Cassazione Civile, Sentenza n. 32980/2024 del 17/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Controversia relativa al diniego di rimborso di euro 39.468,00 corrispondente al valore delle royalties che la società aveva volontariamente incluso nel valore doganale delle merci importate per gli anni 2013 e 2014. Perletti sosteneva che le royalties non dovessero concorrere alla formazione del valore doganale (richiamando contratti di licenza e precedenti decisioni favorevoli, tra cui la Cass. n. 10687/2020) e chiedeva il rimborso; l'Amministrazione doganale aveva negato il rimborso ritenendo che il versamento fosse stato spontaneo e che l'istanza di rimborso non fosse ammessa fuori dai casi previsti dal TULD, mentre la CTR aveva rigettato l'appello confermando il diniego.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Perletti s.p.a. confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha ritenuto infondati o inammissibili vari motivi di cassazione: ha escluso l'applicabilità del giudicato esterno alle bollette doganali relative a operazioni diverse dalle precedenti sentenze richiamate (diverso petitum/oggetto), ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito circa l'onere probatorio gravante sulla ricorrente (che non ha dimostrato che le royalties non configurassero una condizione della vendita ai sensi della normativa UE), ha considerato adeguata la motivazione della sentenza impugnata, e ha dichiarato inammissibili alcuni profili per carenza di interesse. Perletti è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
d.P.R. n. 43 del 1973 (TULD), art. 91
Richiamato dai giudici di merito per la disciplina del rimborso in ambito doganale; la CTR ha ritenuto che l'istanza di rimborso non fosse ammessa se il versamento era stato effettuato "spontaneamente" fuori dai casi tassativi previsti, anche se la Corte di Cassazione non ha ritenuto decisiva la questione in punto di cassazione
d.P.R. n. 43 del 1973 (TULD), art. 93
Norma del TULD richiamata nel complesso del quadro normativo doganale; utilizzata nel contraddittorio normativo ma senza fornire un'applicazione diretta risolutiva nella decisione di cassazione
decreto legislativo n. 374 del 1990, art. 11
Norma che disciplina il procedimento di revisione su istanza di parte: il ricorrente sosteneva che consentisse un più ampio rimedio, ma la Corte ha ritenuto la questione non decisiva o inammissibile rispetto al mezzo di impugnazione proposto
Reg. UE n. 952/2013 (CDU), art. 117, par. 1
"si procede al rimborso o allo sgravio dell'importo del dazio all'importazione o all'esportazione qualora l'importo corrispondente all'obbligazione doganale inizialmente notificata superi l'importo dovuto o l'obbligazione doganale sia stata notificata al debitore non conformemente all'articolo 102, paragrafo 1, secondo comma, lettere c) o d)"
Richiamato come norma UE che consente il rimborso dell'eventuale maggior importo versato; la Corte ha però ritenuto che l'appellante non avesse fornito la prova sufficiente per applicare tale rimedio alle specifiche operazioni impugnate
Reg. UE n. 952/2013 (CDU), art. 173, par. 3
Norma UE che disciplina la modifica della dichiarazione su richiesta del dichiarante entro tre anni; citata dal ricorrente quale possibile strada di rettifica, ma non decisiva nella valutazione finale per mancata prova dei presupposti
art. 2909 cod. civ.
"l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa"
La Corte ha chiarito i limiti del giudicato sostanziale esterno: esso vincola solo se la causa anteriore e quella successiva hanno medesimi soggetti, petitum e causa petendi; nel caso concreto i provvedimenti precedenti non avevano identificità oggettiva sufficiente per precludere il riesame
art. 324 cod. proc. civ.
Riferimento alla formazione del giudicato formale; richiamato nel contraddittorio sull'efficacia del giudicato, ma la decisione si è concentrata sul giudicato esterno e sui suoi limiti
art. 295 cod. proc. civ.
Utilizzato in merito alla sospensione del giudizio in attesa della pronuncia della Cassazione su cause analoghe; la Corte ha richiamato tale sospensione e poi valutato l'incidenza del successivo giudicato
art. 113 cod. proc. civ.
Principio "iura novit curia" richiamato dal ricorrente per sostenere che il giudice avrebbe dovuto applicare d'ufficio norme europee; la Corte ha valutato la questione ma ha ritenuto non decisivi i profili dedotti
art. 360 cod. proc. civ.
Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha esaminato i diversi numeri dell'art. 360 (n. 3, 4, 5, ecc.) per valutare le censure proposte dal ricorrente e ne ha dichiarate alcune inammissibili o infondate
art. 2697 cod. civ.
Principio relativo all'onere della prova: la Corte ha confermato che incombeva sulla società la prova della insussistenza dei presupposti per la daziabilità delle royalties
decreto legislativo n. 546/1992, art. 7 comma 5-bis
Nuova disposizione sull'onere probatorio in materia tributaria; la Corte ha precisato che la norma ha natura sostanziale, non è retroattiva e non modifica la regola fondamentale secondo cui l'Amministrazione deve provare le violazioni contestate, fermo restando il ruolo centrale dell'istruttoria
Reg. UE n. 2193/1992 (CDC), art. 32
Richiamato dal ricorrente in connessione con la disciplina UE sulle royalties; la Corte ha ritenuto inammissibile la doglianza relativa all'omesso esame delle clausole contrattuali come fatto decisivo per cassazione
DAC, artt. 159 e 160
Norme e prassi comunitarie richiamate sulla daziabilità delle royalties; la Corte ha rilevato che i giudici di merito avevano correttamente valutato la documentazione e la prova fornita
Massime di principio
- Se il contribuente ha volontariamente dichiarato e pagato dazi su un valore doganale comprensivo di royalties, l'istanza di rimborso richiede la prova specifica che quelle royalties non costituiscano "condizione della vendita" secondo la normativa e la prassi UE: l'onere probatorio grava sul richiedente il rimborso.
- Il giudicato esterno vincola solo quando le due cause tra le stesse parti hanno identità di soggetto, petitum e causa petendi; la mera identità di contratti o di questioni giuridiche non è sempre sufficiente a impedire il riesame, specie se gli atti doganali concernono operazioni diverse.
- La normativa UE (es. art. 117 e art. 173 del Reg. 952/2013) prevede rimedi per rimborsi e modifiche di dichiarazione, ma la loro efficacia rispetto a singole operazioni doganali dipende dal rispetto dei presupposti e dalla prova fornita dal richiedente.
- Il diritto dell'Unione non impone in generale al giudice nazionale di superare norme processuali nazionali che attribuiscono autorità di cosa giudicata, salvo ipotesi eccezionali (es. aiuti di Stato o pratiche abusive che rendano impossibile l'effettività del diritto UE).
- In contenziosi doganali è fondamentale produrre e far valutare in giudizio i contratti e le clausole rilevanti (es. controllo del licenziante, nesso con la produzione) per dimostrare che le royalties non siano soggette a dazio; la mera produzione di pronunce su annualità diverse non sostituisce la prova specifica relativa alle singole operazioni impugnate.
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