Cassazione Penale, Sentenza n. 10154/2024 del 11/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per furto aggravato dalla destrezza. Deduce (1) vizio di motivazione perché non sarebbe stato individuato al di là di ogni ragionevole dubbio quale autore del furto; (2) errata applicazione dell'art. 625, comma 1, n. 4, cod. pen., sostenendo che l'aggravante della destrezza non può ricavarsi dal mero approfittare di una distrazione non provocata del detentore; (3) manifesta illogicità, omessa motivazione e valutazione erronea delle prove, poiché la condanna si fonderebbe su meri indizi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha dichiarato inammissibili i primi e terzo motivo come reiterazione di censure già sottoposte in appello, ritenendo che la Corte territoriale avesse adeguatamente motivato l'attribuzione della condotta sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti (testimonianze, videosorveglianza, riconoscimento da parte di un operante e collegamento con la bicicletta del KARI). Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto infondato il motivo: ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite (sentenza Quarticelli) e successivi principi che tuttavia ammettono l'integrazione dell'aggravante della destrezza anche quando la distrazione non sia provocata, se l'azione si caratterizza per peculiare abilità e repentinità; nella fattispecie la Corte territoriale ha valutato la rapidità e la abilità del gesto idonee a integrare la fattispecie aggravata.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma processuale richiamata per i limiti di motivazione e per le censure ammesse in cassazione rispetto all'appello
art. 625, comma 1, n. 4, cod. pen.
Norma che prevede il reato di furto aggravato e la specifica aggravante della destrezza; interpretata nel senso che la destrezza richiede condotte caratterizzate da particolari abilità, astuzia o avvedutezza
Sez. U, n. 34090 del 27/04/2017 (Quarticelli)
Sez. U, n. 34090 del 27/04/2017, Quarticelli, Rv. 270088 - 01
Principio secondo cui l'aggravante della destrezza sussiste quando l'agente, prima o durante l'impossessamento, ponga in essere condotte di particolare abilita' idonee a eludere la sorveglianza; non è sufficiente il mero approfittare di una distrazione non provocata, salvo che l'azione sia di per sé particolarmente abile e repentina
Sez. 5, n. 48915 del 01/10/2018
Sez. 5, n. 48915 del 01/10/2018, S., Rv. 274018 - 01
Conferma che la destrezza può essere integrata anche in presenza di distrazione non provocata del detentore se l'agente agisce con particolare abilità e repentinità
Massime di principio
- In tema di prova per reati come il furto, i giudici possono fondare la condanna su una serie di indizi che, congiuntamente, risultino gravi, precisi e concordanti: videosorveglianza, testimonianze e riconoscimento da parte delle forze dell'ordine formano un quadro valutabile in via logica e non vengono facilmente riesaminate in Cassazione se la motivazione di merito è adeguata
- L'aggravante della destrezza (art. 625 n.4) richiede che l'autore abbia posto in essere, prima o durante l'impossessamento, condotte caratterizzate da particolare abilità, astuzia o avvedutezza: non è sempre esclusa se la vittima era semplicemente distratta; se il gesto è particolarmente rapido e abile l'aggravante può ritenersi integrata
- I motivi di ricorso che ripropongono censure già formulate in appello senza aggiungere profili nuovi sono spesso dichiarati inammissibili: è essenziale segnalare novità di diritto o di fatto non valutate dal giudice di merito per ottenere un esame di legittimità
- Il riconoscimento operato da un agente di polizia giudiziaria, se adeguatamente motivato e integrato da elementi oggettivi (es. corrispondenza con immagini di videosorveglianza, uso di beni come una bicicletta riconducibile all'imputato), può assumere rilevanza decisiva nella ricostruzione probatoria
- In casi analoghi, per difendersi efficacemente, è importante contestare puntualmente la congruenza temporale e la qualità delle prove (chiarezza delle immagini, affidabilità delle testimonianze, modalità del riconoscimento) e proporre elementi contrari o alternative spiegazioni dei fatti
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