Cassazione Penale, Sentenza n. 18240/2025 del 14/05/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti erano stati condannati per peculato per aver omesso di versare all'ASP somme incassate nell'ambito di prestazioni in regime di intramoenia (attività libero-professionale intramuraria). In particolare: Pranteda aveva emesso fatture intestate all'ASP e registrato incassi nel sistema informatico senza poi versare le somme (sei fatture); Scorpiniti e Santo avevano ricevuto pagamenti da pazienti senza emettere fattura intestata all'ASP e senza versare le somme (visite a pazienti specifici). I ricorsi contestavano, tra l'altro, la valutazione delle prove, l'esistenza di anomalie del sistema informatico che avrebbero potuto determinare un errore incolpevole, la configurabilità del peculato d'uso sul denaro, la mancata applicazione dell'attenuante dell'art. 323-bis c.p. e profili processuali relativi alla composizione del collegio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha disposto: 1) Annullamento con rinvio delle condanne nei confronti di Santo Anna e di Scorpiniti Pietro Rocco, perché la Corte territoriale non ha chiarito se le prestazioni fossero effettivamente erogate "attraverso" l'ASP (procedura intra moenia) oppure in via privata: in assenza di accertamento del rapporto con l'Amministrazione non è possibile escludere che i pagamenti non fossero affidati all'ente e dunque non configurassero peculato. 2) Rigetto del ricorso di Pranteda Giuseppe nella sostanza: per quest'ultimo la condanna è confermata in quanto risultano fatture intestate all'ASP e mancati versamenti; sono invece annullate senza rinvio, limitatamente alla pena accessoria della incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, perché quella specifica pena accessoria è stata introdotta successivamente alla commissione del reato (legge n. 3/2019) e non poteva essere applicata retroattivamente. 3) Respinte le doglianze relative alla configurabilità del peculato d'uso sul denaro e, in massima parte, le contestazioni processuali e probatorie ritenute manifestamente infondate o atte a sollecitare diversa valutazione delle prove. Per Pranteda è stata altresì confermata la condanna al rimborso delle spese/onorari della parte civile (liquidati in euro 3.800,00 oltre accessori).
Norme richiamate
art. 314 cod. pen. (peculato)
La Corte ricorda che il peculato richiede che la disponibilità del denaro derivi dall'esercizio di poteri o doveri funzionali (rapporto con l'ente). Se il pagamento proviene da un rapporto privatistico intuitu personae, non si configura peculato
art. 317-bis cod. pen. (pena accessoria: interdizione e divieti)
La Corte ha esaminato la disciplina delle pene accessorie in relazione alla loro determinazione e alla non retroattività delle nuove pene introdotte successivamente al fatto
art. 323-bis cod. pen. (attenuante per particolare tenuità o altre circostanze)
La Corte ha valutato la richiesta di riduzione della pena per l'attenuante ma ha ritenuto la motivazione della Corte territoriale adeguata a escludere una riduzione significativa, salvo casi specifici rinviati
art. 507 cod. proc. pen. (assunzione di prova nel giudizio di appello)
La possibilità di chiedere integrazione probatoria in appello è stata valutata; la Cassazione ha ritenuto non manifestamente illogica la valutazione della Corte di appello che ha ritenuto superflua l'audizione del teste tecnico indicato
art. 525 cod. proc. pen. (composizione del collegio e rinuncia/ mutamento)
La Corte ha ritenuto infondata la censura sulla composizione del collegio, atteso che le eventuali mutazioni erano state annotate e, ove necessario, è stata disposta la rinnovazione dell'istruttoria
legge n. 3 del 2019
La norma ha introdotto la pena accessoria della incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; la Cassazione ha affermato che tale pena non poteva essere applicata retroattivamente al fatto commesso nel 2013
Massime di principio
- Per configurare il peculato a carico di un medico che svolge attività intramoenia è necessario accertare che i pagamenti ricevuti siano riconducibili al rapporto con l'ente (procedura intra moenia) e non a rapporti privatistici intuitu personae; in assenza di tale collegamento la fattispecie non è integrata
- La semplice mancata emissione di fattura o la mancata contabilizzazione non basta di per sé a provare il peculato se non è dimostrato che il denaro era nella disponibilità dell'ente o che l'attività era stata attivata tramite i canali dell'amministrazione
- Le richieste di integrazione probatoria in appello (art. 507 c.p.p.) sono valutate discrezionalmente: la Cassazione non annulla per mero dissenso se la Corte territoriale ha motivato la non necessità dell'ulteriore prova
- Le modifiche legislative intervenute dopo la commissione del reato (nuove pene accessorie) non possono essere applicate retroattivamente: le pene accessorie devono essere quelle previste al tempo del fatto
- Il peculato d'uso non è configurabile in rapporto al denaro: la natura fungibile del denaro impedisce la configurazione dell'ipotesi attenuata del peculato d'uso rispetto ai beni materiali
- Difese fondate su anomalie tecniche del sistema informatico richiedono elementi probatori diretti e specifici (testimonianze tecniche, dati di sistema): la mera evocazione di malfunzionamenti non obbliga la Cassazione ad annullare se il giudice di merito ha giudicato le prove complessivamente sufficienti
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