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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 467/2024 del 05/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di conferma della condanna per associazione per delinquere finalizzata a plurimi reati di corruzione e per i reati di corruzione propria (art. 319 c.p.), con contestazione di dodici profili: errata qualificazione giuridica (si contestava che Kundu, quale interprete, non potesse essere ritenuto autore di corruzione propria e che la fattispecie dovesse qualificarsi come traffico di influenze o corruzione di altro tipo); vizio di motivazione e valutazione delle testimonianze (in particolare inutilizzabilità delle dichiarazioni dei corruttori ai sensi dell'art. 63 c.p.p.); inesistenza o illogicità della fattispecie associativa; errore nel calcolo e nella solidarietà della confisca per equivalente; illegittima applicazione della riparazione pecuniaria a favore del Ministero dell'Interno (con rilievo di possibile bis in idem e questioni di operatività temporale dell'art. 322-quater c.p.p.); incostituzionalità dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici; diniego immotivato delle attenuanti generiche; errata determinazione degli aumenti per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato nel merito la stragrande maggioranza dei motivi proposti dal ricorrente, confermando la valutazione probatoria delle sentenze di merito: attendibilità della denuncia di Islam Monzurul, valore delle intercettazioni e delle ammissioni/confessioni dei coimputati, sussistenza dell'associazione e del ruolo concreto e influente dell'interprete Kundu, e corretta qualificazione dei fatti come corruzione propria in concorso. Sono state invece accolte parzialmente due censure: (1) la confisca per equivalente di euro 270.000, originariamente applicata in via solidale a carico di Alì e Kundu per l'intero importo, va ridotta ripartendo il profitto accertato quando è possibile identificare una quota: la somma è stata dimezzata e per Kundu la confisca è fissata in euro 135.000 (annullamento senza rinvio per la somma eccedente); (2) la riparazione pecuniaria disposta a favore del Ministero dell'Interno è stata annullata senza rinvio perché applicata senza adeguata motivazione e in contrasto con i criteri d'intertemporalità e di appartenenza amministrativa (l'attività di interprete non implicava appartenenza all'Amministrazione dell'Interno ai fini della norma vigente allora). Restano confermate la condanna alla pena (5 anni e 8 mesi), l'interdizione perpetua dai pubblici uffici (ritenuta non incostituzionale nella versione di legge applicata) e le altre statuizioni; la maggior parte dei motivi difensivi è stata dichiarata infondata o inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen. (corruzione propria)

    La Corte ha ritenuto integrati gli elementi del reato di corruzione propria anche per l'interprete: non è necessario un potere decisionale formale, basta che l'atto contrario ai doveri d'ufficio rientri nelle competenze dell'ufficio coinvolto e che l'interprete abbia potuto esercitare un'ingerenza di fatto nella procedura.

  • art. 317-bis cod. pen. (interdizione dai pubblici uffici)

    L'applicazione dell'interdizione perpetua prevista per il reato di corruzione nella versione prevista all'epoca è stata ritenuta consona e non incostituzionale dalla Corte di Cassazione, richiamando la differenziazione prevista dalla norma per fattispecie meno gravi.

  • art. 322-ter cod. pen. (confisca per equivalente)

    La confisca per equivalente ha natura sanzionatoria e può essere disposta nei confronti dei concorrenti anche per l'intero profitto, ma solo se non è possibile individuare la quota spettante a ciascuno; se è possibile un criterio attendibile di riparto, la confisca va commisurata al grado di partecipazione economica individuale.

  • art. 322-quater cod. pen. (riparazione pecuniaria)

    La norma introduce una forma 'forfettaria' di riparazione a favore dell'amministrazione cui appartiene il pubblico ufficiale. La Corte ha ritenuto erronea l'applicazione al ricorrente in assenza di motivazione sull'intertemporalità e sull'appartenenza all'Amministrazione dell'Interno; inoltre la disposizione è di natura punitiva e non può applicarsi retroattivamente oltre i limiti previsti.

  • art. 63 cod. proc. pen. (soggetti che devono essere sentiti come indagati)

    Le difese hanno invocato l'inutilizzabilità delle deposizioni rese da soggetti che in realtà erano corruttori e avrebbero dovuto essere ascoltati come indagati; la Corte ha riconosciuto la fondatezza parziale dell'obiezione ma ha ritenuto che il restante materiale probatorio (intercettazioni, confessi, denuncia) fosse sufficiente a sostituirne la prova, non incidendo sull'esito della sentenza.

  • artt. 110, 81 c.p. (concorso di persone nel reato)

    Il fatto è stato ricostruito in concorso, con distribuzione di ruoli e ripartizione delle tangenti tra i sodali; la Corte ha ritenuto provato il contributo concorsuale di Kundu.

  • art. 346-bis, art. 318, art. 320 cod. pen. (traffico di influenze, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio)

    Proposte come qualificazioni alternative, sono state ritenute meno aderenti alla fattispecie concreta rispetto alla qualificazione per corruzione propria, perché l'attività dell'interprete è stata ritenuta idonea a realizzare atti contrari ai doveri d'ufficio in relazione alle competenze dell'ufficio competente.

  • art. 2 e art. 27 Cost.

    I profili costituzionali sollevati (soprattutto in tema di proporzionalità e irretroattività delle sanzioni accessorie) sono stati considerati e delimitati: la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione d'incostituzionalità relativa all'interdizione perpetua; invece ha accolto profili di illegittimità applicativa con riferimento all'art. 322-quater per ragioni di intertemporalità e appartenenza amministrativa.

Massime di principio

  • L'interprete o incaricato di pubblico servizio può essere ritenuto responsabile di corruzione propria se, pur senza potere formale decisionale, esercita un'ingerenza di fatto e contribuisce alla realizzazione di atti contrari ai doveri d'ufficio.
  • L'inutilizzabilità di dichiarazioni di soggetti che avrebbero dovuto essere sentiti come indagati (art. 63 c.p.p.) non annulla automaticamente la sentenza quando esiste un coerente e solido quadro probatorio residuo (intercettazioni, confessioni, denunce) sufficiente a fondare la condanna.
  • La confisca per equivalente ha natura sanzionatoria e, se possibile, deve essere ripartita tra i concorrenti in base a criteri attendibili; l'applicazione solidale per l'intero importo è ammissibile solo quando non sia possibile determinare le quote individuali.
  • La riparazione pecuniaria prevista dall'art. 322-quater non può essere applicata senza verificare l'appartenenza amministrativa del condannato e le regole di operatività intertemporale: norme punitivo-accessorie non retroagiscono oltre i limiti consentiti.
  • In sede di Cassazione il sindacato sulle risultanze di fatto è limitato: non è consentita una rilettura globale della prova ma solo la verifica della correttezza del percorso logico-motivazionale e della legittima applicazione delle norme.

Testo integrale

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