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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7934/2022 del 04/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 12/04/2021 del Tribunale di Sorveglianza di Napoli che aveva rigettato le richieste di differimento obbligatorio o facoltativo ex artt. 146 e 147 c.p. e la richiesta di detenzione domiciliare ex art. 47-ter legge 26 luglio 1975, n. 354, deducendo violazione di legge e vizio della motivazione per il mancato riconoscimento delle condizioni che avrebbero imposto il differimento o la detenzione domiciliare per incompatibilità con il regime detentivo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuto decesso del ricorrente (decesso avvenuto il 30/06/2021, dopo la proposizione del ricorso). La Corte ha ritenuto applicabile al procedimento di sorveglianza il principio consolidato secondo cui, quando il rapporto processuale viene meno per la morte del ricorrente sopravvenuta dopo la proposizione del gravame, il giudice non può pronunciarsi nel merito e deve dichiarare l'improcedibilità del ricorso. Di conseguenza non è stata effettuata alcuna valutazione sui motivi di impugnazione e il provvedimento impugnato non è stato annullato né modificato.

Norme richiamate

  • art. 146 c.p.

    Norma richiamata come base per la richiesta di differimento obbligatorio; la sentenza non entra nel merito dell'applicazione della norma perché il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuto decesso.

  • art. 147 c.p.

    Norma richiamata come base per la richiesta di differimento facoltativo; la valutazione sulla sua applicabilità non è stata compiuta a causa dell'improcedibilità del ricorso.

  • art. 47-ter legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    Norma invocata per la richiesta di detenzione domiciliare; la Corte non si è pronunciata sul suo riconoscimento per il medesimo motivo di improcedibilità.

  • art. 11 ordinamento penitenziario

    Richiamato nel provvedimento impugnato come base per il ricovero in struttura sanitaria o per il trasferimento in centri diagnostici terapeutici; la Cassazione non ha valutato l'esistenza di tale alternativa terapeutica a causa della cessazione del rapporto processuale.

  • art. 317 c.p.p.

    Norma richiamata dalla giurisprudenza (Sezioni Unite) sul principio per cui la morte dell'imputato determina effetti particolari sulle misure cautelari e sulle impugnazioni: è stata richiamata per spiegare la regola processuale che impedisce alla Corte di decidere sui motivi di impugnazione quando il ricorrente è deceduto.

Massime di principio

  • La sopravvenuta morte del ricorrente fa venir meno il rapporto processuale e determina, anche nei procedimenti di sorveglianza, l'improcedibilità dell'impugnazione: il giudice deve dichiararla e non può entrare nel merito.
  • Quando la morte del proponente interviene dopo la presentazione del ricorso, non è consentito al giudice dell'impugnazione pronunciarsi sui motivi, perché ciò implicherebbe una decisione nei confronti di una persona non più esistente.
  • Le questioni di merito relative a misure detentive o richieste di differimento per motivi di salute devono essere valutate nel procedimento principale o da soggetto ancora legittimato; in caso di decesso del ricorrente, la tutela richiesta si estingue con il rapporto processuale e non si trasferisce automaticamente.
  • Se ci sono profili di interesse pubblico o di accertamento di diritti che sopravvivono oltre l'individuo (es. interessi della collettività), la strada non è l'impugnazione individuale dopo la morte del ricorrente ma procedure specifiche previste dalla legge; tuttavia, non determinano la continuazione del gravame proposto dal defunto.

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