Cassazione Penale, Sentenza n. 9743/2022 del 22/03/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava il rigetto del riesame avverso il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta di beni ritenuti profitto del reato (art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000) contestato a Mauro Talà. Due censure: (1) illegittima qualificazione come "profitto" delle somme sopravvenute sul conto della società dopo la consumazione del reato, anche se acquisite lecitamente, e assenza di nesso di pertinenzialità; (2) illegittimo sequestro della somma di euro 127.520,00 che la società dichiarava vincolata in pegno a favore del Banco di Desio (fideiussione), con la doglianza che non può parlarsi di profitto prima della consumazione di un reato istantaneo.
La decisione
Ricorso rigettato. La Corte ha ritenuto infondate entrambe le censure applicando i principi delle Sezioni Unite (Gubert e Lucci): la nozione di profitto comprende le poste attive del patrimonio, presenti e future, non destinate all'assolvimento dell'obbligo tributario, come risparmio di spesa o vantaggio patrimoniale derivante dal reato. È stata riaffermata la possibilità di confiscare denaro mediante ablazione delle somme rinvenute nel patrimonio fino al valore del profitto (confisca diretta), principio confermato dall'informazione provvisoria delle Sezioni Unite del 27/05/2021 (RG 20290/20). Quanto alla somma di euro 127.520, la Corte ha osservato che il deposito del contratto di fideiussione non prova l'effettiva indisponibilità a favore della banca; se tale indisponibilità fosse però dimostrata, escluderebbe la legittimazione ad agire della società. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000
Norma sul sequestro e sulla confisca del profitto di reato tributario: la nozione di profitto viene interpretata in senso ampio includendo utilità presenti e future non destinate all'adempimento tributario
Sezioni Unite, sent. n. 10561 del 30/01/2014 (Gubert)
Principio secondo cui le poste attive del patrimonio, presenti e future, non destinate all'assolvimento dell'obbligo tributario costituiscono profitto del reato
Sezioni Unite, sent. n. 31617 del 26/06/2015 (Lucci)
Conferma l'ampia nozione di profitto come utilità anche indiretta o mediata derivante dall'attività criminosa
Sezioni Unite, ordinanza/sentenze del 27/05/2021
proc. RG. 20290/20 (motivi non ancora depositati nella fase decisionale)
Quando il profitto è denaro, la confisca si esegue mediante ablazione delle somme disponibili nel patrimonio del soggetto fino alla concorrenza del valore del profitto (confisca diretta, non per equivalente)
art. 616 c.p.p.
Norma che dispone la condanna alle spese processuali a carico della parte soccombente
Massime di principio
- Le somme sopravvenute sul conto di un soggetto dopo la commissione di un reato tributario possono essere considerate "profitto" se rappresentano un vantaggio patrimoniale non destinato all'adempimento dell'obbligo tributario, anche se acquisite legittimamente.
- La confisca di denaro si può eseguire attraverso l'ablazione delle somme presenti nel patrimonio fino alla concorrenza del valore del profitto, ossia come confisca diretta.
- La distinzione temporale tra consumazione del reato (anche istantaneo) e acquisizione di somme non impedisce la qualificazione di quelle somme come profitto, quando vi sia un nesso di conservazione o vantaggio indiretto derivante dall'illecito.
- La parte che invoca l'indisponibilità delle somme (es. pegno, vincolo della banca) deve fornire prove efficaci dell'effettiva perdita di disponibilità (es. attestazione bancaria, comportamento della banca); la mera produzione di un contratto non sempre è sufficiente.
- In situazioni analoghe è cruciale documentare tempestivamente e in modo probante l'origine lecita dei fondi o la loro destinazione all'adempimento tributario, nonché eventuali vincoli opponibili a terzi, per contrastare efficacemente il sequestro/confisca.
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