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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31414/2026 del 14/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Nel procedimento per plurime ipotesi di bancarotta connesse al fallimento di una società, era stato disposto il sequestro preventivo di una villa a Capri ritenuta, nel decreto genetico, bene collegato alle condotte contestate e qualificabile come profitto dei reati. Successivamente il Tribunale di Benevento aveva revocato il vincolo e restituito il bene alla curatela del fallimento della società subentrata nella titolarità del complesso societario. Gli indagati/imputati avevano proposto appello cautelare reale sostenendo che la revoca fosse illegittima perché il giudice aveva dato rilievo a un accordo tra procedure fallimentari senza verificare il venir meno del fumus e del nesso tra immobile e reati; inoltre avevano dedotto che la restituzione avrebbe impedito la confisca diretta del bene e li avrebbe esposti, in ipotesi di condanna, al rischio di confisca per equivalente sui loro beni personali. Il Tribunale aveva dichiarato l'appello inammissibile per carenza di legittimazione e di interesse, osservando che i ricorrenti non vantavano un diritto reale sul bene e che il sequestro, nella specie, era comunque solo impeditivo. In cassazione i ricorrenti hanno denunciato violazione di legge per erronea declaratoria di inammissibilità, insistendo sul fatto che in materia di sequestro preventivo la legittimazione all'impugnazione spetta anche a chi sia concretamente inciso dagli effetti della misura, e che il decreto genetico contemplava anche la finalità ablativa ex art. 321, comma 2, c.p.p.; hanno inoltre contestato la qualificazione del vincolo come meramente impeditivo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i ricorsi e ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Benevento che aveva dichiarato inammissibile l'appello cautelare reale. Ha chiarito che la mancanza di un diritto reale sul bene non esclude di per sé la legittimazione astratta all'impugnazione, ma nel caso concreto difettava l'interesse concreto e attuale dei ricorrenti. Il pregiudizio allegato, fondato sull'asserito rischio di confisca per equivalente qualora non fosse stato possibile confiscare direttamente l'immobile, è stato ritenuto giuridicamente insussistente perché per i reati di bancarotta contestati non è prevista una confisca di valore sostitutiva di quella diretta. La Corte ha inoltre precisato che il provvedimento genetico presentava una concorrente finalità di sequestro ex art. 321, comma 2, c.p.p., ma ciò non mutava il difetto di interesse dei ricorrenti a mantenere il vincolo su un bene restituito alla curatela avente diritto. È stata quindi confermata la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p.

    il sequestro preventivo può avere finalità impeditiva e, quando il bene sia qualificato come profitto del reato, anche una concorrente finalità funzionale alla confisca diretta; nel caso concreto il decreto genetico richiamava entrambe le esigenze

  • art. 325 c.p.p.

    il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammesso soltanto per violazione di legge, comprendendo gli errores in iudicando e in procedendo e la mancanza assoluta o apparenza della motivazione, non già la mera illogicità

  • art. 568, comma 4, c.p.p.

    l'impugnazione richiede un interesse concreto e attuale, distinto dalla mera legittimazione astratta

  • art. 125, comma 3, c.p.p.

    la mancanza assoluta o la mera apparenza della motivazione integra violazione di legge

  • art. 240 c.p.

    consente la confisca diretta, facoltativa, del prodotto o del profitto del reato, ma nel caso dei delitti di bancarotta non opera una confisca per equivalente in via generale

  • art. 223 l.fall.

    primo comma; secondo comma, n. 2

    è la norma incriminatrice richiamata per la bancarotta fraudolenta impropria da operazioni dolose contestata agli imputati

  • art. 110 c.p.

    richiamato quale titolo di concorso di persone nel reato

  • art. 616 c.p.p.

    alla reiezione del ricorso segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali

Massime di principio

  • In materia di sequestro preventivo, la mancanza di un diritto reale sul bene non esclude automaticamente la legittimazione a impugnare; ciò che deve comunque sussistere è un interesse concreto e attuale riferibile alla posizione del ricorrente.
  • L'interesse a impugnare la revoca del sequestro non può fondarsi su un pregiudizio solo eventuale e meramente ipotetico, come il timore di una futura ablazione patrimoniale, se tale conseguenza non è giuridicamente prevista per il reato contestato.
  • Quando il bene è qualificato come profitto del reato, il sequestro preventivo può cumulare la funzione impeditiva con quella strumentale alla confisca diretta; tuttavia tale qualificazione non basta, da sola, a fondare l'interesse dell'imputato a mantenere il vincolo.
  • Per i delitti di bancarotta, in assenza di una specifica previsione normativa, non è configurabile una confisca per equivalente quale automatica alternativa alla confisca diretta del profitto; pertanto non può fondarsi su tale rischio l'interesse dell'imputato a contestare la restituzione del bene alla curatela avente titolo.
  • Nel ricorso per cassazione avverso provvedimenti in materia cautelare reale, il controllo di legittimità è limitato alla violazione di legge e ai vizi motivazionali radicali, non potendo essere devolute censure di mera illogicità o insufficienza della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSequestroBancarotta fraudolenta
RamiProcesso penaleReati fallimentari
IstitutiConfisca

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