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Sentenza

Sentenza n. 16285/2026 - Roma, Sezione 3T

Giustizia amministrativa202602341

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. III terSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: inadempimento del Ministero all’esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 11282/2024, che aveva riconosciuto il diritto all’accredito di 500 euro sulla Carta elettronica del docente per l’anno scolastico 2023/2024

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (docente)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha proposto ricorso per l’ottemperanza della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 11282/2024, pubblicata il 10 novembre 2024, notificata e passata in giudicato. Il titolo aveva riconosciuto il diritto della docente a ricevere, per l’anno scolastico 2023/2024, l’accredito di 500 euro sulla Carta elettronica del docente e aveva condannato il Ministero all’immediata attivazione della carta con la relativa provvista. La ricorrente ha dedotto il mancato adempimento del Ministero e ha chiesto l’esecuzione del giudicato, oltre alla condanna al pagamento di penalità di mora. Il Ministero si è costituito senza fornire chiarimenti o indicazioni sull’esecuzione.

La decisione

Il ricorso per ottemperanza è accolto: il TAR ordina al Ministero di dare esecuzione al giudicato entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Rileva che, a fronte dell’allegato inadempimento, il Ministero non ha fornito elementi sulla corretta esecuzione e che il diritto riconosciuto dal titolo, i cui presupposti non sono sindacabili in sede di ottemperanza, deve essere soddisfatto. Per il caso di ulteriore inadempimento, nomina Commissario ad acta il Direttore generale competente, con facoltà di delega e senza compenso; l’intervento è attivabile su richiesta della ricorrente e il Commissario dovrà provvedere entro 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato al Ministero. Respinge invece la domanda di penalità di mora, ritenendo che la nomina del Commissario costituisca ragione esimente rispetto all’applicazione dell’astreinte. Condanna il Ministero alle spese, liquidate in 400 euro oltre accessori di legge, con distrazione in favore del difensore antistatario.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Stante la potestà discrezionale esercitabile nel giudizio di ottemperanza nel valutare la sussistenza di ragioni ostative indicate dall’art. 114, co. 4, lett. e, c.p.a. alla condanna al pagamento delle c.d. astreintes (Cons. Stato, Ad. Plen., 15/2014), deve tenersi in considerazione, quale ragione esimente, l’odierna nomina del Commissario per il caso di persistente inadempimento al decorso del termine di sessanta giorni.

    Nel giudizio di ottemperanza la condanna alle penalità di mora è discrezionale e può essere esclusa quando, come nel caso deciso, la nomina di un Commissario ad acta costituisca una ragione esimente.

Massime di principio

  • In sede di ottemperanza, i presupposti del diritto già riconosciuto dal giudicato non possono essere rimessi in discussione: il giudice deve assicurare l’attribuzione della prestazione stabilita dal titolo.
  • Quando l’amministrazione, a fronte della deduzione di mancata esecuzione del giudicato, non fornisce chiarimenti o elementi sull’avvenuto adempimento, il giudice può ordinare l’esecuzione entro un termine e nominare un Commissario ad acta per il caso di ulteriore inadempimento.
  • La nomina di un Commissario ad acta per assicurare l’esecuzione del giudicato può costituire ragione esimente, valutata discrezionalmente ai sensi dell’art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a., rispetto alla condanna al pagamento di penalità di mora.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaPersonale scolastico
RamiProcesso amministrativoPubblico impiego e concorsi
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaOnere della prova e principio dispositivo

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