Cassazione Penale, Sentenza n. 9169/2024 del 01/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere adottata il 1° giugno 2023 per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis), con contestazione specifica della qualificazione del ruolo apicale attribuito al ricorrente. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per presunta eccessiva/inesatta valorizzazione delle dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia (M. Iannello, R. Moscato, A. Mantella, B. Arena) e per il ricorso a conversazioni intercettate e fatti (anche risalenti, come un episodio omicidiario del 1998) ritenuti non pertinenti; inoltre contestava la sussistenza dei gravi indizi relativi all'aggravante del ruolo apicale (dirigenza) nell'organizzazione mafiosa.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto infondata la censura: il controllo di legittimità è limitato alla verifica della congruenza e coerenza logica della motivazione e del valore sintomatico degli indizi, senza entrare nel merito ricostruttivo quando la motivazione sia adeguata. I giudici di merito hanno correttamente valorizzato le dichiarazioni dei collaboratori e le intercettazioni che indicavano la suddivisione del controllo del territorio in quattro gruppi, l'appartenenza e la direzione attribuita alla famiglia Mesiano, la disponibilità di armi e comportamenti intimidatori del ricorrente, giustificando logicamente la qualificazione del ruolo apicale. Sul secondo motivo la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, ritenendo che la sola esclusione dell'aggravante del ruolo apicale non incidesse sui presupposti "an" o "quomodo" della misura cautelare; infine il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Norma che disciplina il riesame della misura cautelare; qui indicata come titolo del giudizio di riesame davanti al Tribunale di Catanzaro.
art. 416-bis cod. pen.
Norma che tipizza l'associazione di tipo mafioso; applicata per inquadrare la condotta contestata e per valutare l'aggravante relativa al ruolo apicale del ricorrente nella 'ndrina.
art. 273 cod. proc. pen.
Richiamata nella censura del ricorrente con riferimento all'utilizzo delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; la Corte ha valutato la congruità e il valore sintomatico di tali dichiarazioni nel giudizio cautelare.
art. 125 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla contestazione sull'aggravante del ruolo apicale; la Corte ha esaminato il profilo dell'interesse a impugnare l'aggravante nel procedimento cautelare.
Massime di principio
- Il giudizio di legittimità sulle misure cautelari è limitato a verificare la congruenza, la coerenza logica e l'assenza di errori giuridici nella motivazione; non può sostituirsi al giudice del merito nella riconsiderazione probatoria se la motivazione è adeguata.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e le intercettazioni possono costituire base indiziaria rilevante per la misura cautelare se integrate in un quadro motivazionale logico e coerente: la loro valutazione è rimessa principalmente al giudice di merito.
- La contestazione di un ruolo apicale nell'ambito di un'associazione mafiosa, da sola, può essere inammissibile per carenza di interesse in sede di ricorso cautelare se la sua esclusione non incide sui presupposti della misura (natura, 'an' o 'quomodo' della misura o sulla sua durata).
- Il ricorrente che invoca travisamento delle prove deve mostrare vizi logici o giuridici nella motivazione del giudice di merito; un diverso apprezzamento interpretativo dei medesimi atti non è sufficiente a fondare la cassazione.
- Fatti anche storici o provenienti da procedimenti differenti possono essere valorizzati se risultano pertinenti a illustrare la struttura, il ruolo e le dinamiche del gruppo criminoso, purché il collegamento probatorio sia adeguatamente spiegato nella motivazione.
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