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Cassazione Civile, Ordinanza n. 03342/2026 del 14/02/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

Una società proprietaria di alcuni terreni ricompresi in un agglomerato industriale, oggetto di preassegnazione ad altra società per la realizzazione di un capannone logistico, ha proposto opposizione all'indennità di esproprio davanti alla Corte d'appello, dopo l'avvio del procedimento ablatorio, l'occupazione d'urgenza e la quantificazione provvisoria dell'indennità. La Corte d'appello ha accolto l'opposizione e determinato una indennità complessiva superiore a quella stimata dall'amministrazione, anche sulla base di CTU. Il consorzio espropriante ha quindi proposto ricorso per cassazione con due motivi: (1) violazione dell'art. 54 d.P.R. 327/2001, deducendo l'improcedibilità dell'opposizione perché proposta prima dell'adozione del decreto di esproprio e prima della determinazione definitiva dell'indennità, oltre alla tardività della produzione del decreto nel giudizio di merito; (2) omesso esame di un fatto decisivo e nullità dell'ordinanza per asserita nullità della CTU, perché il consulente non avrebbe risposto alle osservazioni critiche del consorzio sulla bozza di elaborato peritale.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo nella parte relativa alla necessità del decreto di esproprio, ribadendo che tale decreto costituisce condizione dell'azione per la determinazione dell'indennità definitiva e può intervenire anche nel corso del giudizio purché prima della decisione; ha invece dichiarato inammissibile la censura sulla pretesa tardività della produzione documentale perché non calibrata sul rito sommario speciale applicabile alla controversia. Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto inammissibile la doglianza sotto l'apparente profilo del n. 5 dell'art. 360 c.p.c., perché non denunciava l'omesso esame di un fatto storico ma una critica alla motivazione e alla CTU, e comunque infondata perché risultava che il consulente aveva risposto alle osservazioni e la Corte territoriale le aveva esaminate. È stata quindi confermata la decisione di merito, con condanna del ricorrente alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 702-bis c.p.c.

    indica l'introduzione del giudizio in rito sommario di cognizione.

  • art. 54 d.P.R. n. 327 del 2001

    richiamato come base della disciplina dell'opposizione all'indennità di esproprio; la Corte ribadisce che la statuizione sull'indennità definitiva presuppone il decreto di esproprio.

  • art. 21 d.lgs. n. 327 del 2001

    invocato dal ricorrente per sostenere che l'indennità provvisoria sarebbe rideterminabile solo in sede amministrativa, ma la Corte non accoglie tale lettura.

  • art. 26 del d.P.R. n. 327 del 2001

    richiamato in fatto per il deposito delle somme presso la Cassa Depositi e Prestiti.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    utilizzato per il primo motivo, respinto quanto alla critica di diritto sull'improcedibilità.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    richiamato nel secondo motivo per la dedotta nullità dell'ordinanza/CTU; la Corte non ravvisa il vizio.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    la Corte ribadisce che il vizio riguarda l'omesso esame di un fatto storico decisivo, non la critica alla motivazione o alla valutazione delle prove.

  • art. 366, comma 1, n. 4, c.p.c.

    utilizzato per dichiarare inammissibile la censura sulla tardività della produzione del decreto, per difetto di specifica correlazione al rito applicabile.

  • art. 702-ter c.p.c.

    richiamato per evidenziare che, nel rito sommario, il giudice dispone degli atti di istruzione ritenuti opportuni.

  • art. 161 c.p.c.

    richiamato nel secondo motivo in combinazione con il vizio dedotto della CTU/ordinanza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    applicato per dare atto dell'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Nel giudizio di opposizione alla stima dell'indennità di esproprio, il decreto di espropriazione costituisce condizione dell'azione: il giudice non può pervenire a una determinazione definitiva dell'indennità senza che il provvedimento ablatorio sia intervenuto, ma la sua sopravvenienza nel corso del processo è sufficiente se avviene prima della decisione.
  • Quando la controversia è soggetta al rito sommario speciale, le censure sulla tempistica della produzione documentale devono essere formulate tenendo conto della disciplina processuale specifica; la critica costruita sul modello del rito ordinario è inammissibile se non confrontata con le regole del procedimento effettivamente applicabile.
  • Il vizio ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. riguarda l'omesso esame di un fatto storico decisivo oggetto di discussione tra le parti, non la contestazione della motivazione, della valutazione della consulenza tecnica o della sufficienza della risposta alle osservazioni delle parti.
  • La nullità della consulenza tecnica d'ufficio per mancata considerazione delle osservazioni di parte non è configurabile quando risulti che il consulente abbia in realtà risposto alle contestazioni e che il giudice di merito abbia espressamente preso posizione sulle stesse; in cassazione non è consentito chiedere una nuova valutazione del materiale istruttorio.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataCompetenzaProveImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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