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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12000/2026 del 30/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato l'istanza di applicazione della disciplina della continuazione, deducendo che la motivazione della Corte d'appello era manifestamente generica e apodittica. In particolare, l'istanza originaria aveva richiesto l'applicazione della continuazione non globalmente su tutti i delitti, ma dividendoli in tre gruppi omogenei distinti per contiguità temporale, tipologica e finalistica, con riferimento a modalità esecutive simili, concorso con gli stessi soggetti, natura identica dei reati (furti aggravati), contesto spazio-temporale e peculiari origini socioculturali. La Corte d'appello, invece, ha rigettato limitandosi a richiamare il lunghissimo arco temporale (1994-2019) e la diversità delle località, senza esaminare separatamente la richiesta di applicazione della continuazione ai singoli gruppi.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Roma per un nuovo esame dell'istanza. La Corte di cassazione ha rilevato che il giudice dell'esecuzione era tenuto ad esaminare la richiesta subordinata di applicazione della continuazione ai singoli gruppi di reati, valutando la vicinanza cronologica, la similare tipologia, le singole causali e la contiguità spaziale. L'omessa trattazione di tale punto costituisce omessa pronuncia e vizia l'ordinanza, pertanto è necessario un nuovo esame conforme ai principi indicati in sentenza.

Norme richiamate

  • disciplina della continuazione

    La continuazione può essere riconosciuta anche parzialmente rispetto a gruppi di reati all'interno di un arco temporale ampio, purché sussistano indici di un medesimo disegno criminoso per quei gruppi (vicinanza cronologica, tipologia, causalità, contiguità spaziale). Il giudice deve valutare espressamente le richieste formulate dal condannato e motivare il rigetto se nega la continuazione anche per singoli raggruppamenti.

  • Sez. 1, n. 15625 del 10/1/2023 (Kriz)

    Conferma il principio che l'ampio arco temporale non esime il giudice dall'esaminare la possibile continuazione per singoli gruppi di reati cronologicamente prossimi e con altri indici di collegamento.

  • Sez. 1, n. 14358 del 4/2/2013

    Rileva l'obbligo del giudice di considerare gli elementi fattuali (tipologia, contiguità spaziale e temporale, modalità esecutive) per valutare la sussistenza della continuazione.

  • Sez. 1, n. 7381 del 12/11/2018 (Zuppone)

    Stabilisce che l'esigenza di analizzare la continuazione per singoli gruppi sussiste laddove il soggetto abbia dedotto, con allegazioni sufficienti, l'interesse a quella verifica e abbia enucleato gli indici rivelatori di una continuazione parziale.

  • Corte costituzionale, sent. n. 183 del 2013

    Citata come limite da tenere presente nella valutazione successiva; indica vincoli di compatibilità costituzionale nell'applicazione delle regole sulla continuazione e sulla determinazione delle pene in ragione delle aggregazioni di reati.

Massime di principio

  • La mera durata temporale ampia in cui sono stati commessi più reati non esclude automaticamente la possibilità di riconoscere la continuazione per singoli gruppi di reati; il giudice deve valutare separatamente le richieste articolate dal condannato.
  • Se il difensore formula una domanda subordinata di continuazione per gruppi distinti e indica indici (vicinanza cronologica, identità tipologica, modalità esecutive, contiguità spaziale, causa comune), il giudice è tenuto a esaminare e motivare espressamente il rigetto o l'accoglimento per ciascun gruppo.
  • L'omessa pronuncia su una specifica prospettazione difensiva (anche se subordinata) configura un vizio che può determinare l'annullamento e il rinvio per nuovo esame.
  • Per configurare la continuazione parziale occorre che emergano elementi concreti che colleghino i reati nel gruppo: non bastano affermazioni generiche sull'eterogeneità o sulla distanza temporale e geografica.
  • In sede di nuova valutazione il giudice dovrà applicare i principi giurisprudenziali consolidati e motivare punto per punto, tenendo conto anche dei limiti posti dalla giurisprudenza costituzionale.

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