di beni archeologici; la tutela delle aree circostanti, ove necessaria per la conservazione, visibilità o fruizione del bene, deve essere perseguita mediante il distinto istituto del vincolo indiretto.
  • La reiterazione di un vincolo archeologico diretto sull'intera area, dopo l'annullamento del precedente vincolo, lo svolgimento di indagini sull'intera particella e l'assenza di ulteriori riscontri archeologici, può integrare colpa grave dell'amministrazione quando l'estensione del vincolo risulti sproporzionata rispetto ai ritrovamenti.
  • La rinuncia del privato alla tutela cautelare non interrompe di per sé il nesso causale tra il provvedimento illegittimo e il danno, soprattutto quando il pregiudizio si sia già verificato con l'adozione dell'atto lesivo prima dell'instaurazione del giudizio.

Come è indicizzato

MaterieArcheologia e vincoli archeologiciDanno da provvedimento illegittimoPerdita di chance e quantificazione del danno
RamiBeni culturali e paesaggioResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiRisarcimento del danno da attività amministrativaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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