Cassazione Penale, Sentenza n. 16150/2026 del 05/05/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che li ha confermati condannati per furto aggravato in concorso, deducendo errata applicazione della legge penale e motivazione contraddittoria e manifestamente illogica con riguardo al valore attribuito alla confessione stragiudiziale. Sostengono che le confessioni non sarebbero spontane e genuine ma estorte mediante minacce esercitate dal direttore dello stabilimento, come attesterebbe la deposizione della sorella del diretto interessato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i ricorrenti si limitino a chiedere una rivalutazione del merito probatorio senza confrontarsi con la motivazione completa e coerente della Corte d'appello, che ha adeguatamente motivato la valutazione delle prove (confessioni stragiudiziali, deposizioni di tre testimoni e immagini di videosorveglianza). La Cassazione ha confermato che la confessione stragiudiziale può essere valutata come elemento di prova se considerata spontanea e corroborata da altri elementi; la Corte d'appello ha escluso l'esistenza di minacce e ha trovato congruenza tra confessioni e altri riscontri probatori. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Usato per giustificare la presentazione di un unico motivo comune da parte di più ricorrenti (motivazione unica per più appellanti).
Cass. Sez. 2, n. 7667 del 29/01/2015 (Cammarota)
Principio che limita il sindacato di legittimità sulla valutazione della prova ai casi di palesi contraddizioni o di mere congetture non fondate.
Cass. Sez. 4, n. 10153 dell'11/02/2020 (C.)
Conferma che la motivazione dei giudici di merito è sindacabile in Cassazione solo se irragionevole o fondata su congetture non verificabili o su regole generali prive di plausibilità minima.
Cass. Sez. 2, n. 38149 del 18/06/2015 (Russo)
Affermato che la confessione stragiudiziale può costituire fonte del convincimento del giudice se valutata in relazione al contesto fattuale e confrontata con altri elementi di giudizio.
Cass. Sez. 1, n. 17240 del 02/02/2011 (Consolo)
Ulteriore principio secondo cui le dichiarazioni confessorie vanno valutate secondo le regole della prova dichiarativa e del loro grado di spontaneità e attendibilità.
Massime di principio
- In Cassazione non è ammessa la semplice richiesta di rivalutazione della credibilità delle prove: il ricorrente deve individuare vizi di legittimità nella motivazione (contraddizioni, illogicità o uso di mere congetture).
- La confessione stragiudiziale non è prova assoluta ma è valutabile se spontanea, genuina e corroborata da altri elementi (testimonianze, immagini, riscontri oggettivi).
- Per contestare l'uso probatorio di una confessione occorre dimostrare in modo specifico e provato la coercizione o la minaccia; riferimenti generici o non corroborati alle deposizioni sono probabilmente insufficienti.
- La valutazione dei fatti e delle prove è riservata ai giudici di merito; la Corte di legittimità interviene solo se la motivazione di merito è manifestamente illogica o contraddittoria.
- Se la decisione di merito mostra percorso motivazionale completo e coerente che incrocia confessioni, testimonianze e riscontri strumentali (es. videosorveglianza), è molto difficile ottenere l'annullamento in sede di legittimità.
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