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Cassazione Civile, Ordinanza n. 28876/2025 del 31/10/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (concessionario)

La controversia

La controversia nasce dalla rideterminazione del canone di una concessione demaniale marittima relativa a uno stabilimento balneare. La società concessionaria aveva contestato davanti al giudice ordinario gli importi richiesti dall'amministrazione per canone, aggiornamento ISTAT e criteri di calcolo riferiti a pertinenze demaniali e aree scoperte, sostenendo che la normativa sopravvenuta e i relativi parametri non fossero applicabili a tutte le pertinenze, ma solo a quelle effettivamente destinate ad attività commerciale, e che il canone dovesse essere rapportato al reale utilizzo stagionale dei beni. L'Agenzia del Demanio ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva dichiarato inammissibile l'appello per novità delle questioni, articolando cinque motivi: (1) difetto di giurisdizione del giudice ordinario, assumendo che la controversia investisse il regime concessorio e la natura demaniale dei manufatti, con applicazione dell'art. 37 c.p.c. e dell'art. 133 c.p.a.; (2) omesso esame e violazione dell'art. 345 c.p.c. per avere la Corte ritenuto nuove questioni che, secondo la ricorrente, erano già state dedotte in primo grado; (3) falsa applicazione dell'art. 345 c.p.c., sostenendo che si trattasse di mere difese e non di eccezioni nuove; (4) violazione dell'art. 49 cod. nav. nel regime anteriore alla l. n. 88/2001, per non aver considerato l'acquisto allo Stato delle opere non amovibili alla scadenza dei titoli concessori; (5) erronea applicazione della disciplina sul canone demaniale marittimo di cui al d.l. n. 400/1993 e alla l. n. 296/2006, contestando il criterio seguito per il calcolo in ragione della stagionalità e della destinazione dei manufatti. La concessionaria ha resistito con controricorso e ricorso incidentale condizionato, riproponendo il difetto di legittimazione dell'Agenzia a impugnare, assumendo che la competenza a determinare i canoni spettasse ai comuni.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso principale dell'Agenzia del Demanio. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la controversia verteva sull'accertamento della titolarità della proprietà superficiaria di manufatti insistenti su area demaniale oggetto di concessione marittima, quindi su un diritto soggettivo devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario, non essendo in discussione la legittimità della concessione. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo per difetto di specificità ex art. 366 c.p.c., perché fondato su richiami generici agli atti di causa. Ha rigettato il terzo motivo, ritenendo che le deduzioni su precedenti concessioni e inamovibilità dei manufatti integrassero eccezioni nuove e non mere difese. Ha dichiarato assorbiti il quarto e il quinto motivo, in quanto riproposizioni di questioni di appello rimaste correttamente precluse. Il ricorso incidentale condizionato è stato dichiarato assorbito per effetto del rigetto del ricorso principale. La ricorrente principale è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 37 c.p.c.

    Richiamato per sostenere il difetto di giurisdizione del giudice ordinario; la Corte ha però escluso che ricorresse una controversia devoluta al giudice amministrativo.

  • D.lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. b

    Invocato dalla ricorrente per attrarre la lite nella giurisdizione amministrativa; la Corte ha ritenuto invece che la domanda riguardasse diritti soggettivi.

  • art. 345 c.p.c.

    La Corte ha confermato che in appello non possono essere introdotte nuove eccezioni o nuovi temi di indagine non dedotti in primo grado.

  • art. 366 c.p.c.

    Il motivo fondato su generici richiami agli atti è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità del ricorso per cassazione.

  • art. 49 cod. nav.

    Richiamato per sostenere l'accessione allo Stato delle opere non amovibili alla scadenza della concessione; la censura è stata comunque assorbita.

  • art. 3, comma 1, lett. b), n. 2.1, D.L. n. 400/1993

    Richiamato quale criterio di determinazione del canone demaniale marittimo; la relativa censura è stata assorbita.

  • L. n. 296/2006, art. 1, comma 251

    Norma sulla rideterminazione dei canoni demaniali marittimi applicata nel caso concreto dagli enti locali e oggetto di contestazione.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    La Corte ha escluso l'applicazione del contributo unificato aggiuntivo nei confronti delle Amministrazioni dello Stato esonerate dal versamento mediante prenotazione a debito.

Massime di principio

  • La controversia sulla titolarità della proprietà superficiaria di manufatti insistenti su area demaniale concessa, quando non sia contestata la legittimità della concessione ma solo il diritto reale sul bene, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario.
  • Nel giudizio di appello non possono essere introdotte questioni nuove che comportino nuovi temi di indagine o nuove eccezioni rispetto al thema decidendum del primo grado; la qualificazione come mera difesa è esclusa quando la parte alleghi fatti ulteriori non emersi dagli atti già acquisiti.
  • Nel ricorso per cassazione il motivo deve rispettare il principio di specificità: il generico rinvio agli atti di causa o a frammenti motivazionali non consente il controllo di legittimità e determina inammissibilità.
  • Le censure riproposte in cassazione come critica alla sentenza di primo grado, anziché alla decisione d'appello impugnata, non sono idonee a scalfire la pronuncia di legittimità e possono risultare assorbite o comunque inammissibili.
  • Quando il ricorso principale è respinto, il ricorso incidentale condizionato proposto dalla parte totalmente o sostanzialmente vittoriosa in appello resta assorbito, difettando l'interesse alla sua decisione.

Come è indicizzato

MaterieGiurisdizioneImpugnazioniProprietà
RamiProcesso civileDiritti realiEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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