Cassazione Penale, Sentenza n. 16180/2026 del 05/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Cassazione ha dichiarato che il decesso della condannata Serafina Dibenedetto (25/08/2025) estingue la pena ai sensi dell'art. 171 c.p., facendo venir meno l'interesse a definire l'incidente di esecuzione. Di conseguenza ha dichiarato non luogo a provvedere sul conflitto per morte della condannata e ha disposto la restituzione degli atti alla Corte di appello di Bari per quanto di sua competenza.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto negativo di competenza sollevato nel procedimento di esecuzione avviato dal pubblico ministero per ottenere la determinazione della pena per singolo reato ai fini della conversione di una pena pecuniaria non eseguita a seguito della condanna definitiva inflitta con sentenza del Tribunale di Trani del 31 ottobre 2011. Il Tribunale di Trani aveva dichiarato la propria incompetenza ritenendo competente la Corte di appello ai sensi dell'art. 665 c.p.p.; la Corte di appello di Bari, invece, ha sollevato il conflitto sostenendo la competenza del Tribunale ritenendo che la concessione del beneficio della non menzione non avesse modificato sostanzialmente la decisione di primo grado.
Norme richiamate
art. 665 cod. proc. pen.
Richiamato come criterio invocato dal Tribunale di Trani per individuare la Corte di appello quale giudice competente a decidere sull'incidente di esecuzione relativo alla determinazione della pena e alla conversione della pena pecuniaria.
art. 171 cod. pen.
Interpretato nel senso che il decesso del condannato estingue la pena, determinando la perdita dell'interesse processuale a proseguire o a definire incidenti di esecuzione relativi alla pena stessa.
Massime di principio
- La morte del condannato estingue la pena ai sensi dell'art. 171 c.p. e rende in genere inutili o inammissibili gli incidenti di esecuzione diretti a modificare o applicare la pena personale.
- Quando sopravviene la morte la giurisdizione sul conflitto di competenza diventa spesso priva di interesse e il giudice di legittimità può dichiarare non luogo a provvedere, con restituzione degli atti al giudice rimasto competente per eventuali aspetti residui.
- Se la controversia riguarda diritti o obbligazioni che sopravvivono alla morte del condannato (es. pretese risarcitorie civili), tali questioni potrebbero richiedere un diverso trattamento e non essere automaticamente estinte dalla morte; va valutato caso per caso.
- In presenza di un beneficio (ad es. non menzione) concesso in sede di impugnazione, la competenza per i procedimenti esecutivi va determinata in base alla natura dell'intervento e alla disciplina processuale (art. 665 c.p.p. e norme correlate); tuttavia l'evento sopravvenuto che estingue la pena rende superfluo il vaglio della competenza.
- Le parti o il pubblico ministero dovrebbero tempestivamente segnalare al giudice eventuali cause di estinzione della pena (compresa la morte) per evitare atti inutili e per consentire la rapida chiusura dei procedimenti esecutivi.
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