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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15205/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Coppolino era stato trovato in prossimità di contenitori con materiale pirotecnico sequestrato il 30/12/2020; giunto sul luogo, dopo essere stato avvisato dal vicino Giuseppe Polistena, si era attribuito la proprietà dei contenitori. Il ricorso censurava (1) la valutazione probatoria che lo riteneva responsabile nonostante l'asserita inutilizzabilità delle dichiarazioni dei testi Enrico Rogolino e Giuseppe Polistena; (2) la fondatezza dell'attribuzione della disponibilità del materiale, essendo il locale condominiale (ipotesi alternativa); (3) l'eccessività del trattamento sanzionatorio per mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (pena di sette mesi di arresto e 200,00 euro di ammenda).

La decisione

I primi due motivi sono stati rigettati: la Corte ha ritenuto decisivi gli esiti della perquisizione domiciliare e il comportamento immediato dell'imputato (la spontanearia autoattribuzione della proprietà), mentre l'inutilizzabilità o l'irrilevanza di alcune testimonianze non ha invalidato il compendio probatorio. L'ipotesi alternativa che il materiale non fosse nella disponibilità di Coppolino è stata considerata meramente congetturale e contrastante con le emergenze processuali e con i canoni di valutazione della prova. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile; la Corte d'appello ha motivato la dosimetria della pena richiamando le connotazioni oggettive e soggettive del fatto, l'elevato numero di artifizi pirotecnici sequestrati e le precedenti condanne dell'imputato, ritenendo congrua la pena comminata e legittima la mancata concessione delle attenuanti generiche.

Norme richiamate

  • art. 678 cod. pen.

    Norma richiamata quale fattispecie di reato ascritta al ricorrente; la Corte ha valutato gli elementi oggettivi e soggettivi alla luce di tale disposizione

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato come parametro per la determinazione della pena (dosimetria): la Corte ha ritenuto che la valutazione effettuata sia conforme ai criteri previsti dall'articolo

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6, n. 5905 del 29/11/2011 e altri)

    «In tema di valutazione della prova, il ricorso al criterio di verosimiglianza e alle massime d’esperienza conferisce al dato preso in esame valore di prova se può escludersi plausibilmente ogni spiegazione alternativa che invalidi l’ipotesi all’apparenza più verosimile, ponendosi, in caso contrario, tale dato come mero indizio da valutare insieme con gli altri elementi risultanti dagli atti»

    La Corte ha applicato questo principio per affermare che l'ipotesi alternativa proposta dalla difesa era solo congetturale e non escludeva plausibilmente la spiegazione più verosimile (la disponibilità di Coppolino sul materiale)

Massime di principio

  • La dichiarazione spontanea di autoattribuzione della proprietà, resa nell'immediatezza del rinvenimento, può avere forte valore probatorio a favore dell'accusa se confermata da altri elementi (es. perquisizione e reperti sequestrati)
  • L'inutilizzabilità o l'irrilevanza di singole testimonianze non invalida la decisione se la condanna si fonda su altri elementi probatori solidi e coerenti
  • Le ipotesi alternative devono essere plausibilmente concrete e non meramente congetturali: se non escludono in modo credibile la spiegazione più verosimile, restano indizi deboli
  • Nella fase di dosimetria della pena il giudice valuta complessivamente elementi oggettivi (quantità e pericolosità del materiale, modalità) e soggettivi (pregiudicati, comportamento): le attenuanti generiche non sono automatiche e possono essere negate se il disvalore è elevato
  • Il principio della verosimiglianza richiede che, per trasformare un dato indiziario in prova decisiva, si escludano plausibilmente tutte le spiegazioni alternative rilevanti

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