Cassazione Penale, Sentenza n. 25662/2025 del 11/07/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Pecoraro aveva chiesto il riconoscimento della continuazione tra più sentenze che hanno giudicato truffe commesse ai danni di anziani tra il 2015 e il 2020. La Corte di appello di Firenze aveva respinto la richiesta ritenendo insussistente un medesimo disegno criminoso per la distanza temporale e geografica delle condotte e per la loro estemporaneità. Il ricorrente ha osservato che esisteva una sentenza definitiva della Corte d'appello di Napoli (28/02/2022, divenuta definitiva il 14/07/2022) che lo aveva condannato per associazione a delinquere finalizzata a commettere truffe, con ruolo apicale, e che tale accertamento avrebbe dovuto costituire l'elemento unificante mostrando che le truffe erano reati-fine di un programma criminoso iniziato nel 2015.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza della Corte di appello di Firenze e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla stessa Corte di appello, quale giudice dell'esecuzione. La Cassazione ha censurato la motivazione come incompleta e illogica perché non ha verificato il contenuto della sentenza napoletana (e la sua possibile funzione di elemento unificante), ha valutato erroneamente l'arco temporale considerando irrilevante che le truffe siano state in realtà commesse in un periodo ristretto (30/09/2015 - 15/01/2016) e non ha considerato che la contestazione di reato permanente con data aperta può estendere formalmente la durata senza escludere una effettiva consumazione più breve. Inoltre ha richiamato la necessità di motivare diversamente rispetto al giudice di primo grado che aveva già riconosciuto la continuazione tra due episodi.
Norme richiamate
Associazione a delinquere (delitto associativo)
La sentenza valorizza la condanna definitiva per associazione a delinquere come possibile elemento unificante capace di dimostrare che le singole truffe siano reati-fine di un programma criminoso, e pertanto idonea a influenzare la valutazione sulla sussistenza della continuazione
Istituto della continuazione tra reati
La Corte richiama i criteri di applicazione della continuazione (identità di disegno criminoso, identità o analogia del modus operandi, scopo di lucro, vicinanza temporale o altri indici sintomatici) e afferma che il giudice deve verificare compiutamente se esistono elementi che dimostrino l'unicità progettuale delle condotte
Nozione di reato permanente e contestazione 'aperta'
La Corte evidenzia che la contestazione aperta del reato permanente (come l'associazione contestata con condotta permanente) può formalmente estendere il periodo contestato, ma non implica necessariamente che tutti i reati-fine siano distribuiti sull'intero arco temporale; occorre valutare la reale durata e la effettiva temporalità delle singole condotte
Massime di principio
- Una condanna definitiva per associazione a delinquere può costituire elemento unificante che rende più probabile il riconoscimento della continuazione tra reati-fine riconducibili al medesimo programma criminoso
- Il giudice che nega la continuazione deve motivare esaminando il contenuto di sentenze pregresse che possano essere rilevanti: non è sufficiente menzionarle, va valutato se accertano la stessa fattispecie o il medesimo progetto criminoso
- La distanza temporale e geografica non è di per sé decisiva: rilevano la natura dei reati, la loro concentrazione temporale effettiva, il modus operandi, l'identità degli autori e altri indici sintomatici dell'unicità del disegno criminoso
- La qualificazione di reato come permanente con contestazione aperta richiede cautela nell'apprezzamento del periodo di consumazione effettiva; il giudice deve distinguere tra estensione formale della contestazione e concreta ripetizione di condotte criminali
- Se il giudice di primo grado ha riconosciuto la continuazione per alcuni episodi analoghi, il giudice di appello che adotti valutazioni divergenti deve fornire motivazione più approfondita e specifica per spiegare la diversa conclusione
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