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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 03650/2026 del 29/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione. Il ricorrente contestava il vizio di motivazione (art. 606, co. 17, lett. e) c.p.p.), sostenendo che il giudice della riparazione avesse motivato in modo illogico e avesse valorizzato circostanze non provate o escluse dai giudici del merito per ritenere la sussistenza di dolo o colpa grave e negare la riparazione; in particolare contestava l'attribuzione di contiguità con Passalacqua Marco e la rilevanza di conversazioni telefoniche/ambientali richiamate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, confermando la decisione della Corte d'appello. Ha ritenuto corretta e coerente la valutazione della Corte territoriale secondo i canoni giurisprudenziali sulla nozione di "colpa grave" ai fini dell'art. 314 c.p.p., condividendo che il comportamento del ricorrente (frequentazioni e rapporti telefonici con soggetti ritenuti apicali del traffico, seppur non provato un ruolo associativo stabile) abbia creato una situazione prevedibile di intervento dell'autorità giudiziaria e dunque ostativa alla riparazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e al rimborso delle spese di giudizio in favore del Ministero resistente, liquidate in euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 74 D.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale che disciplina i reati in materia di stupefacenti; indicata come titolo del reato per cui il ricorrente era stato arrestato e poi assolto.

  • art. 314 c.p.p., comma 1

    Regola il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e la causa ostativa rappresentata dalla "colpa grave" del detenuto. La Corte interpreta la colpa grave come condotta macroscopicamente negligente, imprudente o trascurata che, pur non volendo, abbia creato una prevedibile ragione di intervento dell'autorità giudiziaria e quindi abbia escluso il diritto alla riparazione.

  • art. 606, co. 17, lett. e) c.p.p.

    Motivo di ricorso per cassazione relativo al vizio di motivazione. Il ricorrente lo ha invocato ma la Corte ha ritenuto il motivo infondato e il ricorso inammissibile perché la motivazione della Corte territoriale era congrua e conforme ai criteri giurisprudenziali.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (massime citate)

    Richiamati principi consolidati: il giudice della riparazione valuta la condotta del richiedente con valutazione ex ante, può rivalutare fatti emersi nel processo penale e non deve accertare la sussistenza del reato ma se la condotta abbia creato la falsa apparenza della configurabilità di un illecito; frequentazioni ambigue o comportamenti indicativi di contiguità con un'associazione possono integrare colpa grave.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta la condotta dell'istante con criterio "ex ante" e autonomo rispetto al giudizio di merito: non serve provare il reato, ma che la condotta abbia prodotto la falsa apparenza della sua esistenza.
  • La "colpa grave" ai sensi dell'art. 314 c.p.p. è una negligenza macroscopica o comportamento tale da rendere prevedibile l'intervento giudiziario; la sua sussistenza esclude il diritto alla riparazione.
  • Comportamenti che manifestano contiguità o frequentazioni ambigue con soggetti apicali di un'organizzazione criminale possono essere valutati come ostativi alla riparazione anche se il giudice penale ha poi assolto per mancanza di prova di partecipazione stabile.
  • Il giudice della riparazione può utilizzare e rivalutare elementi emersi nel processo penale (conversazioni, elementi probatori ambientali) per stabilire se la condotta del richiedente abbia effettivamente ingenerato la percezione di illiceità.
  • Nel ricorso per cassazione contro decisioni sulla riparazione è necessario dimostrare un vizio serio di motivazione; la mera diversa valutazione degli stessi fatti non è sufficiente a vincere il gravame.

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