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Cassazione Civile, Ordinanza n. 38502/2021 del 06/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Gli eredi di una parte già coinvolta in un precedente processo chiedevano, ai sensi della L. n. 89 del 2001, l'equo indennizzo per l'irragionevole durata del giudizio presupposto. La Corte d'appello aveva riconosciuto la violazione del termine ragionevole e liquidato a ciascuno euro 1.000, applicando il limite di cui all'art. 2-bis, comma 3, L. n. 89 del 2001, secondo cui l'indennizzo non può superare il valore della causa o, se inferiore, il valore del diritto accertato. Con l'opposizione e poi con il ricorso per cassazione i ricorrenti sostenevano che il valore da assumere fosse euro 4.000 complessivi, cioè l'importo riconosciuto nel precedente giudizio di equa riparazione alla loro dante causa, e che fosse irrilevante la suddivisione tra coeredi, poiché ciascuno aveva subito un autonomo danno non patrimoniale per la durata eccessiva del giudizio di equa riparazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta l'applicazione, da parte della Corte d'appello, del limite previsto dall'art. 2-bis, comma 3, L. n. 89 del 2001, osservando che il parametro del 'valore della causa o, se inferiore, di quello del diritto accertato' consente di contenere l'indennizzo sia con riguardo a ciascun ricorrente sia considerando complessivamente tutti i ricorrenti. Poiché l'indennizzo era stato mantenuto entro il valore del diritto accertato nel primo processo di equa riparazione, la censura non superava il vaglio di ammissibilità. Le spese sono state poste a carico dei ricorrenti, con ulteriore attestazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • L. n. 89 del 2001, art. 2-bis, comma 3

    "La misura dell'indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice"

    Il limite opera come tetto massimo all'indennizzo da equa riparazione; nel caso concreto la liquidazione è stata ricondotta entro il valore del diritto accertato nel precedente giudizio, sia per ciascun coerede sia complessivamente.

  • L. n. 89 del 2001, art. 3

    Richiamato dai ricorrenti insieme all'art. 2-bis per censurare la liquidazione dell'indennizzo.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato dai ricorrenti quale parametro convenzionale a sostegno della doglianza sulla durata irragionevole e sulla quantificazione dell'indennizzo.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Utilizzato per la definizione camerale con proposta del relatore condivisa dal collegio.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Applicato per dare atto dei presupposti processuali del raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel procedimento di equa riparazione, la misura dell'indennizzo può essere legittimamente compressa dal limite legale del valore della causa o, se inferiore, del diritto accertato dal giudice del merito.
  • Quando il diritto accertato nel giudizio presupposto è stato attribuito in un importo complessivo poi ripartito tra più eredi o aventi causa, il giudice può considerare il limite legale sia in relazione al singolo creditore sia con riferimento all'intero gruppo dei beneficiari, purché la liquidazione resti entro quel valore.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile se la censura contro la quantificazione dell'indennizzo non si confronta utilmente con il parametro legale applicato dal giudice di merito e non evidenzia un effettivo superamento del limite normativo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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