Cassazione Civile, Sentenza n. 34389/2024 del 24/12/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza-ingiunzione che aveva respinto il ricorso amministrativo avverso un verbale per sosta senza esposizione del titolo di pagamento (art. 157, comma 6 C.d.S.). La ricorrente deduceva difetti di motivazione e sottoscrizione dell'atto, prescrizione della notifica, nullità della sanzione per mancanza delle condizioni previste dall'art. 7, commi 6 e 8 C.d.S. (mancata riserva di aree di parcheggio libero nella zona) e in generale il mancato rispetto delle condizioni di legge. In sede di cassazione il motivo principale era la violazione dell'art. 7, comma 8 C.d.S. correlata all'onere della prova (art. 360 c.p.c. n. 3): il giudice d'appello avrebbe erroneamente posto a carico del privato l'onere di provare l'inesistenza di stalli liberi, laddove spetta all'Amministrazione dimostrare l'adozione dei provvedimenti che escludono l'obbligo di riservare aree di sosta libera.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ha cassato la sentenza del Tribunale di Roma e ha rinviato il giudizio allo stesso Tribunale in persona di diverso magistrato. La Corte ha affermato il principio secondo cui, in opposizione a verbale di accertamento per sosta, quando l'opponente contesti specificamente la mancanza di aree di parcheggio libero, grava sull'Amministrazione l'onere di provare l'esistenza delle delibere o provvedimenti che rendono inoperante l'obbligo di riservare un'adeguata area per il parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo della durata della sosta. Ha anche disposto che il giudice del rinvio regolerà le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 7, comma 8 Codice della Strada (d.lgs. n. 285/1992)
qualora il comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato", nonché per quelle definite "A" dall'art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, ...
La Corte interpreta che, se il privato contesta specificamente l'assenza di aree di parcheggio libero, l'Amministrazione è onerata di provare l'adozione delle delibere o provvedimenti che dimostrino l'adempimento degli obblighi o l'applicabilità delle eccezioni previste dallo stesso comma.
art. 157, comma 6 Codice della Strada
Norma richiamata quale titolo della violazione contestata (sosta senza esposizione del titolo di pagamento); la pronuncia richiama i relativi obblighi di evidenza e di prova a carico dell'Amministrazione quando si discute la regolarità della segnaletica e della disciplina della sosta.
art. 2697 Codice Civile
Richiamato in relazione all'onere della prova: principio secondo cui chi vuol far valere un diritto deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento; la Corte precisa tuttavia che, nella specifica fattispecie, l'onere probatorio in ordine alle delibere comunali spetta all'Amministrazione.
artt. 22 e 23 legge n. 689/1981
Richiamati in relazione alla disciplina processuale delle opposizioni a sanzioni amministrative e agli oneri probatori e documentali connessi.
d.lgs. n. 360/1993 (modifiche all'art. 7 C.d.S.)
Richiamato per la modifica storica al comma 8 dell'art. 7; la Corte utilizza la versione normativa rilevante per stabilire gli obblighi del comune.
decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 (art. 2)
Citato come riferimento normativo per le zone "A" esentate dall'obbligo di riservare aree di parcheggio libero; la Corte segnala che l'esistenza di tali individuazioni deve essere provata dall'Amministrazione se invocata.
Massime di principio
- Quando il ricorrente contesta specificamente l'assenza di aree di parcheggio libero in relazione a una sanzione per sosta, l'onere di provare l'esistenza di delibere o provvedimenti comunali che assolvono o escludono l'obbligo di riservare aree libere grava sull'Amministrazione.
- L'Amministrazione deve produrre gli atti amministrativi (delibere, ordinanze, deleghe, provvedimenti della Giunta) che giustifichino la disciplina della sosta invocata: la mancata produzione può portare all'annullamento della sanzione.
- Il principio generale dell'onere della prova (art. 2697 c.c.) non esime l'Amministrazione dall'onere probatorio nei casi in cui il diritto del privato si fonda su circostanze facilmente documentabili dall'ente (es. delibere e piani di zonizzazione).
- Il giudice d'appello non può invertire l'onere probatorio quando il privato formula una specifica contestazione di fatto; occorre valutare se l'Amministrazione abbia effettivamente dimostrato le condizioni di legge per l'applicazione della sanzione.
- Prove del ricorrente come fotografie o documenti utili sono rilevanti ma, se l'Amministrazione dimostra adeguatamente i provvedimenti che giustificano la disciplina della sosta, tali prove possono risultare ininfluenti; tuttavia, l'assenza di prova amministrativa favorevole all'ente rafforza la posizione del ricorrente.
- In caso di difetto di notifica o di irregolarità formali dell'atto (firma, motivazione) tali censure devono essere valutate insieme al tema probatorio sostanziale; l'Amministrazione deve comunque costituirsi e provare i presupposti regolamentari della sanzione.
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