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Sentenza

Sentenza n. 117/2026 - Salerno, Sezione 1

per l'ottemperanza alle sentenze nn.2070/2015 e 1705/2015 emesse dal T.A.R. per la Campania, Sezione staccata di Salerno, per la declaratoria di nullità del provvedimento prot. n. 9174 del 28.7.2016 del Responsabile dell'Area Tecnica del Comune di Positano, di tutti gli atti connessi e presupposti, ovvero, in via gradata, previa conversione del rito, per l’annullamento, previa sospensione, degli atti suindicati.

Giustizia amministrativa201601601

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: atto comunale di rideterminazione sulle 44 opere edilizie abusive adottato in esecuzione del giudicato, qualificato come parere e trasmesso per i successivi adempimenti paesaggistici

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

Il giudizio riguarda la richiesta di chiarimenti formulata dal commissario ad acta nominato nell’ambito dell’ottemperanza alla sentenza n. 2630/2016, a sua volta resa in esecuzione delle sentenze n. 1705/2015 e n. 2070/2015. Le precedenti pronunce avevano annullato gli atti comunali che avevano trattato unitariamente 44 opere abusive e avevano imposto al Comune di esaminarle singolarmente, anche alla luce delle istanze di accertamento di conformità urbanistica e di compatibilità paesaggistica. Il commissario ha chiesto se il Comune avesse dato corretta esecuzione al giudicato e se potesse considerarsi conclusa la sua attività. I proprietari hanno sostenuto che l’atto comunale del 16 ottobre 2025, denominato parere, fosse meramente endoprocedimentale e non concludesse i procedimenti di sanatoria, reiterando l’attività istruttoria già ritenuta illegittima; hanno quindi chiesto che fosse ordinata l’adozione di un provvedimento amministrativo espresso e conclusivo.

La decisione

Il TAR ha chiarito che il parere del funzionario comunale non conclude il procedimento di condono, ma costituisce il primo atto del connesso procedimento di accertamento di compatibilità paesaggistica, dovendo seguire ulteriori adempimenti e provvedimenti. Tuttavia, ai fini dell’ottemperanza, l’atto ha correttamente eseguito il giudicato: il Comune si è infatti rideterminato distintamente su ciascuna delle 44 opere, individuando quelle astrattamente sanabili, subordinatamente all’acquisizione dei pareri degli enti preposti alla tutela dei vincoli e alla demolizione delle parti non sanabili, e quelle non suscettibili di sanatoria, per le quali ha previsto la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi. Il giudicato imponeva un esame articolato e differenziato delle opere, non necessariamente l’immediata definizione di tutti i procedimenti con un unico provvedimento finale. Poiché l’Amministrazione ha eseguito autonomamente tale attività conformativa, non è necessario l’esercizio dei poteri sostitutivi del commissario ad acta, la cui attività può considerarsi conclusa. Gli ulteriori provvedimenti potranno essere autonomamente contestati dagli interessati con gli strumenti processuali previsti dall’ordinamento. Nulla sulle spese, trattandosi di richiesta di chiarimenti proveniente dall’ausiliario del giudice.

Norme richiamate

  • art. 114, comma 7, c.p.a.

    consente al commissario ad acta di chiedere chiarimenti per la corretta attuazione della sentenza

    Il commissario ad acta può rivolgersi al giudice dell’ottemperanza per ottenere chiarimenti sulla corretta esecuzione del giudicato; nel caso concreto il TAR ha fornito i chiarimenti richiesti e ha dichiarato conclusa l’attività commissariale.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, l’esecuzione del giudicato che impone una valutazione differenziata di più interventi edilizi è correttamente realizzata quando l’amministrazione esamina distintamente ciascuna opera e individua, per ognuna, la possibile sanabilità o la necessità di demolizione, anche se restano necessari ulteriori provvedimenti conclusivi e l’acquisizione dei pareri degli enti competenti.
  • Un atto amministrativo denominato parere, se adottato nell’ambito di un procedimento di sanatoria o di compatibilità paesaggistica e trasmesso per gli ulteriori adempimenti, può non avere natura conclusiva del procedimento; tale natura endoprocedimentale non esclude però che l’atto possa costituire adempimento sufficiente del giudicato quando questo imponeva soltanto una nuova istruttoria e una rideterminazione distinta sulle singole opere.
  • L’attività del commissario ad acta può ritenersi conclusa quando l’amministrazione, prima dell’esercizio dei poteri sostitutivi, esegue autonomamente il giudicato nei suoi contenuti conformativi essenziali; gli ulteriori atti necessari alla definizione dei procedimenti amministrativi restano soggetti agli ordinari strumenti di impugnazione.
  • Il giudicato amministrativo che annulla un provvedimento per avere valutato unitariamente una pluralità di abusi edilizi vincola l’amministrazione a una valutazione individualizzata delle singole opere, ma non determina necessariamente l’obbligo di definire tutte le posizioni con un unico provvedimento immediatamente conclusivo.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizio
RamiProcesso amministrativoEdilizia
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potere

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