Cassazione Penale, Sentenza n. 16947/2024 del 23/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Alfonso, titolare di una ricevitoria lotto e incaricato di pubblico servizio, è stato condannato per peculato per essersi appropriato di € 64.096,20, provvigioni riscosse e non versate all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. In Cassazione ha dedotto vizio di motivazione: (1) contestando la qualificazione pubblicistica del fatto e richiamando orientamenti che qualificano l'attività come impresa (d.lgs. 269/2003); (2) denunciando mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.); (3) chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto (art. 323-bis c.p.), richiamando altresì versamenti parziali effettuati e la legislazione sul PREU e chiedendo acquisizione di documenti probatori.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché meramente reiterativo di argomentazioni già motivate e respinte in appello. Ha confermato che integra peculato la condotta del gestore di apparecchi da gioco che si impossessa dei proventi, compresa la parte destinata al PREU, richiamando la pronuncia delle Sezioni Unite (Rubbo, Sez. U. n. 6087/2020). Ha ritenuto infondate le doglianze sulla mancata applicazione delle attenuanti generiche (già riconosciute in primo grado nella massima estensione) e ha confermato il diniego della particolare tenuità: i versamenti parziali sono tardivi e inferiori alla metà del dovuto, lasciando un danno residuo significativo. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di quanto disposto a favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 314 cod. pen.
Norma del peculato: la Corte interpreta che rientra nel peculato l'appropriazione da parte del gestore dei proventi del gioco, inclusa la quota destinata al PREU, perché il denaro appartiene alla pubblica amministrazione dal momento della riscossione
art. 62-bis cod. pen.
Circostanze attenuanti generiche: la Corte rileva che tali circostanze erano già state riconosciute in primo grado nella massima estensione; l'eccezione di mancata applicazione è infondata
art. 323-bis cod. pen.
Richiamata dal ricorrente come norma collegata alla riduzione per particolare tenuità; la Corte ha ritenuto non applicabile l'attenuante data l'entità del danno, la tardività e l'insufficienza dei versamenti effettuati
d.lgs. 30/09/2003, n. 269
Citato dal ricorrente per sostenere la natura imprenditoriale dell'attività di gestione; la Corte rifiuta tale soluzione nella fattispecie richiamando giurisprudenza di legittimità che qualifica come incarico di pubblico servizio le attività delegate dal concessionario
TULPS, art. 110, sesto e settimo comma
Utilizzato per fondare la considerazione che il concessionario e i suoi delegati (gestore/esercente) svolgono attività riconducibile a pubblico servizio e che i proventi incassati sono della pubblica amministrazione
Sez. U. n. 6087 del 24/09/2020 (Rubbo)
Pronuncia delle Sezioni Unite richiamata come orientamento decisivo: stabilisce che il gestore/esercente di apparecchi da gioco che trattiene proventi, inclusa la quota PREU, può integrare il reato di peculato poiché il denaro è appartenenza pubblica sin dalla riscossione
Sez. 6 n. 21318 del 05/04/2018 (Poggianti)
Orientamento di legittimità minoritario citato dal ricorrente che considera l'attività come impresa e non pubblico servizio; richiamato e distinto dalla Corte d'appello e dalla Cassazione
Sez. 6, n. 8295 del 09/11/2018
Giurisprudenza richiamata in tema di valutazione complessiva per il riconoscimento di attenuanti e particolari cause di diminuzione della pena: va considerata l'entità del danno e le caratteristiche soggettive della condotta
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per disporre il pagamento delle spese del procedimento e delle somme a favore della Cassa delle ammende
PREU (Prelievo Erariale Unico)
Regime tributario citato dal ricorrente: la Corte ritiene irrilevante ai fini di esclusione del reato la natura tributaria della somma, poiché il denaro è ritenuto appartenente alla P.A. sin dalla riscossione
Massime di principio
- Se il gestore o esercente di apparecchi da gioco leciti trattiene proventi destinati allo Stato (es. PREU), la giurisprudenza prevalente può qualificare tale appropriazione come peculato perché il denaro appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione
- Argomentazioni basate su orientamenti minoritari o sulla qualificazione dell'attività come mera impresa devono essere concretamente motivate e differenziate rispetto alla giurisprudenza di legittimità delle Sezioni Unite per avere successo
- I versamenti effettuati dall'imputato dopo il momento consumativo del reato, soprattutto se tardivi e inferiori alla totalità o alla metà del dovuto, difficilmente consentono il riconoscimento della particolare tenuità del fatto
- Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche va provato con elementi specifici e il loro mancato nuovo fondamento in Cassazione porta all'inammissibilità del gravame quando la decisione di merito abbia motivato compiutamente
- In Cassazione non sono ammessi ricorsi meramente reiterativi: è necessario offrire censure nuove, argomentate o nuove prove tempestivamente richieste nei gradi di merito
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