Ordinanza n. 107/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (Sezione terza) n. 2318/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Sicilia, Sezione terza, n. 2318/2023 e, in primo grado, provvedimento della Soprintendenza n. 5428/2022 che ordinava il ripristino mediante chiusura di alcune aperture velux nel sottotetto e modifica della quota dei solai del sottotetto
Esito
La controversia
Una società immobiliare ha proposto appello contro la sentenza del TAR Sicilia che aveva deciso la controversia relativa al provvedimento della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo n. 5428/2022. Il provvedimento aveva contestato lavori realizzati negli anni Novanta e ordinato interventi di ripristino consistenti nella chiusura di alcune aperture velux nel sottotetto e nella modifica della quota dei relativi solai. Nel giudizio è stato dedotto, tra l'altro, che l'intervento imposto potrebbe compromettere la stabilità o comunque danneggiare l'immobile; che, a distanza di molti anni dalla realizzazione dei lavori e considerati i precedenti rimaneggiamenti dell'edificio, il ripristino potrebbe non essere idoneo a restituire in modo effettivo la storicità e l'autenticità del bene culturale; e che la tardività dell'intervento soprintendentizio avrebbe inciso sul valore del cespite acquistato dall'appellante nel 2017 a un'asta fallimentare, determinando, secondo la prospettazione dedotta, una diminuzione di valore di 37.000 euro. L'ordinanza non riporta in dettaglio tutti i motivi d'appello, limitandosi a disporre un approfondimento istruttorio sui profili indicati.
La decisione
Il CGARS ha ritenuto che la causa non fosse matura per la decisione e ha riservato al definitivo ogni statuizione in rito, nel merito e sulle spese. Ha disposto che la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo depositi, entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione dell'ordinanza, una relazione illustrativa corredata da ogni documento utile. La relazione dovrà chiarire: a) quali valutazioni abbiano escluso che gli interventi di ripristino ordinati possano compromettere la stabilità o danneggiare l'immobile; b) sulla base di quali accertamenti l'intervento sia stato ritenuto ancora idoneo, dopo il lungo tempo trascorso dalla realizzazione dei lavori e tenuto conto dei precedenti rimaneggiamenti, a conseguire il ripristino della storicità e autenticità del bene culturale, anche in rapporto proporzionato al sacrificio imposto al privato proprietario. Il giudice ha inoltre richiesto che siano forniti elementi utili sul dedotto pregiudizio economico connesso all'acquisto dell'immobile all'asta fallimentare. L'udienza di prosecuzione sarà fissata con separato decreto.
Massime di principio
- Quando la decisione amministrativa di tutela di un bene culturale impone interventi di ripristino realizzati molti anni prima, l'amministrazione deve poter dimostrare, sulla base di un'adeguata istruttoria, che le opere siano ancora concretamente idonee a restituire la storicità e l'autenticità del bene.
- L'ordine di ripristino incidente su un bene culturale deve essere supportato da verifiche tecniche circa la compatibilità dell'intervento con la stabilità e l'integrità dell'immobile.
- La valutazione di legittimità di un intervento di ripristino su un bene culturale richiede il bilanciamento tra l'obiettivo di tutela e il sacrificio imposto al proprietario, secondo un criterio di proporzionalità.
- Quando il giudice amministrativo ritiene la causa non matura per la decisione, può disporre un'apposita relazione istruttoria a carico dell'amministrazione, riservando al definitivo ogni statuizione in rito, nel merito e sulle spese.
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