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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7382/2025 del 24/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugna l'assoluzione resa dal Tribunale di Vasto in relazione al reato di innovazioni non autorizzate su area demaniale marittima (e, in via generica, fa riferimento agli artt. 54 e 1161 c. nav.), sostenendo che il giudice si sarebbe contraddetto: pur riconoscendo l'esistenza di opere difformi e di un eccesso volumetrico rispetto al permesso di costruire, ha ritenuto che il reato fosse istantaneo e prescritto anziché di natura permanente. Il PM deduce che l'eccesso volumetrico e le opere abusive, iniziate il 14/10/2021 e protratte nel tempo, configurano occupazione permanente del demanio e dunque diversa natura giuridica e conseguenze prescrizionali.

La decisione

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso in parte. Conferma l'insussistenza dell'impugnazione riguardante il reato di occupazione non autorizzata (il Tribunale aveva accertato l'esistenza di un titolo concessorio che legittimava un'occupazione maggiore rispetto a quella contestata). Tuttavia annulla la sentenza limitatamente al reato di innovazioni non autorizzate perché la formula assolutoria utilizzata dal giudice di merito ("per non aver commesso il fatto") è palesemente incongrua rispetto alla motivazione che in realtà aveva ritenuto l'estinzione per prescrizione. La Corte chiarisce il profilo giuridico: le innovazioni non autorizzate sono, di regola, reato istantaneo che si consuma con l'ultimazione dell'opera; esse assumono natura permanente solo se l'opera limita il godimento collettivo o determina una nuova occupazione o ampliamento dell'area demaniale. Nel caso concreto la presenza di un titolo che consentiva l'occupazione fino a 6.395 mq a fronte di 6.150 mq effettivamente occupati esclude la sottrazione del bene alla fruizione collettiva, per cui l'illecito va qualificato come istantaneo. La Corte dispone il rinvio al Tribunale di Vasto in diversa composizione per nuovo giudizio sul reato di innovazioni non autorizzate, avendo altresì chiarito i termini prescrizionali (termine quinquennale decorrente dalla data utile e ripresa della prescrizione in caso di annullamento della sentenza di primo grado ai sensi dell'art. 161-bis c.p.).

Norme richiamate

  • art. 1161 cod. nav.

    La norma incrimina, tra le ipotesi rilevanti, le "innovazioni non autorizzate" sul demanio e l'"impedimento dell'uso pubblico". La Corte distingue l'ipotesi dell'innovazione (reato istantaneo, che si consuma con l'ultimazione dell'opera) dall'occupazione abusiva (reato permanente): l'innovazione diventa permanente e integra l'occupazione solo se l'opera sottrae porzione di area al godimento collettivo o determina un ampliamento dell'area occupata.

  • art. 54 cod. nav.

    Articolo richiamato nel ricorso ma non sviluppato in modo decisivo dalla Corte di Cassazione; dalla sentenza non emerge una interpretazione specifica deducibile riguardo all'applicazione autonoma della norma.

  • art. 161-bis cod. pen.

    La Corte applica questo disposto in tema di prescrizione: la pronuncia di primo grado comporta la cessazione del corso della prescrizione; se la sentenza di primo grado viene annullata con rinvio, la prescrizione riprende a decorrere dalla data dell'annullamento (secondo comma). In concreto, la Corte calcola il quinquennio prescrizionale dal 14/10/2021 e dispone la ripresa del decorso dalla data della sentenza di annullamento.

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra "innovazioni non autorizzate" (di regola reato istantaneo, consumato con l'ultimazione dell'opera) e "occupazione abusiva" (reato permanente): la differenza è determinata dall'effetto dell'opera sul godimento collettivo o dall'ampliamento della superficie occupata.
  • La presenza di un titolo concessorio valido che legittima una certa estensione di occupazione è elemento decisivo: se l'occupazione materiale resta entro i limiti complessivi consentiti dal titolo, difficilmente si potrà configurare una sottrazione al godimento collettivo e dunque il reato sarà qualificato come innovazione istantanea.
  • Per qualificare un'innovazione come occupazione permanente occorre provare circostanze concrete (es. limitazione dell'accesso pubblico, ampliamento della superficie demaniale effettivamente sottratta alla collettività); il mero eccesso volumetrico non è di per sé sufficiente senza dimostrazione dell'incidenza sul godimento collettivo.
  • Ai fini prescrizionali per le innovazioni (contravvenzione) va considerato il termine di legge (nella specie assunto come quinquennale): il dies a quo è la data utile (tipicamente il completamento/opera o, se più favorevole al reo, l'inizio lavori valutato caso per caso) e la prescrizione può essere influenzata dalla pronuncia di primo grado secondo l'art. 161-bis c.p.
  • Se il giudice di merito assolve indicando motivazioni incoerenti (es. formula "per non aver commesso il fatto" mentre la motivazione indica estinzione per prescrizione) la sentenza può essere annullata per difetto di motivazione o incongruenza della formula, con rinvio per nuovo esame.
  • In fase d'accertamento il pubblico ministero dovrebbe dedurre e provare in modo puntuale gli elementi sintomatici dell'occupazione permanente (incidenza sul godimento collettivo, ampliamento effettivo dell'area) e non basarsi unicamente su dati volumetrici.
  • In caso di dubbio sulla natura istantanea o permanente dell'illecito, l'istruttoria deve chiarire la data di inizio e completamento delle opere e l'effettiva incidenza sull'area demaniale per corretta determinazione della prescrizione e della qualificazione del reato.

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