Cassazione Penale, Sentenza n. 15157/2024 del 12/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato parzialmente la misura cautelare applicata dal G.I.P. (arresti domiciliari poi sostituiti con obbligo di dimora). Le censure erano incentrate su: 1) mancata individuazione del reato presupposto da cui deriverebbero le somme (rilevanti: complessivi €129.800) oggetto del trasferimento all'estero; 2) carenza delle esigenze cautelari attuali, alla luce della personalità dell'indagato (incensuratezza, assenza di contiguità con ambienti criminali, legittima detenzione del denaro); 3) vizio di motivazione relativo alla gravità indiziaria, con il rilievo che il Tribunale non avrebbe specificato la provenienza illecita delle somme e non avrebbe valutato adeguatamente i dati favorevoli al ricorrente.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondate le doglianze, confermando la valutazione del Tribunale del riesame: la consegna ripetuta di ingenti somme per il trasferimento all'estero tramite un intermediario di nazionalità cinese, individuato dagli investigatori come "collettore" di operazioni di invio all'estero legate a proventi illeciti (anche da traffici di stupefacenti), l'assenza di capacita' reddituali compatibili con la disponibilità di tali somme e il ruolo centrale del cittadino cinese nella gestione di un sistema fuori dai controlli bancari sono stati ritenuti elementi che consentono di desumere la provenienza illecita del denaro e la sussistenza della gravità indiziaria del reato di riciclaggio. Perciò il ricorso non ha superato il vaglio e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 273 cod. proc. pen.
Il ricorrente ha invocato la violazione di tale norma in relazione alla motivazione; dal testo emerge che la Corte ha ritenuto le valutazioni del giudice di merito conformi ai criteri di motivazione e non affette da illogicità manifesta, sicché la censura proposta ai sensi dell'art. 273 cpp è stata ritenuta infondata
Massime di principio
- La consegna ripetuta di ingenti somme di denaro a intermediari che operano come canali verso l'estero, soprattutto se tali intermediari sono stati indicati dagli investigatori come 'collettori' di proventi illeciti, può consentire al giudice di desumere la provenienza illecita del denaro e la sussistenza della gravità indiziaria per il reato di riciclaggio.
- La mera affermazione della "legittima detenzione" del denaro da parte dell'indagato, priva di elementi probatori diretti o di indicazioni concrete sulla fonte lecita, è insufficiente a neutralizzare ragionevoli deduzioni indiziarie basate su dati fattuali (assenza di capacita' reddituali compatibili, frequenti operazioni di trasferimento, ruolo dell'intermediario).
- Per contrastare efficacemente misure cautelari fondate su indizi concreti, è necessario fornire documentazione o elementi probatori specifici e coerenti che dimostrino la provenienza lecita delle somme o la mancata partecipazione all'attività illecita; generiche affermazioni sono in genere inefficaci.
- Le esigenze cautelari, anche se inizialmente valutate in termini di maggiore rigore (es. arresti domiciliari), possono essere mitigate dal giudice del riesame sulla base della situazione personale dell'indagato (es. sostituzione con obbligo di dimora) quando le esigenze di prevenzione possono essere comunque soddisfatte con misure meno afflittive.
- In sede di impugnazione di provvedimenti cautelari il giudice di legittimità verifica la logicità e coerenza delle valutazioni del giudice di merito: censure che ripropongono le stesse argomentazioni già esaminate e superate dal giudice di merito sono difficilmente accolte.
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