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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10942/2025 del 19/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore ha impugnato la sentenza d'appello per violazione dell'art. 99 c.p. e per manifesta illogicità della motivazione relativa al riconoscimento della recidiva reiterata e specifica. Si è censurato che la Corte di appello avrebbe basato il riconoscimento della recidiva su precedenti intervenuti dopo la commissione del fatto (e quindi non utilizzabili) e non avrebbe adeguatamente motivato la maggiore pericolosità dell'imputato né la rilevanza della distanza temporale tra i reati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha precisato che la motivazione viziata può essere emendata ai sensi dell'art. 619 c.p.p. senza annullamento. Ha rilevato che, esaminando il certificato del casellario, risultavano irrevocabili, anteriormente al fatto contestato (12/06-01/09/2020), condanne per violazione delle leggi doganali (commesso 03/08/2013, irrevocabile 13/04/2015), per rapina aggravata (commesso 16/11/2009, irrevocabile 17/07/2017) e per riciclaggio (commesso 24/10/2016, irrevocabile 06/02/2019). Uno degli errori della Corte di appello (citazione di una condanna per evasione successiva) è stato corretto. In considerazione dell'omogeneità dei reati contro il patrimonio, della qualità offensiva e della non occasionalità delle ricadute, la recidiva reiterata e specifica è stata ritenuta legittima e la sentenza di condanna d'appello è stata confermata (pena rideterminata in 3 anni e 4 mesi di reclusione e multa di euro 2.600,00). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen.

    La Corte richiede una valutazione concreta e individualizzata della recidiva (natura dei reati, omogeneità, distanza temporale, occasionalità, grado di pericolosità). Per la recidiva reiterata è necessario che le pregresse condanne siano irrevocabili al momento della commissione del nuovo reato.

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione di correggere la motivazione della sentenza impugnata senza procedere all'annullamento quando il vizio è emendabile.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente quando il ricorso è rigettato.

  • art. 628 cod. pen. (estorsione) e relativo aggravamento

    Norma del reato per cui l'imputato è stato condannato; la sentenza d'appello ha qualificato il fatto come tentata estorsione con aggravanti richiamate.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamato come aggravante (contesto associativo di tipo mafioso) nella motivazione della condanna d'appello.

  • art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)

    Costituisce uno dei precedenti specifici, dichiarati irrevocabili anteriormente al fatto contestato, utili a fondare la recidiva reiterata e specifica.

Massime di principio

  • Per applicare la recidiva reiterata/specifica le condanne pregresse devono essere irrevocabili al momento della commissione del nuovo reato; condanne sopravvenute non possono essere utilizzate.
  • Il giudice deve motivare in concreto la recidiva valutando natura dei reati, omogeneità, distanza temporale, occasionalità della ricaduta e grado di pericolosità dell'autore, non limitandosi al mero riscontro formale dei precedenti.
  • Errori di fatto o di citazione di precedenti da parte del giudice d'appello possono essere emendati dalla Corte di Cassazione quando la correzione non inciderebbe sul giudizio sostanziale (art. 619 c.p.p.).
  • La distanza temporale tra reati non esclude automaticamente la recidiva se emerge un pattern omogeneo e non occasionale di commissione di reati simili che dimostri maggiore pericolosità.
  • In contestazioni di recidiva il difensore deve documentare tempestivamente quali precedenti risultavano non irrevocabili o non pertinenti per escluderne l'utilizzo ai fini del maggiorativo.

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