Cassazione Penale, Sentenza n. 46313/2022 del 07/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Genova che, in sede di riesame, aveva annullato il decreto di sequestro preventivo sul sottosuolo di due particelle e sui parcheggi nel Comune di Camogli e aveva disposto la restituzione del bene alla Novim s.r.l. Il Procuratore lamentava che il Tribunale avesse erroneamente escluso la configurabilità del reato di truffa aggravata e falso per induzione contestati all'indagato (sindaco), sostenendo che per la truffa non è necessario provare la concorso del beneficiario e che gli artifici del sindaco avrebbero indotto in errore il consiglio comunale facendo apparire il bene come appartenente al patrimonio indisponibile comunale, con conseguente alterazione della possibilità di alienazione verso terzi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore. Ha preliminarmente ricordato il limite di ammissibilità del ricorso ai soli profili di violazione di legge (art. 325 c.1 cod.proc.pen.) e non ai vizi logico-motivazionali ordinari. Pur rilevando un richiamo motivazionale improprio del Tribunale circa la presunta necessità di provare un accordo tra agente e terzo beneficiario, la Corte ha ritenuto tale passaggio non decisivo. Il nucleo della decisione del Tribunale – l'assenza di elementi che dimostrassero la direzione degli artifici e raggiri a conseguire un profitto per sé o per altri e la mancanza di prova di concorso o di capacità decettiva effettiva – è stato considerato congruo e non in contrasto con la legge. La Corte ha quindi confermato l'annullamento del sequestro e la restituzione del bene alla Novim s.r.l., ritenendo che le condotte del sindaco potessero ricondursi, al più, a un cattivo esercizio del potere (astrattamente riconducibile a abuso d'ufficio) e non alla truffa contestata.
Norme richiamate
art. 325 cod. proc. pen. (comma 1)
Limita l'ammissibilità del ricorso per cassazione contro le ordinanze di riesame di misure cautelari reali alle sole violazioni di legge; pertanto la Corte di Cassazione non è luogo per sindacare i normali vizi di motivazione.
art. 640 cod. pen. (truffa)
La norma punisce chi, con artifici o raggiri, induce altri in errore al fine di procurare a sé o ad altri un profitto; la sentenza osserva che, sebbene la partecipazione del beneficiario non sia richiesta dalla norma, deve sussistere prova della direzione degli artifici verso l'ottenimento del profitto e dell'effettiva capacità decettiva.
Giurisprudenza di legittimità richiamata (es.: Sez.U. n.25932/2008, Sez.2 n.18778/2014, Sez.2 n.1539/2005, Sez.5 n.35532/2010)
Richiamati principi sui limiti del sindacato in Cassazione e su elementi probatori richiesti per la configurazione della truffa; la Corte precisa che alcune affermazioni del Tribunale potevano essere improprie rispetto agli orientamenti, ma che ciò non incidiva sulla decisione complessiva atteso il quadro probatorio.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze di riesame di misure reali è ammesso solo per violazione di legge: i vizi ordinari di motivazione sono in genere inammissibili.
- Per configurare la truffa è necessario dimostrare non solo l'uso di artifici o raggiri, ma anche che tali condotte avessero effettiva capacità decettiva e fossero dirette a conseguire un profitto per l'agente o per altri; l'assenza di prova in tal senso può escludere la truffa anche se l'atto amministrativo è illegittimo.
- La truffa non richiede necessariamente la prova dell'accordo tra l'agente e il terzo beneficiario, ma rimane essenziale dimostrare il nesso causale tra la condotta ingannevole e l'ottenimento del profitto.
- Quando la condotta consiste in un cattivo esercizio del potere pubblico (es. delibera illegittima adottata nell'ambito politico-amministrativo), può profilarsi reato diverso (p.es. abuso d'ufficio) con diversi elementi costitutivi e gravità probatoria.
- Nelle valutazioni cautelari sui sequestri preventivi di beni pubblici o relativi a diritti reali, il contesto storico-politico e la conoscenza/volontà degli organi collegiali possono incidere sulla valutazione della capacità decettiva e dell'elemento soggettivo richiesto per la truffa.
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