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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26961/2022 del 13/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione sostenendo che l'immobile fosse stato regolarizzato mediante una sanatoria fondata su una pregressa cessione di cubatura. Ha contestato la decisione territoriale per presunta violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che all'epoca della stipula la cessione non richiedeva forma scritta né trascrizione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la cessione di cubatura non poteva essere considerata efficace perché non era stata stipulata con tutti i titolari dei diritti edificatori e mancava di data certa; inoltre l'atto è stato trascritto solo dopo l'accertato abuso e comunque era stato stipulato con una sola controparte pur risultando documentalmente altri proprietari. Per tali ragioni la Corte territoriale ha correttamente escluso efficacia alla cessione e ha ritenuto illegittimo il permesso in sanatoria per difetto della "doppia conformità" prevista dall'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001. Il ricorrente è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende; applicata altresì la sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p. in termini di onere delle spese.

Norme richiamate

  • art. 36, d.P.R. n. 380/2001

    La sanatoria richiede la "doppia conformità": l'intervento deve essere conforme sia allo stato legittimato sia alle norme urbanistiche; la mancanza di tale conformità rende il permesso in sanatoria illegittimo e non idoneo a revocare l'ordine di demolizione.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta l'onere per il ricorrente di sostenere le spese del procedimento di cui all'art. 616 c.p.p.; applicata la condanna alle spese.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata per valutare l'eventuale colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e per giustificare la mancata aggravazione della sanzione; nel caso specifico la Corte ha ritenuto che non sussistesse colpa tale da escludere la liquidazione equitativa alla Cassa delle Ammende.

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 3, n. 45485 del 19/09/2019 (Caprio)

    Richiamata come precedente recente in materia di sanatoria e cessione di cubatura, confermando che la mancanza di formalità e la non completezza dei titolari rende inefficace la cessione rispetto al rilascio del titolo edilizio.

Massime di principio

  • Una cessione di cubatura deve essere stipulata da tutti i titolari dei diritti edificatori e preferibilmente dotata di data certa; diversamente rischia di essere considerata inefficace nei confronti delle autorità amministrative e giudiziarie.
  • La trascrizione di un atto dopo l'accertamento dell'abuso non cura retroattivamente i vizi formali: la trascrizione postuma non rende valida una cessione carente al momento del rilascio del permesso o della formazione dell'abuso.
  • Per ottenere la revoca di un ordine di demolizione mediante sanatoria è essenziale che il permesso in sanatoria sia pienamente legittimo, incluso il rispetto della "doppia conformità" prevista dall'art. 36 d.P.R. 380/2001; l'assenza di tale conformità impedisce la sanatoria.
  • In sede di Cassazione le censure di fatto che non contrastano con le motivazioni della decisione impugnata sono inammissibili: è necessario contestare punti di diritto o errori logico-giuridici chiaramente individuabili.
  • Chi propone ricorso infondato o inammissibile può essere condannato alle spese e a versamenti alla Cassa delle Ammende; valutare con attenzione la solidità delle prove documentali e la completezza delle formalità prima di impugnare.

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