Cassazione Civile, Ordinanza n. 12548/2026 del 04/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (società e ente locale)
La controversia
La lite nasce da un conflitto tra proprietari confinanti relativo a opere realizzate lungo il confine: un terrapieno, un muro di cinta danneggiato, un fabbricato adibito ad autorimessa/ripostiglio, un parcheggio pertinenziale, un deposito materiali/pensilina e la presenza di un canale/corso d’acqua denominato Vaso Serioletta Mazzola con area limitrofa intestata al Comune. Le società attrici chiedevano l’arretramento delle opere asseritamente costruite a distanza illegale e il risarcimento dei danni; il Comune veniva evocato anche come proprietario del terreno interessato e per omesso controllo. In appello la società ricorrente censurava: 1) l’applicazione della disciplina sulle distanze al terrapieno e l’omesso esame di elementi istruttori circa la sua effettiva realizzazione; 2) la qualificazione demaniale dell’area del canale e l’impossibilità di usucapione; 3) la condanna al pagamento di euro 60.000 per il muro di cinta, lamentando una valutazione errata delle cause del danneggiamento e un concorso colposo delle attrici; 4) la declaratoria di cessazione della materia del contendere sulla pensilina/deposito materiali, sostenendo di aver comunque conservato il diritto a ricostruire a distanza illegale; 5) l’inammissibilità della produzione tardiva di un rilievo fotogrammetrico del 1975, che secondo la ricorrente sarebbe stata utile a sopperire all’inerzia del consulente tecnico d’ufficio. Il Comune, con ricorso incidentale, contestava a sua volta la natura demaniale del canale e l’estensione nei suoi confronti dell’ordine di riduzione in pristino, oltre alle conseguenti statuizioni sulle spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso principale sia quello incidentale. Ha confermato, in sostanza, la decisione di merito nella parte in cui ha ritenuto applicabile la disciplina delle distanze al terrapieno qualificato come costruzione, ha reputato infondate le doglianze sulla natura demaniale del canale e sull’usucapione della striscia di terreno, ha ritenuto non scrutinabile la censura sulla pensilina per difetto di attuale interesse, e ha giudicato inammissibile la doglianza sulla produzione tardiva del rilievo fotogrammetrico perché non decisivo. Ha inoltre ribadito che l’azione reale per il rispetto delle distanze va proposta contro l’attuale proprietario dell’opera illegittima, sicché le questioni sulla materiale realizzazione non escludono la legittimazione passiva del proprietario attuale. Le spese di legittimità sono state compensate tra ricorrente principale e ricorrente incidentale, mentre entrambe sono state condannate in solido a rifondere le spese in favore delle società controricorrenti.
Norme richiamate
art. 873 c.c.
Le opere che producono o accentuano un dislivello creato dall'uomo, come terrapieni e relativi muri di contenimento, sono trattate come costruzioni ai fini della disciplina delle distanze; diverso è il muro di contenimento meramente funzionale a evitare smottamenti naturali.
art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.
Il vizio è configurabile solo per omesso esame di un fatto storico decisivo, non per il mancato esame di singoli elementi istruttori o di argomentazioni difensive; il ricorrente deve indicare fatto, dato, discussione e decisività.
artt. 822 ss. c.c.
Il regime demaniale si applica alle acque pubbliche e alle infrastrutture idriche pubbliche nei limiti di legge; la verifica della natura demaniale del bene resta un accertamento di fatto del giudice di merito, sindacabile solo nei limiti del vizio di legittimità.
art. 947 c.c.
In materia di demanio idrico è esclusa la sdemanializzazione tacita; la perdita della natura demaniale richiede un provvedimento espresso.
L. 5 gennaio 1994, n. 37
La modifica normativa richiamata è letta nel senso di escludere forme implicite di sdemanializzazione dei beni del demanio idrico.
d.lgs. n. 152/2006, art. 143, comma 1
Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche pubbliche rientrano nel demanio nei limiti indicati dalla norma.
d.lgs. n. 152/2006, art. 144, comma 1
Le acque superficiali e sotterranee appartengono al demanio dello Stato.
art. 1158 c.c.
Il possesso di un bene demaniale è inidoneo a fondare usucapione, mancando l'animus rem sibi habendi in presenza di un rapporto concessorio o comunque incompatibile con l'acquisto a titolo originario.
art. 2932 c.c.
La domanda di esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre presuppone la possibilità di trasferire un bene nella titolarità della controparte; non rileva per fondare un acquisto per mero decorso del tempo.
art. 112 c.p.c.
Non vi è ultrapetizione quando la decisione si mantiene entro il perimetro delle domande e delle questioni effettivamente devolute al giudice di merito.
art. 1227 c.c.
La deduzione di un concorso colposo del danneggiato rileva solo se incide sulla ricostruzione della fattispecie concreta e della causalità del danno, profilo non rivalutabile in cassazione senza specifico vizio di legittimità.
art. 2043 c.c.
Il risarcimento per equivalente può sostituire la condanna in forma specifica quando la domanda originaria o l'esito processuale lo impongano nei limiti del petitum e della causa petendi.
art. 2055 c.c.
La doglianza sul concorso di più autori del danno non può trasformarsi in una richiesta di riesame del fatto, se la decisione di merito ha già accertato la responsabilità dell'obbligato convenuto.
art. 1074 c.c.
La cessazione di una servitù non comporta automaticamente interesse attuale a contestare una questione sulla conservazione del diritto di ricostruire, se il manufatto è stato demolito e la ricostruzione è solo ipotetica.
art. 345 c.p.c.
La produzione tardiva di documenti in appello può essere dichiarata inammissibile; in cassazione occorre comunque dimostrare che il documento fosse decisivo e che la sua ammissione avrebbe mutato l'esito.
art. 100 c.p.c.
L'interesse ad agire deve essere attuale e concreto; manca quando la questione sia meramente ipotetica o accademica e non sia più idonea a produrre un'utilità pratica nel processo.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002
In caso di rigetto dell'impugnazione sussiste l'obbligo dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. non consente di sollecitare una nuova valutazione del materiale istruttorio: è necessario indicare un fatto storico decisivo, non un insieme di prove o deduzioni.
- Ai fini dell'art. 873 c.c., i terrapieni e i muri di contenimento che li producono o li accentuano, quando derivano da opere dell'uomo, possono integrare "costruzioni" soggette alla disciplina delle distanze.
- In materia di demanio idrico, la sdemanializzazione tacita è esclusa; senza un provvedimento espresso, il bene conserva la natura demaniale e non è suscettibile di usucapione da parte del privato.
- L'accertamento della natura demaniale o privata di un bene e della sua concreta destinazione è questione di fatto riservata al giudice di merito e non è rivalutabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua.
- L'azione reale per il rispetto delle distanze legali va proposta nei confronti dell'attuale proprietario dell'opera illegittima, indipendentemente da chi l'abbia materialmente realizzata.
- L'interesse ad impugnare o a coltivare una questione deve essere attuale e concreto; è inammissibile la censura che miri a una soluzione solo ipotetica o futura di un problema ormai privo di utilità pratica.
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