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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24347/2024 del 20/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la doppia conforme assolutoria deducendo la mancata assunzione di una prova decisiva (l'escussione del teste di accusa Francesco Sorace, ammessa in primo grado ma mai eseguita nonostante due provvedimenti di accompagnamento coattivo) e il vizio di motivazione dei giudici di merito. Si contestava che non siano stati compiuti tutti gli sforzi necessari per acquisire la testimonianza decisiva, che era alla base degli arresti e delle misure cautelari nei confronti degli imputati. In via incidentale, il difensore di Iodice ha chiesto di dichiarare inammissibile o di rigettare il ricorso, sostenendo che, nella ipotesi di doppia conforme assolutoria, il pubblico ministero è limitato nelle ragioni di cassazione dall'art. 608, comma 1-bis, e che il teste si era volontariamente sottratto all'esame, rendendo legittima la mancata escussione ai sensi dell'art. 526, comma 1-bis, cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso del Procuratore generale inammissibile. Ha richiamato l'art. 608, comma 1-bis, c.p.p. (introdotto dalla legge n. 103/2017) secondo cui, in caso di doppia conforme assolutoria, il ricorso per cassazione può essere proposto solo per i motivi indicati nelle lettere a), b) e c) dell'art. 606 c.p.p., escludendo dunque la deduzione della mancata assunzione di una prova decisiva (lett. d) e il vizio di motivazione (lett. e). Poiché il ricorso verteva esattamente su motivi non consentiti in questa fattispecie, è stato dichiarato inammissibile e, di fatto, confermata l'assoluzione degli imputati.

Norme richiamate

  • art. 56 e art. 629 cod. pen.

    Riferimento ai reati sostanziali contestati (concorso di persone e rapina): gli imputati erano accusati ai sensi di tali norme ma sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990

    Norma del testo unico sulle sostanze stupefacenti contestata a uno degli imputati (capo B); in ordine a tale contestazione è intervenuta l'assoluzione.

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla richiesta di acquisizione della denuncia e delle sommarie informazioni del teste quando non è stato possibile escutterlo; nel caso di specie la richiesta non è stata accolta dal Tribunale.

  • art. 608, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Principale norma decisiva: impone il limite alle ragioni di cassazione proposte dal pubblico ministero in caso di doppia conforme assolutoria, consentendo solo i motivi di cui alle lettere a), b) e c) dell'art. 606 c.p.p., e quindi escludendo i motivi relativi alla mancata assunzione di prova decisiva e al vizio di motivazione.

  • art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lettere a), b), c), d), e)

    Elenca i motivi di cassazione; la sentenza precisa che, nella doppia conforme assolutoria, sono deducibili soltanto le lettere a), b) e c), mentre le lettere d) (mancata assunzione di prova decisiva) ed e) (vizio di motivazione) non sono ammesse dal ricorso del pubblico ministero.

  • art. 526, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Norma che impedisce di desumere la colpevolezza da dichiarazioni rese da persone che si sono volontariamente sottratte all'esame; è stata invocata dalla difesa per giustificare la mancata escussione del teste Sorace.

  • art. 111, comma 4, Cost.

    Principio costituzionale secondo cui la colpevolezza non può essere desunta da dichiarazioni di chi si è volontariamente sottratto all'interrogatorio: richiamato a supporto dell'applicazione dell'art. 526 c.p.p. e della legittimità della mancata utilizzazione delle dichiarazioni del teste sottrattosi all'esame.

Massime di principio

  • In caso di doppia conforme assolutoria (sentenza di primo grado confermata in appello), il Procuratore generale può proporre ricorso per cassazione soltanto per i motivi espressamente ammessi dall'art. 606, lettere a), b) e c.; non è possibile in quella sede dedurre la mancata assunzione di prova decisiva o il vizio di motivazione.
  • Se un teste si sottrae volontariamente all'escussione, le sue dichiarazioni extragiudiziali non possono essere utilizzate per fondare la colpevolezza (art. 526 c.p.p. e art. 111 Cost.); la mancata escussione può essere legittima anche se la deduzione dell'accusa si basava su quelle dichiarazioni.
  • La richiesta di acquisizione di denunce o sommarie informazioni in luogo dell'escussione del teste richiede un provvedimento motivato del giudice e può essere rifiutata; la decisione sul punto entra nel novero delle scelte di merito che, in presenza di doppia conforme assolutoria, non sono in generale sindacabili in cassazione dal P.M. per i motivi esclusi dall'art. 608 c.p.p.
  • Per preservare la possibilità di impugnazioni del pubblico ministero, è importante che in fase di merito (soprattutto in primo grado) si adottino con cura e documentazione tutti i provvedimenti esecutivi (accompagnamenti, ricerche del teste, tentativi di escussione), ma anche tali profili possono risultare inidonei a fondare la cassazione in caso di doppia conferma dell'assoluzione.
  • La difesa può efficacemente opporsi all'utilizzo di prove dichiarative di persone che si sono sottratte all'esame; questo principio può neutralizzare la rilevanza di dichiarazioni rese anteriormente e sostenere l'assoluzione quando il giudice ritiene che non siano state acquisite nel contraddittorio.

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