Cassazione Penale, Sentenza n. 36050/2025 del 05/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione basato su tre censure: 1) violazione dell'art. 309, comma 5, c.p.p. e vizio di motivazione apparente per presunta trasmissione parziale degli atti al Tribunale del riesame (mancanza di decreti autorizzativi e proroghe delle intercettazioni e dei brogliacci); 2) insufficienza e carenza della motivazione sulla gravità degli indizi, rilevando che il ricorrente sarebbe stato solo il proprietario/conduttore dell'auto e non vi sarebbero elementi diretti che lo colleghino alla consumazione o conoscenza del contenuto delle scatole contenenti la droga; 3) vizio per omessa indicazione delle esigenze cautelari da soddisfare (assenza di motivazione su pericolo di fuga o inquinamento probatorio) e mancata autonoma valutazione degli elementi indiziari, sottolineando lo status di incensurato del ricorrente e l'esito negativo delle perquisizioni.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibile in parte il primo motivo (proposta per la prima volta in Cassazione) e, comunque, ha condiviso la risposta del Tribunale del riesame circa la completezza degli atti tramite la pennetta USB e l'informativa finale della Questura di Brescia. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: il Tribunale aveva motivato adeguatamente la gravità degli indizi avvalendosi di tracciamenti GPS, intercettazioni e del servizio di osservazione che hanno ricostruito il modus operandi degli indagati e dimostrato che Russo era alla guida della C3 al momento della ricezione dei due cartoni contenenti 30 kg di cocaina, ritenendolo consapevole del contenuto. Il terzo motivo è stato giudicato generico e manifestamente infondato: la misura degli arresti domiciliari è stata giustificata sul presupposto del pericolo di recidiva, desunto dalla gravità del fatto, dalle modalità organizzate e professionali dell'attività criminosa e dalla mancata collaborazione del ricorrente. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
artt. 73 e 80 d.P.R. n. 309 del 1990
Richiamate come norme sostanziali relative al reato di stupefacenti contestato (traffico/illecita detenzione e circostanze aggravanti), sono l'oggetto dell'accusa per cui è stata applicata la misura cautelare
art. 309, comma 5, cod. proc. pen.
Norma processuale invocata dal ricorrente in relazione alla completezza della trasmissione degli atti al riesame; la Corte ha ritenuto che l'eccezione relativa agli atti mancanti non fosse stata sollevata tempestivamente in sede di riesame e che, comunque, il fascicolo trasmesso (anche tramite USB) contenesse l'informativa finale e gli atti rilevanti
Massime di principio
- Le doglianze sulla mancata trasmissione o incompletezza degli atti devono essere sollevate tempestivamente davanti all'organo competente (es. Tribunale del riesame); dedurle per la prima volta in Cassazione rischia l'inammissibilità.
- La misura cautelare può essere confermata anche sulla base di indizi non diretti se vi è una motivazione logica e congrua che ricostruisca il quadro probatorio (GPS, intercettazioni, servizi di osservazione) e dimostri il ruolo dell'indagato nella restante fase dell'attività illecita.
- Il possesso o la conduzione di un veicolo utilizzato per la ricezione di ingenti quantitativi di droga può essere valutato insieme ad altri elementi come indice di consapevolezza, soprattutto quando il contesto e le modalità rendono implausibile la totale inconsapevolezza del conducente.
- Il giudice deve indicare chiaramente quale esigenza cautelare intende soddisfare (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, o pericolo di reiterazione/recidiva). L'indicazione del pericolo di recidiva è legittima quando la gravità e la professionalità dell'attività illecita e il comportamento del soggetto giustificano il timore di nuove condotte.
- Eccezioni generiche o mancanza di specificità nelle censure sulla motivazione e sulle esigenze cautelari sono destinate a fallire: è necessaria una critica puntuale e argomentata degli elementi probatori e della correlazione tra questi e la misura cautelare applicata.
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