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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1097/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di annullamento del decreto di sequestro probatorio adottato dopo perquisizione domiciliare. Il ricorrente deduce l'assenza del fumus commissi delicti e contesta la prova della sua disponibilità sull'abitazione dove furono rinvenuti gli oggetti sequestrati (marijuana, rotoli di carta e alluminio, rotoli di buste per alimenti, un cellulare, fogli manoscritti con cifre e alias, un coltello a serramanico), sostenendo che la presenza della sua patente non prova la disponibilità perché quella patente era stata denunciata come smarrita mesi prima.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che per la legittimità del sequestro probatorio sia sufficiente la possibilità effettiva di collegare i beni al reato (anche senza provare che siano pertinenze o corpi di reato) e, dato il tipo di beni rinvenuti, il rapporto con il reato di stupefacenti è evidente. Le doglianze del ricorrente attengono al merito probatorio e non incidono sull'ammissibilità. Inoltre il ricorrente manca del concreto interesse ad impugnare, poiché contesta la proprietà dei beni e chi ha diritto alla restituzione è chi ha subito il prelievo. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 7 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma in relazione alla quale è contestata l'ipotesi di reato (illecita detenzione di stupefacenti). La Corte utilizza il contenuto del reato come cornice per valutare il nesso fra i beni sequestrati e l'attività illecita.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    La disposizione disciplina il rimedio contro il provvedimento di sequestro e individua chi può proporre il ricorso: la Corte richiama il principio secondo cui il ricorso per cassazione è legittimo solo per chi ha diritto alla restituzione del bene sottratto.

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 51200 del 29/10/2019 - Shtylla Zenel)

    Principio secondo cui per la legittimità del sequestro probatorio non è necessaria la prova che la cosa sia pertinenza o corpo del reato, ma occorre la possibilità effettiva di configurare un rapporto fra la cosa ed il reato, non fondata su elementi astratti.

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 41107 del 24/09/2019 - Morrone)

    Precisa che il soggetto legittimato a proporre ricorso è colui al quale il bene è stato sottratto; contesta la fondatezza dell'impugnazione se il ricorrente nega di essere titolare del bene.

Massime di principio

  • Per dichiarare legittimo un sequestro probatorio non è necessario dimostrare che l'oggetto sia pertinenza o corpo di reato; basta che, in concreto, si configuri un rapporto plausibile fra i beni e il reato.
  • La natura degli oggetti rinvenuti (es. sostanze stupefacenti e materiale riconducibile alla loro detenzione/uso) costituisce elemento probatorio forte del fumus commissi delicti.
  • Le eccezioni relative alla proprietà o alla disponibilità degli oggetti attengono al merito probatorio e non sono di per sé idonee a rendere inammissibile il ricorso in cassazione contro l'ordinanza di riesame.
  • Ha interesse a impugnare solo chi ha diritto alla restituzione del bene sottratto; chi nega di essere il proprietario o il titolare della disponibilità rischia di essere considerato privo di legittimazione.
  • La proposizione di ricorsi privi di apprezzabile fondamento può comportare la condanna alle spese processuali e, se non v'è prova di assenza di colpa, il pagamento di una somma a titolo di ammenda.

Testo integrale

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