Cassazione Penale, Sentenza n. 35413/2023 del 22/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p.: si contestava che la Corte di Cassazione, nella sentenza del 14/06/2022 che aveva rigettato il ricorso per cassazione proposto dalla difesa avverso la sentenza della Corte d'assise d'appello di Caltanissetta (che aveva riconosciuto la continuazione solo rispetto ad alcune sentenze), avesse erroneamente ritenuto che la difesa non avesse depositato le sentenze per le quali chiedeva il riconoscimento della continuazione. La difesa sosteneva che le sentenze erano state effettivamente depositate all'udienza del 19/03/2019 e che tale errore percettivo avrebbe inciso sulla decisione, determinando l'esito opposto o comunque il rinvio per nuovo esame.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha richiamato i criteri sull'errore di fatto ex art. 625-bis (deve trattarsi di errore percettivo, non di valutazione, e deve essere decisivo ai fini della pronuncia). Pur riconoscendo che le sentenze erano state allegate in primo grado, il Collegio ha ritenuto che l'eventuale svista non fosse decisiva perché la sentenza impugnata aveva motivato la mancata riconduzione in continuazione con riguardo alla carenza di argomentazioni che dimostrassero l'esistenza di un medesimo disegno criminoso; quindi, anche avendo rilevato l'effettivo deposito dei provvedimenti, la decisione non avrebbe potuto essere diversa. Conseguentemente il ricorso viene respinto e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende per responsabilità colposa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Il rimedio straordinario è ammesso solo per errori di fatto percettivi che abbiano effettivamente determinato la decisione; non è strumento per sindacare valutazioni giuridiche o di merito (errori di giudizio) e l'errore censurato deve essere decisivo.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000
Consente, anche alla luce di responsabili valutazioni di colpa del ricorrente, l'imposizione di una somma alla Cassa delle ammende determinata in via equitativa; la Corte ha applicato tale principio disponendo il versamento di euro 3.000,00.
Massime di principio
- Il rimedio di cui all'art. 625-bis c.p.p. tutela solo errori di percezione dei fatti negli atti del processo di legittimità e non può essere usato per rimettere in discussione valutazioni di merito o motivazioni della Corte (errori di giudizio).
- Perché il ricorso sia ammissibile è necessario che l'errore denunciato sia 'decisivo', ossia che senza quell'errore la pronuncia sarebbe stata diversa; se la determinazione non sarebbe cambiata, il ricorso è inammissibile.
- Chi chiede il riconoscimento della continuazione ha l'onere di allegare e argomentare specificamente gli elementi che dimostrino l'esistenza di un medesimo disegno criminoso; la mera produzione di sentenze senza specifica e convincente argomentazione può legittimamente essere ritenuta insufficiente.
- La mera omissione da parte del giudice del riconoscimento di documenti depositati non è automaticamente decisiva: occorre valutare se la mancata considerazione abbia effettivamente potuto influire sull'esito del giudizio.
- In caso di inammissibilità per colpa del ricorrente può essere disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e, in via equitativa, di una somma alla Cassa delle ammende.
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