Sentenza n. 412/2026 - Bari, Sezione 3
per l'annullamento del diniego di ritipizzazione per scadenza del termine quinquennale di un suolo sito in Bari – Ceglie del Campo, prot. n. 0035045.U/29.1.2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Diniego di ritipizzazione urbanistica per scadenza del termine quinquennale relativo a un suolo sito in Bari – Ceglie del Campo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti, proprietari di un fondo di circa 860 metri quadrati censito al foglio 6, particella 339, con destinazione parziale a zona B7, a servizi per la residenza e a viabilità di piano regolatore generale, hanno chiesto l'annullamento del diniego comunale alla ritipizzazione urbanistica. Hanno sostenuto che il vincolo relativo alla viabilità, rimasto inattuato per quasi cinquanta anni e divenuto asseritamente irrealizzabile per la presenza di edifici residenziali circostanti, fosse decaduto in quanto vincolo espropriativo ai sensi dell'art. 9 d.P.R. 327/2001. Con il primo motivo hanno dedotto la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990 per omessa comunicazione del preavviso di rigetto. Con il secondo motivo hanno contestato la qualificazione amministrativa del vincolo stradale come conformativo, deducendo violazione dell'art. 9 d.P.R. 327/2001 ed eccesso di potere. Il Comune ha sostenuto la natura conformativa della destinazione a viabilità primaria e la conseguente non applicabilità della decadenza quinquennale, invocando anche l'art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso e ha dichiarato inammissibile la memoria di replica dei ricorrenti, perché non vi era una memoria difensiva comunale contenente nuove argomentazioni cui replicare. Il primo motivo è stato ritenuto infondato: l'omesso preavviso di rigetto non determina l'annullamento poiché, ai sensi dell'art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990, l'attività amministrativa era priva di margini di discrezionalità e il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso, essendo determinato dalla natura del vincolo e dalla pianificazione vigente. Anche il secondo motivo è stato respinto. La porzione classificata B7 conserva una vocazione edificatoria residenziale già esercitabile secondo l'indice di fabbricabilità previsto, sicché non sussiste un interesse alla ritipizzazione. La destinazione a servizi per la residenza è stata qualificata come vincolo conformativo, volto al bilanciamento degli standard urbanistici e alla zonizzazione del territorio, non soggetto a decadenza quinquennale. La destinazione a viabilità primaria è stata anch'essa qualificata come conformativa e non espropriativa, sulla base della sua funzione di infrastruttura destinata a servire un ambito territoriale più ampio e collegata alla rete viaria cittadina. La mancata attuazione protratta nel tempo, l'asserita irrealizzabilità del tracciato per la presenza di edifici e la brevità del segmento stradale non modificano tale qualificazione. L'accessibilità del fondo da altre vie e da aree già acquisite al patrimonio indisponibile comunale esclude inoltre la totale interclusione e la formazione di una zona bianca. Il TAR ha precisato che l'eventuale attualità o impossibilità materiale della viabilità può essere rivalutata soltanto nell'ambito di una nuova pianificazione generale, non mediante una decisione individuale fondata sulla mera inerzia attuativa. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 10-bis l. 241/1990
La mancata comunicazione del preavviso di rigetto è stata dedotta dai ricorrenti, ma non ha condotto all'annullamento del provvedimento perché il giudice ha applicato l'art. 21-octies, comma 2, ritenendo vincolato il contenuto del diniego.
art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990
Il vizio relativo all'omissione del preavviso di rigetto non comporta l'annullamento quando l'attività amministrativa è priva di margini di discrezionalità e risulta che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.
art. 9 d.P.R. 327/2001
La disposizione è stata invocata dai ricorrenti con riferimento alla decadenza quinquennale dei vincoli espropriativi, ma il giudice ha escluso che le destinazioni a servizi per la residenza e a viabilità primaria avessero natura espropriativa.
Massime di principio
- Le destinazioni urbanistiche a servizi per la residenza e a viabilità primaria, quando funzionali rispettivamente al bilanciamento degli standard urbanistici e alla realizzazione di una rete viaria destinata a un ambito territoriale più ampio della singola proprietà, hanno natura conformativa e non sono soggette alla decadenza quinquennale prevista per i vincoli espropriativi.
- La qualificazione di un vincolo urbanistico come conformativo o espropriativo deve essere operata secondo un criterio funzionale, considerando la funzione della previsione nel sistema della pianificazione e non soltanto l'incidenza concreta sulla proprietà o la durata della sua mancata attuazione.
- La mancata attuazione protratta nel tempo, l'asserita irrealizzabilità del tracciato e la presenza di edifici successivamente realizzati non determinano, da sole, la decadenza di una previsione viaria conformativa né impongono una ritipizzazione individuale del fondo.
- L'eventuale perdita di attualità o l'impossibilità materiale di una previsione di viabilità primaria deve essere valutata nell'ambito di una nuova pianificazione generale, preservando la visione complessiva e coordinata del territorio; non può essere imposta mediante l'accoglimento di istanze individuali fondate sulla sola inerzia dell'amministrazione.
- L'omessa comunicazione del preavviso di rigetto non comporta l'annullamento del provvedimento quando, in ragione della pianificazione vigente e della natura oggettiva del vincolo, l'amministrazione non dispone di margini di discrezionalità e il contenuto dell'atto non avrebbe potuto essere diverso.
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