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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13321/2025 del 07/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte di appello che aveva respinto la richiesta di indennizzo per presunta ingiusta detenzione subita dal Foschini. Il ricorrente censura che la Corte territoriale abbia fondato il rigetto su dichiarazioni di collaboratori di giustizia attribuendo loro un significato indiziario senza però indicare comportamenti materiali effettivamente posti in essere dal Foschini e senza considerare che, nei giudizi di merito, egli era stato assolto dalle imputazioni rilevanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato con rinvio l'ordinanza impugnata, disponendo che altra Sezione della Corte d'appello di Catanzaro svolga un nuovo giudizio colmando le carenze motivazionali rilevate. Il Collegio ha ritenuto che la motivazione della Corte distrettuale fosse insufficiente perché si era limitata a richiamare dichiarazioni di terzi non approvate nel merito e non aveva indicato comportamenti materiali direttamente riconducibili al Foschini tali da configurare dolo o colpa grave che giustificassero il rigetto dell'istanza di indennizzo.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73

    Articolo richiamato in relazione all'accusa originaria di illecita detenzione/traffico di stupefacenti; la Corte ha rilevato che eventuali riferimenti a fatti colpiti da processuali assoluzioni non possono essere automaticamente usati per negare l'indennizzo.

  • D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74

    Articolo relativo all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti richiamato negli atti; la Corte ha sottolineato che, pur essendo l'articolazione delle imputazioni rilevante per il contesto, le assoluzioni di merito ne riducono l'efficacia probatoria ai fini dell'esclusione dell'indennizzo se non sussistono comportamenti materiali attribuibili all'istante.

  • Corte di Cassazione, Sez. IV, sentenza 9 novembre 2023, n. 48077

    Sentenza di annullamento con rinvio che aveva già censurato la precedente decisione della Corte d'appello per vizio di travisamento della prova e per mancata specificazione delle dichiarazioni dei collaboratori come base per l'affermazione della contiguità del Foschini a contesti criminosi.

  • Corte di Cassazione, Sez. IV, sentenza 19 gennaio 2021, n. 2145

    Richiamata per il principio secondo cui l'assoluzione non determina automaticamente il diritto all'indennizzo poiché i criteri probatori per la misura cautelare e per la condanna sono diversi; tuttavia per escludere l'indennizzo è necessario dimostrare condotte dolose o gravemente colpose dell'istante.

  • Corte di Cassazione, Sez. IV, sentenza 15 aprile 2010, n. 14581

    Richiamata per il principio che la condotta ostativa al riconoscimento dell'indennizzo deve consistere in comportamenti del soggetto non esclusi dal giudice della cognizione e direttamente riferibili all'interessato.

  • Corte di Cassazione, Sez. IV, sentenza 8 gennaio 2025, n. 574

    Richiamata per precisare che in materia di reati associativi integra colpa grave la condotta di chi mantiene frequentazioni ambigue con gli appartenenti all'associazione, evidenziando la necessità di comportamenti percepibili come indicativi di contiguità al sodalizio.

Massime di principio

  • L'assoluzione nel giudizio di merito non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: l'indennizzo può essere negato se emergono comportamenti dolosi o di colpa grave attribuibili all'interessato che abbiano causato o contribuito all'adozione della misura cautelare.
  • Per negare l'indennizzo non basta il richiamo a dichiarazioni di terzi (es. collaboratori di giustizia): tali dichiarazioni devono essere specificamente indicate, documentate e, se necessario, riscontrate da elementi indipendenti; se in sede di merito tali dichiarazioni non sono state ritenute veritiere, la loro mera evocazione non è sufficiente.
  • Il giudice che decide sull'istanza di indennizzo deve indicare chiaramente i comportamenti materiali direttamente imputabili al richiedente che giustifichino la sussistenza della colpa grave o del dolo; motivazioni generiche o basate solo su informazioni di terzi non verificate sono carenti.
  • Nel valutare la sussistenza dei gravi indizi per l'adozione della misura cautelare e la possibile loro connessione al comportamento dell'interessato, occorre distinguere tra livello indiziario cautelare e livello probatorio richiesto per la condanna penale; tuttavia la sussistenza di indizi non può fondarsi esclusivamente su elementi che il giudice di merito ha ritenuto non affidabili.
  • Se la motivazione di un provvedimento che nega l'indennizzo è viziata o insufficiente, la Corte di cassazione può annullare con rinvio ordinando un nuovo esame da parte di diversa sezione affinché le lacune siano colmate con adeguata motivazione e riscontro probatorio.

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