Cassazione Penale, Sentenza n. 14772/2022 del 15/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva la rideterminazione della pena (da anni 30 a anni 20 con l'applicazione della diminuente di un terzo per il rito abbreviato) sulla base della declaratoria di incostituzionalità dell'art. 517 c.p.p. (Corte cost. n. 139/2015) che, secondo la difesa, avrebbe permesso la richiesta del rito abbreviato anche a seguito della contestazione suppletiva della recidiva; si deduceva inoltre il rilievo delle successive pronunce costituzionali (anche la n.32/2020) e della declaratoria di incostituzionalità dell'art.99, comma 5, c.p. (Corte cost. n.185/2015) come elementi a sostegno della revisione del quantum della pena.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non sussistesse alcun "novum" idoneo a superare la decisione già adottata e il giudicato esecutivo: la pronuncia di incostituzionalità dell'art.517 c.p.p. riguarda una norma processuale la cui efficacia retroattiva nei confronti di situazioni già esaurite è subordinata alla circostanza che l'imputato abbia tempestivamente formulato la richiesta del rito abbreviato; nel caso di specie la difesa non aveva riproposto l'istanza dopo la contestazione suppletiva e non ha quindi soddisfatto il presupposto per estendere gli effetti della pronuncia costituzionale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una somma di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 517 cod. proc. pen.
Norma processuale sul rito abbreviato condizionato; la Corte ha ritenuto che la sua incostituzionalità (Corte cost. n.139/2015) produce effetti favorevoli solo se la parte abbia tempestivamente richiesto il rito abbreviato nella finestra processuale utile.
art. 99 cod. pen.
Norma sulla recidiva (comma 5) invocata dalla difesa come oggetto di declaratoria di incostituzionalità (Corte cost. n.185/2015) già esaminata in precedenti ordinanze; la Cassazione ha ricordato che la questione era stata valutata dal giudice dell'esecuzione in altra ordinanza.
art. 30 legge n. 87/1953
Norma richiamata dal ricorrente; la motivazione della Corte di cassazione non ha ritenuto che la violazione richiamata comportasse efficacia novativa tale da superare il giudicato esecutivo.
Sentenza Corte costituzionale n. 139/2015
Declaratoria di incostituzionalità dell'art.517 c.p.p. nella parte che impediva la richiesta del rito abbreviato dopo contestazione suppletiva; la Corte di cassazione ha precisato che tale pronuncia incide solo se la parte aveva tempestivamente richiesto il rito abbreviato.
Sentenza Corte costituzionale n. 32/2020
Pronuncia citata dalla difesa quale novum sulla disciplina della successione di norme e sulla natura penale di alcune disposizioni; la Cassazione ha chiarito che la sentenza riguarda norme dell'esecuzione che trasformano la natura della pena e non autorizza automaticamente la riapertura del giudicato quando manchi la richiesta tempestiva del rito.
Sentenza Corte costituzionale n. 185/2015
Declaratoria citata in relazione all'art.99 c.p.; la vicenda era già stata esaminata dal giudice dell'esecuzione in precedenti provvedimenti.
Giurisprudenza della Cassazione (es. Sez. U n. 44711/2004 "Wajib", Sez. 1 n. 33080/2016 "Arifaj", Sez. 1 n. 9658/2021 "Cilione")
Precedenti richiamati per il principio secondo cui l'efficacia favorevole di una pronuncia costituzionale su norme processuali relative al rito abbreviato richiede che la parte abbia effettivamente e tempestivamente formulato la richiesta del rito; la mancata richiesta determina preclusione e la vicenda si considera esaurita.
Massime di principio
- La declaratoria di incostituzionalità di una norma processuale che incide sul trattamento sanzionatorio può produrre effetti favorevoli nei procedimenti conclusi solo se l'imputato aveva tempestivamente esercitato il diritto sostanziale/strumentale (es. richiesta del rito abbreviato) nella fase processuale utile.
- La mera successiva evoluzione della giurisprudenza costituzionale non costituisce di per sé un "novum" idoneo a superare il giudicato esecutivo: occorre che l'elemento nuovo incida concretamente sulla legittimità della pena e che sussistano i presupposti procedurali (richieste tempestive, condizioni soddisfatte).
- Se la difesa non ha riproposto la richiesta prevista dalla norma processuale al momento opportuno (es. dopo contestazione suppletiva), il giudice dell'esecuzione non può riconoscere d'ufficio l'effetto premiale derivante da una successiva pronuncia costituzionale.
- Per ottenere la rideterminazione della pena in esecuzione sulla base di pronunce costituzionali occorre dimostrare un effettivo "novum" processuale o sostanziale e la sussistenza delle condizioni richieste dalla giurisprudenza (es. richiesta tempestiva del rito speciale).
- Le questioni relative alla natura penale o processuale delle norme devono essere valutate con riferimento agli effetti concreti sulla libertà personale e sul trattamento sanzionatorio; non ogni riclassificazione giurisprudenziale comporta automaticamente riapertura o modificazione del giudicato.
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