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Circolare

Circolare numero 142 del 10-5-1994

INPS

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La circolare fornisce criteri di massima per accertare se l’attività svolta dai medici nelle strutture ospedaliere e remunerata con il sistema delle "compartecipazioni" sia di natura autonoma o subordinata. Si chiarisce che può sussistere un rapporto libero-professionale anche accanto al rapporto di impiego, soprattutto quando il paziente sceglie direttamente il medico o l’équipe, ma anche in assenza di scelta diretta, purché dagli elementi concreti emerga l’autonomia del rapporto. Vengono indicati gli indici da valutare: volontà delle parti, non ingerenza dell’amministrazione, assenza di obbligo di adesione all’équipe e struttura del compenso, distinto dalla retribuzione da lavoro dipendente. Si richiama inoltre la necessità di considerare l’evoluzione giurisprudenziale e le istruzioni già impartite con la circolare n. 159/93.

Criteri per distinguere attività autonoma e subordinata dei medici ospedalieri retribuiti a compartecipazione

Criteri per distinguere l’attività autonoma da quella subordinata dei medici ospedalieri retribuiti a compartecipazione

La circolare interviene per fornire criteri di massima utili a qualificare, ai fini giuslavoristici e previdenziali, l’attività svolta dai medici all’interno di strutture ospedaliere pubbliche o private e remunerata con il sistema delle cosiddette compartecipazioni . L’obiettivo è stabilire quando tale attività debba essere considerata espressione di un rapporto di lavoro autonomo e quando invece resti assorbita nel rapporto di impiego già esistente.

Contesto e presupposto dell’analisi

La circolare osserva che, nella prassi, i medici dipendenti delle strutture ospedaliere svolgono spesso, oltre il normale orario contrattuale, prestazioni professionali in forma individuale o in équipe, nell’ambito delle attività ambulatoriali divisionali e dei servizi di diagnosi e cura, con remunerazione a compartecipazione. In tale quadro, si precisa che non è esclusa la possibilità che, accanto al rapporto di impiego, si instauri un autonomo rapporto libero-professionale.

Ipotesi in cui l’autonomia è più chiaramente ravvisabile

La circolare indica come primo indice significativo il caso in cui l’attività sia svolta non solo fuori dall’orario di servizio, ma soprattutto a seguito della scelta del medico o dell’équipe da parte del paziente che paga di tasca propria. In questa ipotesi, il rapporto professionale è direttamente instaurato tra il professionista e il paziente, sia pure a condizioni predeterminate, e ciò depone in favore della natura autonoma dell’attività.

Rilevanza dell’evoluzione giurisprudenziale

Anche al di fuori dello schema della scelta diretta del paziente, la circolare ammette che possa configurarsi un’attività libero-professionale. In tal caso, l’indagine deve essere particolarmente rigorosa e deve tenere conto degli orientamenti costanti della Corte di Cassazione in tema di rapporto di lavoro subordinato. Tra i criteri richiamati emerge quello della rilevanza da attribuire alla dichiarazione di volontà delle parti, già evidenziato nelle circolari n. 179 dell’8 agosto 1989 e n. 159 del 12 luglio 1993.

Circostanze di fatto da valutare

Per accertare in concreto la sussistenza di un rapporto autonomo, la circolare invita a esaminare attentamente, anche alla luce delle clausole contrattuali, le seguenti circostanze:

  • l’attività ambulatoriale del medico o dell’équipe deve essere configurata come servizio voluto dalle parti come autonomo e distinto dal rapporto di impiego, assimilabile a una collaborazione con medici esterni;
  • deve emergere la non ingerenza dell’amministrazione ospedaliera nell’organizzazione del servizio, anche quanto alla rotazione e alle modalità di effettuazione delle prestazioni;
  • deve mancare un obbligo del medico di partecipare all’équipe medica e di svolgere le specifiche prestazioni;
  • il compenso deve essere corrisposto sotto forma di compartecipazione, anche se erogato in quote mensili in busta paga, ma deve restare distinto dalla retribuzione da lavoro dipendente e dal compenso per lavoro straordinario, oltre a risultare correlato soprattutto alla natura e alla quantità delle prestazioni, più che al tempo impiegato.

Indici sintomatici e valutazione complessiva

La circolare precisa che la presenza congiunta di tali circostanze, o di altre di pari valore probatorio, rappresenta un significativo segnale dell’esistenza di un’attività libero-professionale effettivamente svolta dal medico o dall’équipe. La qualificazione del rapporto richiede quindi una valutazione complessiva del comportamento delle parti e delle concrete modalità di svolgimento della prestazione.

Utilizzo di strutture e materiali ospedalieri

In relazione all’utilizzazione da parte del medico o dell’équipe delle attrezzature, degli strumenti e dei materiali di proprietà della struttura ospedaliera, la circolare non introduce nuovi criteri, ma richiama espressamente le istruzioni già impartite con la circolare n. 159 del 12 luglio 1993.

Punti principali

Oggetto dell’intervento

La circolare nasce da numerose richieste di chiarimento e mira a delineare i criteri utili per stabilire se l’attività resa dai medici nelle strutture ospedaliere, e pagata mediante compartecipazione, sia autonoma oppure subordinata.

Possibile coesistenza tra impiego e rapporto libero-professionale

Si afferma che non è esclusa la coesistenza, accanto al rapporto di lavoro dipendente, di un rapporto libero-professionale. Ciò può avvenire in particolare quando il paziente paga direttamente il medico o l’équipe scelta dal paziente stesso, anche se l’attività si svolge all’interno della struttura ospedaliera.

Rilievo della giurisprudenza e della volontà delle parti

La circolare richiama la giurisprudenza di merito e della Corte di Cassazione e sottolinea che, anche al di fuori del caso di scelta diretta del paziente, l’esistenza di un rapporto autonomo va valutata con attenzione, attribuendo rilievo alla dichiarazione di volontà delle parti e al loro comportamento complessivo.

Elementi da verificare per accertare l’autonomia

Per individuare un rapporto libero-professionale occorre verificare: la configurazione dell’attività ambulatoriale come servizio autonomo e distinto dal rapporto di impiego; la non ingerenza dell’amministrazione nell’organizzazione del servizio e nelle modalità di prestazione; l’assenza di un obbligo del medico di partecipare all’équipe; la corresponsione di un compenso a titolo di compartecipazione, distinto da retribuzione e straordinario e legato alla quantità e natura delle prestazioni.

Valore degli indici e casi concreti

La presenza congiunta di tali circostanze, o di altre equivalenti, costituisce un significativo indice dell’esistenza di un’attività libero-professionale. In ogni caso, la valutazione deve essere condotta concretamente e sulla base delle clausole contrattuali e dei fatti emersi nel singolo caso.

Uso di attrezzature e materiali ospedalieri

Per l’impiego, da parte del medico o dell’équipe, di attrezzature, strumenti e materiali della struttura ospedaliera, la circolare rinvia alle istruzioni già contenute nella circolare n. 159 del 12.7.1993.

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