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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3449/2023 del 26/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Palermo del 01/06/2021 che, in parziale riforma del primo grado, ha riqualificato i fatti (richiamando artt. 56 e 393 c.p.), rideterminato la pena in mesi 5 di reclusione e concesso la sospensione condizionale (con obbligo per Pomilla Salvatore di attività non retribuita). I motivi di ricorso in Cassazione erano due: (1) dedotta illegittima conferma della responsabilità basata «esclusivamente» sulle dichiarazioni della persona offesa senza valutare mendacia o reticenza; (2) omessa rinnovazione del dibattimento per acquisire la visione di videoriprese già richieste in primo grado (sostenendone l'inutilizzabilità).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i ricorrenti non abbiano contrastato la motivazione dettagliata della Corte d'Appello, la quale aveva valutato la credibilità della persona offesa (Milazzo Ignazia), ritenendola genuina e corroborata da altri testi e referto. Quanto alle videoriprese, la Corte ha rilevato l'impossibilità di acquisirle per lo smarrimento dei supporti e che le immagini erano state comunque visionate e verbalizzate; inoltre i ricorrenti non hanno dimostrato la decisività di quella prova né l'incidenza della sua esclusione sul convincimento complessivo. Per tali ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla cassa delle ammende (ex art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Norma richiamata nella riqualificazione dei fatti dalla Corte d'Appello; usata per qualificare il concorso di reati (contestualizzazione fattuale) secondo la ricostruzione di merito

  • art. 393 cod. pen.

    Norma richiamata nella riqualificazione dei fatti dalla Corte d'Appello; applicata nella determinazione del reato contestato nella sentenza impugnata

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 conv. in legge 18/12/2020, n.176

    Norma che ha permesso il trattazione del ricorso senza l'intervento orale delle parti in udienza, con conclusioni scritte

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato per disporre le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso, ossia condanna alle spese e alla corresponsione di somme in favore della cassa delle ammende quando l'inammissibilità derivi da profili di colpa

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità delle fonti testimonali ricade in massima parte sul giudice di merito: la Cassazione non annulla per pura diversità di apprezzamento, salvo errori manifesta di valutazione o contraddizioni non considerate.
  • Per contestare in Cassazione il valore probatorio della deposizione della persona offesa è necessario confrontarsi con la motivazione motivata della sentenza impugnata, dimostrando specifici vizi nell'apprezzamento (incoerenze decisive, assenza di riscontri, moventi di mendacio), non semplici affermazioni generiche.
  • Se una prova materiale (es. supporti video) risulta smarrita, la sua inutilizzabilità può non essere decisiva se esistono verbalizzazioni, visioni effettuate da ufficiali o altre prove di riscontro; chi impugna deve dimostrare l'incidenza decisiva dell'elemento mancante sull'intero convincimento (ossia che la sua esclusione avrebbe avuto effetto determinante).
  • I motivi di cassazione che non spiegano l'effettiva incidenza dell'eventuale eliminazione di una prova sulla cosiddetta "prova di resistenza" sono inammissibili: bisogna dimostrare come l'esito sarebbe cambiato senza quella prova.
  • I ricorsi privi di una critica concreta e circostanziata alla motivazione della sentenza di merito rischiano l'inammissibilità e, se motivi gravemente carenti risultano da colpa dell'impugnazione, possono comportare l'imposizione di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

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