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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12364/2024 del 26/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza relativo all'individuazione del giudice funzionalmente competente a decidere sulle istanze dell'amministratore giudiziario (dott.ssa Maria Amato) concernenti la gestione, il rendiconto e la destinazione di beni precedentemente sequestrati e poi definitivamente confiscati in sede penale a carico di Giuseppe Burgio (condannato per bancarotta fraudolenta). Il G.I.P. di Agrigento sosteneva la propria competenza per le questioni gestorie e richiamava la disciplina generale delle misure cautelari; la Corte d'appello di Palermo riteneva invece che l'ANBSC fosse l'ente competente ex d.lgs. n.159/2011, mentre il Procuratore generale aveva chiesto che fosse la Corte di appello di Palermo a essere dichiarata competente.

La decisione

La Corte ha dichiarato il conflitto sussistente e, risolvendolo, ha attribuito la competenza alla Corte di appello di Palermo come giudice dell'esecuzione. La decisione si fonda sul principio che la confisca penale divenuta definitiva trasferisce i beni al patrimonio dello Stato e toglie la giurisdizione gestionale al giudice penale originario, ma lascia un "spazio residuale" al giudice dell'esecuzione per questioni inerenti all'interpretazione del giudicato, alla tutela di posizioni giuridiche soggettive (es. terzi creditori) e a provvedimenti urgenti volti alla conservazione dei beni. Nel caso specifico, la sentenza di appello che ha riformato il primo grado configura la Corte di appello di Palermo come giudice dell'esecuzione funzionalmente competente; l'amministratore giudiziario potrà pertanto rivolgersi a quella Corte per provvedimenti gestori o per la destinazione definitiva dei beni alle agenzie statali competenti.

Norme richiamate

  • art. 30, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la denuncia di conflitto di competenza; usata come titolo formale per la presentazione del conflitto da parte del Procuratore generale.

  • art. 28 e art. 32, cod. proc. pen.

    Art. 28 richiede intervento quando due giudici ricusano la cognizione dello stesso fatto (stallo); art. 32 attribuisce alla Corte di legittimità la funzione regolatrice per risolvere il conflitto.

  • art. 23, comma 8, dl. 28 ottobre 2020, n. 137

    Consentita la trasmissione in forma scritta della requisitoria del Pubblico ministero; la Corte ha preso in considerazione la requisitoria scritta del Procuratore generale.

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice Antimafia), art. 110, comma 2, lett. e)

    Prevede le competenze dell'ANBSC; la Corte ha ricordato che la competenza gestionale dell'Agenzia è tassativa e limitata ai casi espressamente previsti (delitti indicati dalla norma), con esclusione del caso di bancarotta fraudolenta in esame.

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 38, comma 3

    Prevede che con il provvedimento di confisca in appello l'amministrazione dei beni sia conferita all'Agenzia; la Corte ha valutato tale norme ma ha ritenuto che l'ambito di applicazione dell'ANBSC sia tassativo e non estendibile automaticamente a tutti i casi di confisca penale.

  • disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 104-bis (commi 1-bis e 1-quater)

    Regolano il richiamo al Codice Antimafia per l'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati; la Corte ha precisato che il rinvio va interpretato con riferimento alla procedura ma non estende automaticamente la competenza dell'ANBSC oltre i casi espressamente indicati (orientamento consolidato della giurisprudenza).

  • art. 665, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma che individua il giudice dell'esecuzione; applicata per determinare che, data la riforma in sede di appello, la Corte di appello di Palermo è il giudice dell'esecuzione competente.

  • artt. 279 e 590 cod. proc. pen. e 91 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamati come disciplina generale sulle misure cautelari e sulla competenza in fase di cognizione; la Corte ha osservato che questi principi valgono per la fase di cognizione ma non impediscono l'individuazione del giudice dell'esecuzione dopo la definitività della confisca.

Massime di principio

  • La definitività della confisca penale trasferisce i beni nel patrimonio dello Stato e limita la giurisdizione gestionale al giudice penale che aveva curato l'amministrazione durante il processo: la competenza gestionale passa a soggetti pubblici indicati dalla legge (ANBSC o Agenzia del Demanio) quando la normativa li prevede espressamente.
  • La competenza fra giudice penale e giudice di prevenzione va distinta tra fase di cognizione (in cui possono applicarsi principi diversi, ad es. la competenza del giudice che procede per istanze connesse a sequestri disposti prima di alcune riforme) e fase di esecuzione (in cui prevale il giudice dell'esecuzione individuato ex art. 665 c.p.p.).
  • Il rinvio alle norme del Codice Antimafia per l'amministrazione dei beni (art. 104-bis disp. att.) deve essere interpretato limitatamente agli aspetti procedurali; non si estende automaticamente la competenza gestionale dell'ANBSC a tutti i casi di confisca penale, ma solo a quelli espressamente individuati dalla normativa (elenco tassativo di reati).
  • Quando la sentenza di appello è di riforma sostanziale, il giudice dell'esecuzione è la Corte d'appello che ha emesso la decisione; quindi l'amministratore giudiziario e i terzi debbono rivolgersi a quella Corte per provvedimenti urgenti o per la destinazione definitiva dei beni.
  • Resta uno "spazio residuale" per il giudice dell'esecuzione a tutela delle posizioni soggettive (es. terzi creditori) e per misure conservative urgenti anche dopo la trasferimento patrimoniale alla Stato; tali questioni possono giustificare interventi giudiziali anche quando la gestione ordinaria sia demandata ad agenzie pubbliche.

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