Ordinanza n. 5213/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Abruzzo n. 178/2024, relativa all'impugnazione dell'ordinanza comunale di demolizione del 15 maggio 2023
Esito
La controversia
La società ha impugnato in appello la sentenza del TAR Abruzzo che aveva deciso sul ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione n. 1 del 15 maggio 2023. L'ordinanza aveva rilevato difformità tra lo stato attuale dell'edificio e lo stato autorizzato e aveva ordinato la demolizione delle opere abusivamente realizzate. L'appellante ha contestato sotto diversi profili l'esercizio del potere repressivo edilizio. Il Consiglio di Stato ha rilevato, in particolare, che l'ordinanza richiamava l'art. 35 d.P.R. 380/2001, disposizione relativa agli interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici, ipotesi che non sembrava ricorrere nel caso concreto. La corretta qualificazione delle difformità rispetto al permesso di costruire n. 20 del 2004 risultava quindi rilevante, dovendosi verificare se ricorressero i presupposti della totale difformità o della variazione essenziale.
La decisione
Il Consiglio di Stato non ha definito l'appello nel merito e ha disposto un'istruttoria. Ha ordinato al Comune di trasmettere entro il 30 settembre 2026 una relazione dettagliata sulle disposizioni normative poste a fondamento dell'ordinanza di demolizione in relazione alle difformità rilevate, sulle ragioni dell'eventuale totale difformità rispetto al permesso di costruire n. 20 del 2004 e sulle ragioni dell'eventuale variazione essenziale, anche alla luce dei parametri stabiliti dalla normativa regionale pertinente. Le parti costituite potranno depositare deduzioni e osservazioni entro i quindici giorni successivi alla trasmissione della relazione. La trattazione è stata rinviata all'udienza straordinaria di smaltimento del 2 dicembre 2026. Non è stata adottata alcuna decisione definitiva sull'annullamento dell'ordinanza o sulla riforma della sentenza di primo grado.
Norme richiamate
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato quale base processuale per la trattazione dell'udienza di smaltimento.
art. 35 d.P.R. 380/2001
Interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici
La disposizione riguarda gli interventi abusivi su suoli pubblici; il Consiglio di Stato ha rilevato che tale ipotesi non sembrava sussistere nel caso esaminato, benché fosse stata richiamata nell'ordinanza di demolizione.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Individua il potere dell'ente territoriale competente di ingiungere la demolizione e/o il ripristino per interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali.
Massime di principio
- Quando un'ordinanza di demolizione rileva difformità tra lo stato dei luoghi e il titolo edilizio, l'amministrazione deve individuare la specifica disposizione normativa applicabile e correlare puntualmente la fattispecie concreta ai relativi presupposti.
- Il richiamo all'art. 35 d.P.R. 380/2001 è giustificato soltanto per interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici; ove tale presupposto non ricorra, l'ordinanza deve essere ricondotta a una diversa e pertinente base normativa.
- Ai fini dell'esercizio del potere repressivo previsto dall'art. 31 d.P.R. 380/2001, occorre accertare e motivare se l'intervento sia stato eseguito in assenza di permesso di costruire, in totale difformità dal titolo oppure con variazioni essenziali.
- La qualificazione dell'intervento come totale difformità o variazione essenziale richiede una motivazione specifica riferita al titolo edilizio concreto e, per la variazione essenziale, ai parametri stabiliti dalla normativa regionale applicabile.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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