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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47542/2022 del 16/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 04/04/2022 che aveva disposto gli arresti domiciliari nell'ambito di procedimento di estradizione passiva fondato su sentenza di condanna emessa dalla Corte cantonale di Tuzla per associazione per delinquere e abuso d'ufficio. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che mancava il pericolo di fuga: è stabile da molti anni in Italia (residenza a Gorizia), non si era allontanato né tenuto comportamenti allarmanti, e la misura sarebbe stata applicata automaticamente basandosi solo sulla coesistenza della sentenza di condanna e sulla richiesta del Ministro, in violazione dei principi di cui all'art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p. e dell'obbligo di specificità richiesto dall'art. 715 c.p.p., comma 2, lett. c).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando alla Corte d'appello di Trieste per nuovo esame. La Corte ha affermato che il pericolo di fuga, che legittima misure limitative della libertà nell'ambito dell'estradizione, deve essere motivato con elementi concreti, specifici e idonei a rivelare una reale propensione e possibilità di allontanamento clandestino; la sola esistenza della sentenza di condanna o della richiesta ministeriale non è sufficiente a soddisfare il requisito di specificità previsto dall'art. 715 c.p.p..

Norme richiamate

  • art. 715 c.p.p., comma 2, lett. c)

    citato nel provvedimento impugnato e nella motivazione della Cassazione

    richiede che la decisione sulle misure nell'ambito dell'estradizione sia motivata con specificità: il pericolo di fuga deve risultare da elementi concreti e specifici e non può essere desunto in via automatica dalla mera esistenza di una sentenza di condanna

  • art. 274 c.p.p., comma 1, lett. c)

    richiamato dal ricorrente come principio violato dall'applicazione automatica della misura

    richiama il principio di personalizzazione e di adeguata motivazione delle misure cautelari; la norma implica che non si possono applicare misure restrittive senza una valutazione concreta del pericolo

  • art. 23, comma 8, D.L. 137/2020

    richiamato in relazione al rito: "Ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell'art. 23, comma 8, D.L. 137/2020"

    norma procedurale che consente lo svolgimento del contraddittorio in forma scritta in particolari condizioni, applicata al procedimento di ricorso

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    N. 28758 del 2008 Rv. 240322 - 01; N. 23319 del 2016 Rv. 267061 - 01; N. 2840 del 2007 Rv. 235554 - 01; N. 30047 del 2010 Rv. 247813 - 01; N. 50161 del 2019 Rv. 278057 - 01; Sez. 6, n. 31373 del 09/07/2015, Rv. 264336

    costante indirizzo giurisprudenziale secondo cui il pericolo di fuga nell'estradizione richiede concreto e specifico fondamento fattuale; mere deduzioni astratte o la sola esistenza della pena non sono sufficienti

Massime di principio

  • Il pericolo di fuga a fondamento di misure restrittive in procedimenti di estradizione deve basarsi su elementi concreti e specifici (es. tentativi documentati di sottrarsi alle autorità, disponibilità di documenti falsi, rapporti o attività che consentano una partenza clandestina), non sulla sola esistenza di una condanna.
  • La stabile presenza sul territorio nazionale, la residenza consolidata e l'assenza di comportamenti allarmanti sono elementi che pesano fortemente contro la sussistenza del rischio di fuga e devono essere considerati dal giudice.
  • La richiesta del Ministero della Giustizia o la previsione che la pena sarà scontata nel paese richiedente non autorizzano l'applicazione automatica di misure cautelari: il giudice deve motivare specificamente perché tali circostanze determinano un effettivo rischio di elusione dell'estradizione.
  • In assenza di motivazione adeguata e specifica la misura cautelare può essere annullata in sede di gravame o ricorso in Cassazione, con rinvio per nuovo esame.
  • Per difendersi efficacemente in casi analoghi è utile documentare indizi di radicamento (residenza, lavoro, legami familiari) e contestare ogni motivazione generica o automatica proposta dall'autorità richiedente o dal giudice.

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